ottobre 2008

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Intervista

Stefano Cerrato:
la sensibilità sul violoncello

Stefano Cerrato«Ero un bambino molto pigro. Quando mi hanno chiesto di scegliere uno strumento musicale ho scelto quello che si suonava da seduti».
Le storie migliori iniziano in modo semplice. Così è infatti iniziata la straordinaria avventura musicale di Stefano Cerrato, uno dei più promettenti violoncellisti della scena musicale italiana e borsista della De Sono Associazione per la Musica. Oltre ad aver vinto diversi concorsi internazionali – come il «Luis Claret» e l'«Enrico Mainardi» di Salisburgo – è stato invitato, insieme a Enrico Bronzi e Bartosz Koziak, a eseguire il Concerto grosso per tre violoncelli e orchestra composto e diretto da Krzysztof Penderecki. A fronte di tanti e tali riconoscimenti, il giovane musicista astigiano non esita a indicare come riferimento fondamentale il suo primo maestro, Antonio Mosca, della Scuola Suzuki di Torino. «Non ho più incontrato nessuno con quella profondità umana. In seguito ho studiato con altri straordinari musicisti come Pavel Vernikov, Natal'ja Gutman, Enrico Dindo e David Geringas, ma non era la stessa cosa. Il rapporto rimaneva sul piano tecnico. Mosca invece metteva in gioco tutto se stesso nel rapporto con me: crescevo io e cresceva anche la musica».

Non ricorda altre figure determinanti nella sua formazione?
«Un altro maestro importante è stato Geringas, ma in un senso molto particolare. Dopo aver studiato con lui sono riuscito a infondere passione alle mie esecuzioni, mentre prima ero un po' freddo. Non so come sia successo, perché non mi ha mai spiegato niente in tal senso. Il semplice fatto di ascoltarlo con attenzione mentre suonava mi ha cambiato. I musicisti di scuola slava invece mi hanno trasmesso la loro naturale cantabilità e il vibrato più coinvolgente».
La cultura slava è anche protagonista del suo programma. Kodály, Kabalevskij, Šostakovič...
«Le tradizioni balcaniche mi sono particolarmente congeniali. In questo mi trovo in sintonia con
mio fratello – violinista –, che suonerà con me anche  in quest'occasione. Con lui allestisco anche spettacoli di altro genere, durante i quali utilizziamo lo stile improvvisativo slavo per rielaborare e “distruggere” il repertorio di Mozart e di altri mostri sacri».

A ben guardare, lei suona con suo fratello Francesco da quand'è nato. Una simile conoscenza reciproca non potrebbe essere un ostacolo per la sua crescita artistica?
«Il rischio potrebbe esserci. Tuttavia, pur essendo cresciuti insieme, ci siamo sempre formati in modo indipendente. La crescita di ciascuno è stata sempre un'occasione per l'altro».

Se dovesse fare un nome, chi sceglierebbe come modello fra gli artisti della scena musicale internazionale?
«Se me lo avesse chiesto qualche mese fa, avrei detto il nome di uno dei “giganti” del mio strumento, come Maisky oppure Yo-Yo Ma. Adesso, il mio principale riferimento artistico è un musicista che con me non c'entra niente, il pianista Cyprien Katsaris. L'ho ascoltato poco tempo fa e sono rimasto strabiliato dalla sua tecnica e dalla sua sensibilità, in particolare nelle sue interpretazioni di Chopin».

In mezzo ai nomi più famosi, nel programma troviamo un nome tutt'altro che scontato, il compositore ebreo Gideon Klein. C'è un motivo particolare dietro a questa scelta?
«La vita di questo compositore mi ha sempre molto colpito. E ancora di più la sua musica. Il fatto che sia riuscito a comporre durante la detenzione nel campo di concentramento di Auschwitz è straordinario. Tutto il dramma della sua esistenza è presente in ogni nota. I motivi per cui il Duo per violino e violoncello sia rimasto incompiuto sono tutt'ora misteriosi, dal momento che la data della sua composizione è molto anteriore alla sua morte. Trovo che il modo in cui il secondo tempo si interrompe, senza preavviso, sia veramente poetico, una frase del violino solo che si perde nel nulla». (a.t.)




martedì 7 ottobre
Conservatorio - ore 21

Stefano Cerrato
violoncello
Francesco Cerrato
violino
Paolo Gilardi
Pianoforte

Kodály
Sonata per violoncello
solo op. 8

Klein
Duo per violino e violoncello (incompiuto)

Kabalevskij
Sonata per violoncello
e pianoforte op. 71

Šostakovič
Trio n. 1 per violino, violoncello e pianoforte
op. 8