ottobre 2008

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Sir Neville Marriner
Seduttivo, ingegnoso, nobile, temerario

di Gianni Nuti

Sir Neville MarrinerTrent'anni fa, nei tempi in cui ci si avvicinava con rispettosa titubanza al sacro mondo della musica colta, si facevano scorpacciate di ascolti radiofonici sulla terza stazione Rai e sul quinto canale della filodiffusione. Allora si parlava poco, spesso ci si limitava ad annunciare gli interpreti e, una volta su tre, lo speaker citava: «Academy of St Martin-in-the-Fields diretta da sir Neville Marriner». L'ascolto di quelle letture - spesso, ma non solo, mozartiane - muoveva l'immaginazione dei radioascoltatori a figurarsi un direttore distinto e puntuale, insieme capace di ironia sottile, divertimento sagace. Quando lo si vide ritratto per la prima volta con la sua bacchetta sembrò il James Bond della musica: seduttivo e ingegnoso, temerario eppure ancorato a uno stile classico, nobile.

In effetti la sua prolificità discografica non è solo frutto di un ritmo di lavoro intenso, ma anche dell'intuizione precoce, fin dagli anni Cinquanta, che la tecnologia avrebbe democraticamente spalancato le porte di milioni di persone alla grande musica, che la persistenza nel tempo della sua idea dell'arte passava attraverso quel mediatore e solo il progresso avrebbe salvato la storia.
Oggi assistere a un concerto di sir Neville Marriner significa rivedere quasi un secolo di interpretazioni in una sintesi di gesti accorti, essenziali e profondi, dove allignano le ombre di Toscanini, Furtwängler o von Karajan, che l'allora violinista della London Symphony Orchestra aveva conosciuto, dove la scuola estetica inglese nitida e levigata, acquisita al Royal College of Music di Londra, si mescola armoniosamente con la sensibilità per il colore colta durante gli anni parigini.

Oggi nell'icona mitica del baronetto, insignito dell'Ordre des Arts et des Lettres dal ministro della cultura francese, si percorre una lunga ricerca d'interprete partita dalla musica antica e barocca letta su strumenti moderni senza pesi reverenziali, piuttosto con vivezza e luminosità, e proseguita su quasi tutti i capisaldi degli ultimi tre secoli di storia occidentale: da Mendelssohn a Britten, da Rossini a Stravinskij.

E poi è raccolta l'esperienza di scambio con tutte le più grandi compagini orchestrali del mondo e nel contempo con la sua creatura, l'Academy, coltivata pazientemente per cinquant'anni, fatta crescere in varietà e spessore, rimodellata alla bisogna - ridotta a sedici unità, dilatata fino a cento più il coro - senza che mai si perdesse la riconoscibilità della sua voce, senza che mai il pubblico avvertisse lo sfilacciarsi di quel senso di comunità che porta ciascuno a lavorare alacremente per il bene comune e, nel nome di un uomo strabordante di carisma, per unire più suoni in uno solo, sempre nuovo.
Chi andrà al concerto si troverà un pezzo di storia rinnovato, rigenerato: nessuna ragnatela, non sentirà odore di vecchiume ma vita, anzi, una serie innumerevole di vite esemplari.

Schubert secondo Britten e Reger:
un gioco di riverberi

La storia passata è una foresta di specchi nella quale i viventi ritrovano parti di loro sfumate o colorite di seppia. Quando un compositore riscrive la musica di un autore passato lo fa per riconoscere qualche tratto del suo stile e prima ancora della sua sensibilità al bello. Perciò Britten e Reger prendono in mano alcuni Lieder di Schubert e li traducono per orchestra.
Un ripensamento che da una parte separa e chiarisce le voci impastate del pianoforte, dall'altra mette in luce i canti occulti che l'autore viennese aveva lasciato in potenza, non in atto. Per esempio, con rispettosa antiretorica, Britten nel celebre Die Forelle affida a un disegno dei clarinetti l'evocazione di un movimento equoreo, mentre Reger ancora pienamente immerso in un'estetica romantica, nella ballata tragica Erlkönig enfatizza la cavalcata minacciosa del re, marca l'ambigua suadenza dei suoi versi e la crescente paura del fanciullo, rafforzando la trama degli archi con squilli di ottoni. Un gioco di riverberi che dimostra come le vicende dell'arte e dell'umanità siano refrattarie a ogni rigida collocazione lungo una monocroma linea del tempo. (g.n.)




giovedì 9 ottobre
ore 20.30 – turno rosso
venerdì 10 ottobre
ore 21 – turno blu
Auditorium Rai
Arturo Toscanini

Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

Collegium Vocale Gent

sir Neville Marriner
direttore
Iris Vermillion
Annely Peebo
Nathan Vale
Olaf Bär
Daniel Borowski

solisti
Christoph Siebert
maestro del coro

Beethoven
Meeresstille
und Glückliche Fahrt

op. 112

Schubert
Lieder per voce e orchestra

Mendelssohn
Die erste Walpurgisnacht
op. 60