ottobre 2008

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Il virtuosismo di Chloë Hanslip
e le atmosfere di Korngold

Chloë HanslipI critici musicali, si sa, qualche volta sanno essere crudeli. Parliamo di uno, ad esempio, che dopo un'esecuzione del Concerto in re maggiore per violino e orchestra op. 35 di Erich Korngold (stessa tonalità - guarda caso - e stesso numero d'opera dell'omologo di Čajkovskij) scrisse, a proposito del compositore, che era più «Corn» (granoturco), che «Gold» (oro). Spiritoso, non c'è che dire: intanto, però, di quel critico oggi non si ricorda neanche il nome, mentre Korngold riposa in pace con i suoi due Oscar e l'apprezzamento tuttora vivo di molti violinisti, che al Concerto si sono accostati con deferenza e interesse certo maggiori di quelli palesati dal feroce cronista.
Nella schiera figurano Itzhak Perlman, Gil Shaham, Anne-Sophie Mutter, Leonidas Kavakos. Tutti figli, in senso artistico, di Jascha Heifetz, che fu il primo - e forse più convincente - interprete del pezzo nel 1947, nonché l'artefice principale della diffusione di un lavoro guardato con sospetto, dalla critica specializzata, in quanto spurio, sospeso cioè tra radici classiche e ansie hollywoodiane.
Negli Stati Uniti Korngold si era effettivamente trasferito dal 1938, sfuggendo alle persecuzioni razziali volute da Hitler, diventando in breve uno dei compositori di musiche da film più richiesti e, soprattutto, creando (con Max Steiner) uno stile musicale non estraneo alle lusinghe del sinfonismo postromantico né al Leitmotiv di wagneriana memoria.
Un "Hollywood Style", appunto, destinato a influenzare, nei decenni a venire, i grandi del soundtrack, fino a John Williams.
Oggi parleremmo di "contaminazione" e, per questo, di attualità delle scelte e delle soluzioni. Allora non funzionava così.

Non è casuale che lo stesso Korngold decidesse, anche per motivi ideologici, di dividere nettamente i propri campi d'azione: non una nota classica, cioè, negli Stati Uniti e finché Hitler non avesse tolto il disturbo in Germania. Così fu, e il Concerto in re maggiore, allora, vide la luce nel 1947, pur avendo occupato in qualche modo la creatività dell'autore già da tempo.
Inevitabilmente Korngold assorbì, nella stesura, le molte suggestioni accumulate sul fronte hollywoodiano, rimodulando vari temi già adoperati per il cinema e giungendo a una sintesi felice e personale delle proprie anime musicali.
Oggi il Concerto in re maggiore attira l'attenzione di quei solisti in grado di misurarsi con un repertorio che vada oltre i confini imposti dai generi, senza disdegnare il tratto virtuosistico ma  puntando a incontrare il favore di una platea più curiosa e vivace. Una solista, appunto, come l'inglese Chloë Hanslip, che a vent'anni vanta un curriculum fitto di collaborazioni prestigiose (Jansons, Slatkin, Noseda e tutte le principali orchestre londinesi) e una serie di incisioni - da Adams a Schulhoff e Godard - tutt'altro che scontate, specie alla sua età.
Lei, per altro, col cinema c'entra qualcosa: a dieci anni prestò volto e mani alla bambina prodigio di Onegin, con Ralph Fiennes. Stavolta ritrova le atmosfere del grande schermo da un'altra prospettiva, non meno stimolante e molto più matura. (s.v.)




giovedì 23 ottobre
ore 20.30 - turno rosso
venerdì 24 ottobre
ore 21 - turno blu
Auditorium Rai
Arturo Toscanini

Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

Jeffrey Tate
direttore

Chloë Hanslip
violino

Stravinskij
Danses concertantes
per orchestra da camera

Korngold
Concerto in re maggiore
per violino e orchestra
op. 35

Walton
Sinfonia n. 1

CONCERTI
FUORI SEDE

venerdì 3 ottobre
Venezia
Teatro alle Tese
ore 20
Biennale Musica

Orchestra Sinfonica
Nazionale della Rai

Arturo Tamayo
direttore
Emanuele Arciuli
Pianoforte

Musiche di Stravinskij,
Xenakis, dall'Ongaro, Lachenmann