di Oreste Bossini
Nel 1976 Luciano Berio aveva ideato per la Rai un’inchiesta televisiva sulla musica contemporanea, un po’ sulla falsariga di quella di Pasolini sul costume sessuale degli italiani. L’intenzione di Berio non consisteva affatto nel divulgare l’idea di musica d’avanguardia, bensì nel capire umilmente, lui stesso per primo, come si stesse trasformando in quegli anni il significato della parola “musica”.
Quel magnifico lavoro s’intitolava, in maniera allegramente sfrontata, C’è musica e musica, un’espressione che costituiva una sintesi perfetta di quel moltiplicarsi caotico, disordinato e felice di forme musicali testimoniato dal documentario. Settembre Musica in fondo era figlio di una visione analoga della musica e i suoi trent’anni di vita costituiscono la miglior dimostrazione di quanto quell’approccio cogliesse il senso profondo del tempo attuale.
Una delle conseguenze più encomiabili di questa visione aperta consiste nella sorprendente e inesauribile capacità delle buone musiche di dialogare tra loro. Sebbene possa sembrare paradossale, la massiccia dose di musica del nostro tempo rende più fresco e moderno l’ascolto di espressioni musicali di un passato anche remoto. Ecco dunque un bel modo di far ascoltare la musica contemporanea: aprire le gabbie.
Per la paura dell’ignoto, si è reputato tante volte più conveniente erigere degli zoo in cui rinchiudere gli autori d’oggi, che a loro volta spesso accettavano di rifugiarsi lì dentro per il timore di essere rifiutati.
Benché nel programma ci sia un buon numero di concerti espressamente rivolti a questo tipo di musica, è molto più significativo che nel concerto d’inaugurazione a Milano l’Orchestra del Concertgebouw di Amsterdam diretta da Mariss Jansons esegua Hymne au Saint Sacrement di Olivier Messiaen vicino a La mer di Debussy e che in quello di Torino la Cleveland Orchestra diretta da Franz Welser-Möst suoni un lavoro brillantissimo e irriverente di un giovane autore come Thomas Adès accanto a un monumento del sinfonismo ottocentesco come la Sinfonia n. 9 di Anton Bruckner.Ma abbattere gli steccati non significa abolire il giudizio critico.
Il programma di un buon festival non si limita a stilare un listino di autori alla moda, bensì cerca d’introdurre un pubblico più vasto nel mondo di quei compositori che contribuiscono a formare, attraverso il loro lavoro, l’idea attuale di musica.
L’edizione di quest’anno concentra infatti l’attenzione su due figure in particolare: Harrison Birtwistle e Olivier Messiaen.
Del primo si offre un ritratto a tutto tondo, presentando una sintesi di tutti gli aspetti del suo lavoro. Il teatro occupa il posto d’onore, non solo perché viene rappresentata la sua ultima opera, The Last Supper, ma anche perché l’espressione drammatica alimenta sin dall’inizio il linguaggio musicale di tutta la sua produzione. Di Messiaen ricorre quest’anno il centenario della nascita, quindi verrebbe naturale di pensare che MITO abbia sentito il dovere di rendere omaggio a una delle maggiori personalità musicali del Novecento.
Eppure le varie musiche di Messiaen sparse nel programma restano ancora per molti un oggetto misterioso, segno che il tempo di un autore tanto difficile da ridurre alle categorie del Novecento comincia ad arrivare solo adesso, dispiegando pienamente la forza espressiva del suo linguaggio.
Rimarrebbero molte altre musiche da segnalare, per esempio i lavori teatrali di due autori, George Benjamin e Luca Francesconi, accomunati dalla generazione ma lontanissimi per stile ed esperienze.
Per ultimo è doveroso ricordare almeno l’omaggio a Gérard Grisey, a dieci anni dalla scomparsa, con il suo lavoro più impegnativo, Vortex temporum, la musica forse più radicale apparsa in quello scorcio di secolo.
OMAGGIO A HARRISON BIRTWISTLE
INCONTRI CON IL COMPOSITORE
MILANO giovedì 4 ore 15
Circolo Filologico
TORINO venerdì 5 ore 15
Teatro Vittoria
THE LAST SUPPER
Quadro drammatico per 14 solisti, piccolo coro femminile e orchestra da camera
London Sinfonietta
Elgar Howarth direttore
MILANO giovedì 4 ore 21
Piccolo Teatro Studio
TORINO venerdì 5 ore 21
Teatro Valdocco
MUSICA DA CAMERA
London Sinfonietta
Elgar Howarth direttore
TORINO
sabato 6 ore 17
mercoledì 10 ore 17
Conservatorio
giovedì 11 ore 17
Sala 500
MILANO
domenica 7 ore 17
Teatro Franco Parenti
lunedì 8 ore 17
Università degli studi
martedì 9 ore 17
Teatro Dal Verme
MUSICA SINFONICA
Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi
José Ramon Encinar direttore
John Harle sassofono alto
Paul Clarvis percussioni jazz
Andrew Watts controtenore
William Carter liuto
MILANO lunedì 8 ore 21
Auditorium di Milano
TORINO martedì 9 ore 21 Auditorium Rai
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Baldur Brönnimann direttore
James Gourlay tuba
TORINO
mercoledì 10 ore 21
Auditorium Rai
MILANO
giovedì 11 ore 21
Auditorium di Milano