Intervista
di Raffaele Mellace
L'altro suono, la stagione di musica antica dell'Unione Musicale, inaugura quest'anno nel segno del divismo canoro. A una delle più grandi voci della storia, la veneziana Faustina Bordoni, e alle arie scritte per lei da Haendel e Hasse, è infatti dedicato il concerto del 13 ottobre al Conservatorio. Protagonista il soprano spagnolo Maria Bayo, accompagnata da Alessandro De Marchi alla testa dell'Academia Montis Regalis.
Maestro De Marchi, ci spieghi com'è nato il progetto Bayo-Bordoni.
«Nel 2005 la Staatsoper di Dresda mi ha invitato a concertare la Cleofide di Johann Adolf Hasse, prima produzione barocca del teatro dalla riapertura nel dopoguerra. Un titolo che nel 1731 era valso al compositore e alla moglie, il mezzosoprano Faustina Bordoni, l'ingaggio alla Corte di Dresda, dove la coppia si trattenne per un trentennio. Come ben ricorderà, dato il successo dell'allestimento e l'entusiasmo dell'interprete principale, Maria Bayo, è nato questo programma che restituisce in modo compiuto la fisionomia artistica di Faustina».
Faustina costituisce sicuramente un oggetto d'indagine avvincente sia per una cantante sia per un direttore che vogliano cimentarsi col suo fantasma.
«La Bordoni rappresenta da sola un bel spaccato di storia della musica: in una carriera estesa dal 1716 al 1751 ha intercettato nei massimi centri operistici d'Europa (Venezia, Napoli, Vienna, Londra e Dresda) tutti i grandi compositori di due/tre generazioni. Il programma che proponiamo e porteremo in tournée in Spagna disegna l'evoluzione di questa carriera formidabile, concentrandosi sulle parti scritte per lei da Haendel a Londra, dove collaborò – e rivaleggiò talvolta furiosamente – col Senesino e la Cuzzoni, e sul frutto del lungo, fecondo sodalizio con Hasse, che nell'arco di oltre vent'anni scrisse per la moglie, già celeberrima all'epoca dell'incontro tra i due artisti, la parte principale d'una trentina tra opere e feste teatrali».
Il concerto si propone dunque l'ambizioso obiettivo di riportare in vita la vocalità di Faustina nelle corde d'una voce gemella. Quanto e cosa di Faustina corrisponde alla fisionomia vocale della Bayo?
«Maria Bayo ha disimpegnato egregiamente la parte assai impervia scritta da Hasse per Cleofide. Di Faustina condivide la tessitura, il virtuosismo d'agilità, la facilità nei salti più ardui, la perfezione tecnica nelle colorature, la propensione per arie di portamento di carattere espressivo ma raramente patetiche: caratteristiche che sia Haendel sia Hasse, pur di generazioni e orientamenti estetici diversi, e pur incontrando Faustina in fasi diverse della sua carriera, hanno rispettato accuratamente per far risplendere pienamente il talento della diva».
Nodo cruciale nel confronto coi divi del passato è naturalmente quella variazione ornamentale della linea del canto che rappresentava forse l'aspetto più affascinante per il pubblico dell'epoca.
«Quand'ero assistente di Jacobs (epoca in cui conobbi la Bayo) mi erano capitati tra le mani gli abbellimenti di Federico II di Prussia per l'aria di Cleofide Digli ch'io sono fedele. Jacobs li giudicò ineseguibili, concepiti in termini puramente strumentali, forse per il flauto. Ebbene, Maria Bayo, all'epoca altrettanto perplessa, esegue oggi tranquillamente quelle variazioni, come sarà possibile verificare in concerto: segno che la prassi esecutiva coeva può tornare in vita nella sua natura più autentica grazie a interpreti in grado di padroneggiarla, restituendone il fascino originario».