di Andrea Malvano
Difficile scovare il segreto di un'alchimia. Si può provare all'infinito, ma se non c'è l'intesa meglio lasciar perdere. Il mistero si compie quotidianamente, in tutti i settori della vita.
Ma in musica, dove gli elementi indecifrabili sono da sempre in maggioranza, la magia di un incontro artistico si fa ancora più impalpabile. Ne sanno qualcosa Inger Soedergren e Nathalie Stutzmann, due musiciste che quell'intesa l'hanno trovata.
Inger viene dalla Svezia, è una pianista che ama far scoprire, ancor prima che interpretare, la musica: prima di tutto il contatto con l'ascoltatore. Nathalie, invece, viene dalla Francia; la sua voce da contralto sembra nata apposta per il repertorio liederistico da camera.
L'incontro risale al 1994, con una fortunata incisione di Lieder di Schumann, subito insignito del Japan Record Academy Award. Fu in quel momento che scattò la scintilla, quella corrispondenza di intenti senza la quale la musica da camera non ha senso di esistere. Da allora sono saltate in macchina per un viaggio al fondo dell'arte, alla scoperta di quei segreti che si possono scoprire solo in due.
Prima Poulenc, poi Chausson e Brahms, infine Schubert, l'agente di viaggi del Romanticismo, il viandante perennemente alla ricerca di una meta irraggiungibile.
Strana la sorte, ma è proprio con Schubert che Inger e Nathalie hanno trovato la loro meta interpretativa. Le tappe della Winterreise e della Schöne Müllerin segnano per molti la fine di un viaggio: lì non si scherza, se l'intesa non c'è si cade a terra fragorosamente.
Ma tra queste due musiciste, che cambiano look con la stessa frequenza delle popstar, l'intesa interpretativa è sempre la stessa, da anni.
Niente last-minute da palcoscenico. Lo spettacolo è iniziato diciotto anni fa, con il loro primo incontro.