di Stefano Valanzuolo
Il cartellone di una stagione d'opera somiglia, per certi versi, a una dichiarazione d'intenti, rivelando inclinazioni e aspirazioni di un Teatro, scoprendo le carte agli occhi di un pubblico che giudica, prima ancora di toccare gli esiti, in base all'approccio culturale e imprenditoriale sotteso alle scelte: autorevoli, coraggiose o, talora, remissive.
Il Regio di Torino rifiuta atteggiamenti titubanti ed esibisce un'offerta 2008-2009 esplicita, non equivocabile, concepita quasi in forma di sfida.
Una di quelle sfide che presuppone consapevolezza dei propri mezzi e fiducia nell'interlocutore.
E non c'è dubbio che la fondazione torinese abbia acquisito l'una e l'altra sulla scorta di risultati eccellenti, riflessi ora nella risposta assidua e gratificante del pubblico, ora nella qualità stessa degli allestimenti testimoniata dai media e dai frequenti sold out al botteghino.
C'è poi, al di là della solidità progettuale, da considerare quanto contino ancora, per fortuna, fattori come la curiosità intellettuale, il divertimento, la voglia di esplorare e, appunto, di rischiare, mettendosi alla prova.
Se, insomma, si sommano un po' tutte queste componenti, si capirà, forse più facilmente perché mai il sovrintendente Walter Vergnano e il direttore musicale Gianandrea Noseda abbiano deciso, dopo una stagione fortunata scandita da molti titoli afferenti al repertorio più amato, di puntare per l'immediato futuro su un ventaglio di proposte ricercate, muovendosi in un ambito musicale decisamente meno frequentato ma non per questo meno stimolante. Il fascino della (ri)scoperta – come si sa – può essere molto coinvolgente.
Medea di Cherubini, Thaïs di Massenet, La dama di picche di Čajkovskij sono capolavori assodati, naturalmente, e non opere in cerca di consacrazione.
Eppure, considerate dall'angolo visuale di chi gestisca le sorti di un grande teatro, implicano comunque un concreto margine di rischio, andando in altra direzione rispetto ai canoni di gusto più consolidati e spendibili. Parleremmo di coraggio delle scelte, allora, se non fosse che il Regio, con la forza dei riconoscimenti recenti, è attore tanto autorevole da non risultare esposto a salti nel buio.La scelta di inaugurare con Medea, titolo di bellezza straordinaria, oggetto di culto per Beethoven e Brahms, tanto più attuale in una fase di rivalutazione dell'opera di Cherubini, è sintomatica di una politica intelligente che non sacrifica sull'altare della mondanità lo spessore culturale dei progetti.
Il segno di Noseda sulla stagione 2008-2009 si coglie, in modo più tangibile, in relazione al doppio impegno che lo vedrà guidare l'Orchestra del Teatro. Non vi è dubbio, infatti, che il repertorio russo – di cui La dama di picche rappresenta uno degli apici teatrali – stia particolarmente a cuore al direttore musicale del Regio. Come pure si può cogliere nell'originalità della scrittura orchestrale e armonica di Thaïs, opera-ponte tra due secoli, un motivo forte di attrattiva nei confronti di chi, come Noseda, ami specialmente indagare nei territori di confine, con risultati interessanti.
Ben oltre la presenza sul podio, però, appare evidente come il compito del direttore musicale sia quello di promuovere la crescita dei complessi del Teatro, inducendo il confronto con pagine importanti e meno familiari (mai Medea è stata rappresentata al Regio; Les Contes d'Hoffmann manca dal 1973), coinvolgendo bacchette prestigiose e comunque legate al titolo, di volta in volta, da una propensione acclarata.
Le produzioni citate sin qui potrebbero far pensare a un'attenzione meno marcata, per scelta, nei riguardi della grande tradizione italiana. Ma sarebbe osservazione sbrigativa. La novità, infatti, e il tratto originale di ogni proposta risaltano, tanto più evidenti, se stagliate su una trama riconoscibile, di modo che l'intero percorso diventi articolato e non univoco nei toni.
Ecco, allora, l'omaggio al Rossini arguto e trascinante de L'Italiana in Algeri; ecco il Donizetti divertente e insieme affettuoso del Don Pasquale. Infine, quasi a sintetizzare le due anime musicali di una stagione sospesa tra sensibilità italiana e francese, giunge l'allestimento della Adriana Lecouvreur, ultimo tassello della stagione.
Senza dimenticare la digressione barocca affidata a uno dei complessi di punta in questo settore (Aci, Galatea e Polifemo di Haendel con la Cappella della Pietà de' Turchini: novità assoluta per Torino), La bohème giovane e tutta made in Regio (che, dopo l'esordio estivo a Racconigi e la tappa torinese, sarà il titolo di RegioneInTour), e la danza con il celebre Ballet Nacional de España che presenta due coreografie di José Antonio in prima italiana.Fin qui i contenuti progettuali, ossia i titoli che molto rivelano a proposito della vitalità del Regio. Ma una proposta artistica, è ovvio, va valutata anche (e, qualche volta, soprattutto) sui nomi che riesce a mettere insieme: non sono pochi quelli da copertina che troveremo scorrendo il cartellone 2008-2009, e tanti tra loro sembra abbiano voluto condividere la sfida del teatro torinese, accettando di cimentarsi con ruoli nuovi.
Così Anna Caterina Antonacci sarà Medea per la prima volta, affrontando una parte che l'immaginario di molti, meno giovani, associa inevitabilmente alla Callas. Barbara Frittoli debutterà il ruolo del titolo in Thaïs (opera che Noseda – per inciso – non ha mai diretto prima d'ora). Un altro nome glorioso, Roberto Scandiuzzi, ha scelto il Regio per affrontare, finalmente, un ruolo comico, nel Don Pasquale diretto dal giovanissimo Michele Mariotti. Un debutto, infine, anche quello dell'emergente Micaela Carosi in Adriana Lecouvreur.
Oltre la novità, comunque, è apprezzabile la solidità dei cast messi in campo: degno di una soirée inaugurale quello di Medea, con Giuseppe Sabbatini, Sara Mingardo, Cinzia Forte; dirige Evelino Pidò. Sontuoso quello tutto russo de La dama di picche, con la star Svetla Vassileva e Anja Silja.
Passando ad Offenbach, Aronica, Rancatore, Bacelli e Surguladze assicurano fascino e mestiere ai Contes (dirige Emmanuel Villaume), mentre per l'Adriana di chiusura, diretta da Renato Palumbo, salirà in scena anche un fuoriclasse come Marcelo Álvarez.
Ai cultori del teatro, il Regio garantisce la presenza di registi di prim'ordine: dal sempre affidabile Hugo de Ana (Medea) all'eclettico Davide Livermore (Aci, Galatea e Polifemo); dal giovane e interessante Dmitri Tcherniakov (La dama di picche) al brillante Nicolas Joël (Les contes d'Hoffmann), dall'originale e visionario Stefano Poda (Thaïs) a un artista acuto come Lorenzo Mariani (Adriana Lecouvreur).
Titoli, nomi, motivazioni: mancano solo i numeri per chiudere questa riflessione sulla stagione d'opera prossima ventura del Teatro Regio.
E allora ci limitiamo a ricordare come siano cinque i nuovi allestimenti messi in cantiere (due dei quali in coproduzione con grandi partner internazionali) e parecchie di più (10% almeno) le recite consacrate alla lirica.
La crescita di un teatro si misura anche su questo.