ottobre 2008

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Intervista

Jeffrey Tate e la tradizione inglese
Elgar, Britten, Butterworth

di Nicola Pedone

Jeffrey TateJeffrey Tate è un direttore che ama pensare i programmi musicali per arcate ampie, che volano oltre i limiti della singola stagione. Cosa che, ovviamente, riesce bene quando con l'orchestra si è instaurato un rapporto fecondo e continuativo, come quello con la Sinfonica della Rai, di cui Tate è dal 2002 direttore onorario. Così, se la scorsa stagione si era conclusa sotto la sua bacchetta con il Concerto per violoncello di Elgar, ora è di nuovo Elgar che apre il primo dei quattro appuntamenti 2008-2009 di Tate, in una serata interamente dedicata alla musica inglese.

Maestro Tate, Elgar è da sempre considerato una gloria nazionale in patria, ma a che punto è la sua fortuna in Italia?
«In realtà, anche in Inghilterra si è avuta una rinascita, perché la generazione di Britten e Tippett lo aveva considerato un compositore un po' démodé. La Elgar-renaissance si deve, curiosamente, a due direttori non inglesi, Solti e Prévin. Quella di Elgar è musica che parla direttamente - e me ne accorgo dall'accettazione da parte di un pubblico giovane - e di grande qualità di scrittura - e me ne accorgo da come viene accolta dalle orchestre. Penso che a Elgar sia nuociuta, soprattutto all'estero, l'immagine di musicista "imperiale" tutto "pump and circumstance". Ma queste sono pagine di occasione, mentre dai lavori maggiori emerge il suo vero temperamento di uomo malinconico, molto brahmsiano. E Brahms, insieme a Wagner e Dvořák, è tra i suoi autori di riferimento; basta ascoltare, ad esempio, l'attacco dell'Introduzione e Allegro op. 47».

Benjamin HulettLa fama di Britten, invece, sembra ormai consolidata anche in Italia, dove le sue opere liriche compaiono con continuità nei nostri teatri. Per l'occasione lei ha scelto due lavori in cui la voce è centrale.
«Le Quatre chansons françaises furono scritte a quindici anni sotto l'influenza di Frank Bridge e, nonostante qualche errore di prosodia dovuto alla scarsa conoscenza del francese, indicano una personalità già originale. Originalità anche timbrica, con l'uso dell'arpa e del pianoforte in orchestra. I Folk Songs sono invece successivi, legati all'amicizia con Peter Pears e rivelano nei confronti del canto popolare tutto l'amore di Britten, che qui fa un passo indietro come compositore e si limita a pochi interventi nella linea melodica e nell'armonia».

Rispetto, per esempio, ai Folk Songs di Berio?
«Quello di Britten è un intervento meno "violento", ma comunque sufficiente per farci sentire il suo touch. Peraltro, ho accompagnato molte volte come pianista questi song, ma è la prima volta che lo faccio con l'orchestra e ne sono molto contento».

E veniamo a Butterworth, senz'altro l'autore meno noto dei tre. Anche qui c'è il riferimento a un testo, la raccolta di poesie di Alfred Housman intitolata appunto A Shropshire Lad...
«Housman era professore di latino e greco e il soggetto della raccolta è popolare e tragico insieme: è la storia di un giovane che muore in guerra, destino che per altro toccherà allo stesso Butterworth nella Prima Guerra Mondiale, a soli 31 anni. Anche quella di Butterworth è musica di grande qualità; il linguaggio è quello di fine Ottocento, ma molto attento anch'esso alla musica popolare inglese e, soprattutto, dotato di una freschezza che è già tutta novecentesca».

Torniamo a Elgar, che chiude il programma con uno dei suoi lavori più noti, le Enigma Variations. Elgar amava provocare dicendo che esiste un secondo tema nascosto. E ancora oggi c'è chi si affanna per scoprirlo...
«Già, se ne sentono tante: temi nascosti, riferimenti in codice a fatti privati... Ma io preferisco attenermi alla musica, che è quasi un concerto per orchestra, dove ogni variazione riguarda un particolare settore dell'orchestra e, spesso, contiene un riferimento a un compositore: la nona variazione, per esempio, Nimrod, è uno splendido omaggio a Beethoven».




giovedì 16 ottobre
ore 20.30 - turno rosso
venerdì 17 ottobre
ore 21 - turno blu
Auditorium Rai
Arturo Toscanini

Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

Jeffrey Tate
direttore
Benjamin Hulett
tenore

Elgar
Introduction and Allegro op. 47

Britten
Quatre chansons françaises
5 Folk Songs

Butterworth
A Shropshire Lad

Elgar
Enigma Variations op. 36