ottobre 2008

teatroregiotorino


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Intervista

Teatro Regio e Gruppo Fondiaria Sai
Ancora insieme per la "prima"

di Fabrizio Vignati

Vergnano e Marchionni Si rinnova, per il quinto anno consecutivo, la fortunata partnership tra Teatro Regio e gruppo Fondiaria Sai per l'inaugurazione della stagione operistica torinese con Medea di Luigi Cherubini: un rapporto ulteriormente consolidato dal recente ingresso di Fausto Marchionni, amministratore delegato del gruppo assicurativo, nel Consiglio di Amministrazione del Teatro Regio. Lo abbiamo incontrato insieme al sovrintendente Walter Vergnano per uno scambio di battute sul rapporto tra imprese private ed enti culturali.

Come è accaduto che il sodalizio tra Teatro Regio e Gruppo Fondiaria Sai si sia trasformato in un vero matrimonio?
Vergnano «Il nostro rapporto con Fondiaria-Sai è iniziato "in punta di piedi", ma lavorando insieme in questi cinque anni abbiamo scoperto di avere gli stessi obiettivi per la crescita culturale della Città e di essere mossi dalla stessa passione per la musica. Così, come due fidanzati che – dopo aver compiuto insieme un importante tratto di strada – decidono di convolare a nozze, al nostro Consiglio di Amministrazione è sembrato naturale accogliere al suo interno un'impresa privata che crede così tanto nella Città e, in particolare, nel nostro Teatro».

Che significato ha per lei questa nomina?
Marchionni «Innanzitutto desidero ringraziare pubblicamente il sindaco Chiamparino (presidente della Fondazione Teatro Regio, n.d.r.) e il sovrintendente Vergnano per l'onore di avermi accolto nel Consiglio della Fondazione della più importante istituzione musicale cittadina. Per noi rappresenta un'ulteriore assunzione di responsabilità verso un ente con cui non abbiamo semplicemente condiviso un evento culturale ma un progetto che riguarda Torino e tutto il Piemonte: quello di contribuire a dare alla Città un'apertura della stagione lirica all'altezza della sua tradizione».

Com'è cambiata, negli ultimi anni, l'attività del Teatro Regio?
Vergnano «Il Teatro sta vivendo un'importante fase di sviluppo, testimoniata dall'incremento delle recite dedicate alla lirica, dai sempre più numerosi impegni internazionali e dalla presenza sempre più diffusa sul territorio regionale grazie a iniziative come RegioneInTour. Il dato che ci fa più piacere, tuttavia, è la crescente presenza del pubblico, che continua a premiarci con il “tutto esaurito”».

Il rapporto che avete col Teatro Regio può essere considerato una sorta di joint venture tra ente pubblico e privato?
Marchionni «La presenza di un ente privato all'interno di un'istituzione pubblica non è certo una novità, ma la nostra parternship è un'esperienza importante perché non è un'alleanza formale o di etichetta: sin dall'inizio abbiamo condiviso strategie e obiettivi e, ogni anno, lavoriamo fianco a fianco per organizzare al meglio questo evento. Gli eccellenti risultati che abbiamo raggiunto sono la testimonianza di un nuovo modello – basato sulla collaborazione strategica tra pubblico e privato – di operare con successo nell'ambito della cultura».

Quest'anno la prima sarà la Medea di Cherubini, resa famosa dall'interpretazione di Maria Callas. Cosa vi ha spinto a confrontarvi con la versione musicale della tragedia di Euripide?
Vergnano «Dopo avere affrontato titoli noti al grande pubblico come La bohème, Aida, Turandot e Falstaff, abbiamo deciso di confrontarci anche con un'opera che non compare nel repertorio più consueto. Una scelta che certamente soddisferà i melomani ma – ne sono sicuro – incontrerà anche il favore di un pubblico più ampio. Medea non è mai stata rappresentata a Torino, abbiamo quindi pensato di affidare un nuovo allestimento all'immaginifico Hugo de Ana, di chiamare sul podio Evelino Pidò e di chiedere a una delle artiste più carismatiche, Anna Caterina Antonacci, di esserne protagonista».

Cosa la affascina della Medea?
Marchionni «Ho letto la tragedia di Euripide, e ciò che mi ha colpito di questa figura è la sua natura complessa, conflittuale ed enigmatica di donna debole e forte al tempo stesso, carattere che ne ha reso immortale il mito: sono davvero curioso di "rileggerla" in questa trasposizione musicale di fine Settecento».