di Gigi Cristoforetti
Ci sono momenti nei quali l'arte pare offrire una risposta inavvertibile agli interrogativi del proprio tempo. Nicola Campogrande ha insinuato, in alcuni suoi editoriali su queste pagine, un ragionevole dubbio nell'ordinato, vivace e spesso proficuo svolgimento della progettazione culturale cittadina: quello di rappresentare solo una nicchia, probabilmente privilegiata, della società.
La sua analisi era rivolta alla musica classica, e la danza in quest'ottica potrebbe ragionevolmente occupare uno spazio ancora più marginale.
D'altro canto ci troviamo in settembre a vivere l'avventura di un festival che ha saputo raccogliere parecchie sfide, oltrepassando quei confini geografici e di genere che sono indicatori importanti per la definizione di una nicchia. Stando con i piedi ben piantati nella crisi attuale, MITO propone prezzi abbordabili e un gran numero di concerti gratuiti. Due sindaci, di aree politiche contrapposte, sostengono – per la prima volta con comportamenti e finanziamenti omogenei alle parole - un ruolo della cultura come "infrastruttura" sociale di primaria importanza.
Sembrano dunque segnali contrapposti, utili per avviare una riflessione. Credo che valga la pena di provarci, se non altro per concludere con il refrain che ci propone sempre Campogrande: «E voi, che cosa ne pensate?»Cominciamo quindi con l'ammettere che teatri e festival non possono che negare il proprio ruolo di laboratori del contemporaneo se rimangono ai margini delle trasformazioni sociali. Oggi non è davvero tempo per minare le fondamenta, per accentuare quel ruolo critico che è spesso l'anima dell'artista, ma è il momento di costruire scenari condivisi.
Alla cultura - e forse soprattutto a essa - è affidata la speranza di ricostruire uno sguardo sereno sul nostro tempo. Non la soluzione dei problemi sociali, economici o di ordine pubblico, ma la possibilità che tali problemi siano ricondotti alla loro natura di dinamica storica piuttosto che di frattura epocale. Per far questo abbiamo bisogno di una ritualità collettiva legata alla cultura, che sappia affermare simbolicamente il valore della ricomposizione e dell'incontro degli individui singoli.
Attorno, naturalmente, a un repertorio curioso e importante e alla creazione contemporanea più significativa.Vorrei dunque parlare di MITO come di una grande celebrazione del valore della musica, durante la quale ciascuno trova sicuramente qualche momento in sintonia con i propri gusti, ma soprattutto partecipa in prima persona a un rituale di colossale rilevanza per numero di spazi, di cittadini coinvolti, di stili espressivi compresenti.
Tutto questo avviene in maniera naturale e trasversale, senza mettere in fila dall'alto verso il basso una graduatoria di generi e di teatri. Manca un'identità precisa, sostiene qualcuno. Ma manca a chi? A coloro che vorrebbero il festival più importante di musica sinfonica, o antica?Ecco il punto: le nicchie, in realtà, non sono il limite dell'arte, ma sono il suo rifugio quando mancano i mezzi o le idee per guardare a un'intera città e società.
E parliamo di danza, naturalmente.
Ecco la disciplina fragile, o perlomeno quella sostenuta un po' di meno, ed ecco un panorama frantumato in mille nicchie, sul piano nazionale e locale. Come facciamo a giudicare le programmazioni se non riusciamo a capire come interagiscono tra loro, come si rapportano alla realtà territoriale, come lavorano per salvare un gusto e una coscienza contemporanea?
A Torino tutti facciamo gli sforzi migliori, ma si fatica a recepire insegnamenti come quello di MITO. Il panorama complessivo della danza è oggi articolato e complesso, confrontandolo con un recente passato, ma sarebbe interessante sperimentare modelli innovativi e coraggiosi, capaci di dare un contributo a una realtà di difficoltà economiche e gestionali sempre più gravi. In altri termini, credo che ci si possa soltanto rinnovare per crescere, oppure subire la crisi.
La conservazione mi pare difficile.
Dovrei parlare di Torinodanza, ma ho sempre considerato questo festival, con le sue intuizioni e i suoi limiti, come un cantiere "della" città, e non soltanto "nella" città.
Se è servito a qualcosa è stato soprattutto grazie alla volontà di offrire stimoli e spazi, anche piccoli, un po' a tutti.
Poi, certamente, qualche idea artistica si è andata svolgendo, e credo tuttora profondamente nella necessità di essere curiosi e coraggiosi, e di non offrire mai container illeggibili di spettacoli mescolati a caso.
Quest'anno c'è un ritratto della danza fiamminga, uno spazio per Emio Greco, più qualche incontro con personalità marginali o fuori dalla danza contemporanea, eppure estremamente brillanti (il flamenco di Galván, strepitoso inventore che non sfugge alla tradizione, le acrobazie in levitazione di Bolze, la danza indiana scintillante di Shivalingappa).
Ma se devo parlare di qualcosa, scelgo uno spettacolo che al momento in cui scrivo non ha ancora debuttato, ed è pitié! di Platel. Non sappiamo neppure se sarà riuscito e commovente come il precedente, vsprs, (Torinodanza 2006), ma il solo fatto che riproponga, con qualche integrazione, quella sua tribù dolorante e appassionata mi sembra magnifico. Il loro sogno è andato avanti, e anche la riflessione di Platel – che da Monteverdi arriva alla Passione secondo Matteo di Bach e a un titolo che possiamo tradurre con Compassione.
Ecco un modo di stare al mondo consapevole.Con uguale coraggio e capacità di sviluppare il proprio lavoro per crescere (e non sopravvivere) converrà sviluppare nei prossimi anni un vero cantiere per la danza, che sappia offrire una prospettiva chiara e positiva al lavoro di tutti.
TORINODANZA
SABATO 6 SETTEMBRE
Teatro Regio ore 21
ARENA
MARTEDÌ 9, MERCOLEDÌ 10, GIOVEDÌ 11 SETTEMBRE
Teatro Astra ore 21
FENÊTRES
GIOVEDÌ 18 SETTEMBRE
Piccolo Regio Puccini ore 21
GAMAKA
GIOVEDÌ 25, VENERDÌ 26 SETTEMBRE
Limone Fonderie Teatrali ore 21
PITIÉ!
VENERDÌ 10, SABATO 11 OTTOBRE
Teatro Astra ore 21
HELL
MARTEDÌ 14, MERCOLEDÌ 15 OTTOBRE
Teatro Astra ore 21
[PURGATORIO] POPOPERA
VENERDÌ 17, SABATO 18 OTTOBRE
Teatro Astra ore 21
ORIGINE
MARTEDÌ 4, MERCOLEDÌ 5 NOVEMBRE
Teatro Astra ore 21
PATCHAGONIA
VENERDÌ 7, SABATO 8 NOVEMBRE
Teatro Astra ore 21
APHASIADISIAC
BIGLIETTERIA
MITO SettembreMusicavia San Francesco da Paola, 6 tel. 011 442 47 77 smtickets@comune.torino.it
Da martedì 30 settembre biglietteria del Teatro Regio tel. 011 88 15 241/242 biglietteria@teatroregio.torino.it I biglietti ancora disponibili verranno messi in vendita 45 minuti prima dell’inizio degli spettacoli presso le sedi delle manifestazioni.
Teatro Regio
euro 30 - euro 20
Teatro Astra,
Piccolo Regio Puccini,
Limone Fonderie Teatrali
euro 15
INFORMAZIONI
Torinodanza
tel. 011 88 15 557
info@torinodanzafestival.it
www.torinodanzafestival.it
www.comune.torino.it/torinodanza