settembre 2008

MiTo settembre musica


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Ascolta in religioso silenzio
Musica sacra, dal Barocco al Novecento

di Gianni Nuti

PuttoI pensieri religiosi sono lontani, remoti e insieme presenti: non conoscono il passato prossimo.
Sarà per questo che, se scorriamo il programma di MITO SettembreMusica, troviamo autori antichi, barocchi o contemporanei, mentre sono rari i contributi classici e quasi del tutto assenti quelli romantici, dove la sfida all'ignoto era per l'uomo una lotta solitaria.
Si trovano concerti di gregoriano in “canto piano” – per Messiaen era l'unica, autentica musica liturgica – che non ha firma, non un ego, è la voce di una intera comunità orante e trascende tempi e luoghi precisi: esiste e basta, da sempre.
Le Lamentazioni (quelle di Geremia per opera di Orlando di Lasso) e il Pianto (di Maria visto da autori differenti, da Monteverdi a Vivaldi), ben più antiche del Cristianesimo, rispondono a un bisogno di  insistere con la mente e la voce su una perdita: una negazione del futuro, delle cose possibili, dell'oggetto amoroso. Non sfogano energia invocativa come appare, cercano, come l'uomo fa da sempre, di esorcizzare un dolore inconsolabile con idee e immagini di bellezza. C'è il Quattrocento della prima messa che nella storia istituisce il ciclo dell'Ordinarium, quella di Notre-Dame, sotto l'egida di Guillaume de Machault, dove l'autore cerca coerenza e unità tra le differenti specificità espresse da ciascun movimento nella sua funzione liturgica; ma anche quello speculativo e matematico dei fiamminghi Ockeghem e Desprez, ardimentosi nella costruzione di polifonie intricatissime, di ritmi polimorfi e insieme vigile nel preservare la tensione ascetica fervente e profonda.Non manca la musica barocca, con i suoi echi, con le terrazze sonore dalle quali lascia intravedere il vuoto che gli ornamenti e la retorica dei languori e delle malinconie nascondono, con la mescolanza modernissima tra sacro e profano, affetti erotici e afflati superiori.

Dall'altro fronte del fiume di meditazioni troviamo il Novecento con Arvo Paert e il suo dialogo discreto con gli istanti silenziosi, la sua scrittura monolitica, compatta come il mondo che non c'è; e Olivier Messiaen, il filosofo della musica contemporanea più mistico e rivoluzionario. Lui sottolinea come i compositori abbiano il grande potere di interrompere e retrogradare il tempo e come la retrogradazione in quanto forma di rispecchiamento e simbolo di reversibilità incarni l'idea dell'immensità e dell'eternità di Dio. La sua ricerca paziente come quella di un monaco insegue l'immagine di uno stato in cui il tempo è malleabile e modificabile, mescolando il prima con quello che verrà: il tempo della Resurrezione.

Così il cerchio sembra chiudersi tra gli antichi, i fiamminghi e noi: si trova nella musica una miracolosa consustanziazione tra scienza e fede in un solo cimento che integra una meticolosa scelta di materiale e di tecniche linguistiche insieme alla tensione verso la porta dell'inconoscibile, alla volontà di dare risposta certa alle domande ultime: chi, dove, da dove e perché…Eppure la sintesi più suggestiva della musica religiosa che troveremo nel calendario è rappresentata dal concerto di campane: la rievocazione di una chiassosa invasione d'onde che radunava tutti attorno ai pensieri su un destino comune, per interrompere i riti della fatica e della prevedibilità, per aprire le finestre agli incontri inaspettati e agli affetti ancora acerbi, che dava concretezza a un presagio, rompeva silenzi imbarazzati, accompagnava nei viaggi estremi, nelle piccole morti e nelle rigenerazioni. E, nonostante il credo popolare, occorreva sapienza e calcolo nel muovere i batacchi a tempo e sintonia perfetta con i compagni di ventura, i gesti erano i medesimi, ma ogni volta i suoni risultanti erano nuovi e chiamavano nuove vite. L'auspicio è che per tutto settembre, tra Torino e Milano, la musica suoni invadente e festosa come un concerto di campane in bronzo, antiche "baccanti androgine" capaci di muovere tutti in un'unica, interminabile danza immaginaria.