dicembre 2009

teatroregiotorino


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Intervista

Altynaj Asylmuratova
La direttrice sulle punte

Altynaj AsylmuratovaIl nome, Altynaj Abduachimovna Asylmuratova, ci fa capire che l’attuale direttrice artistica dell’Accademia Russa di balletto intitolata ad Agrippina Vaganova appartiene a una famiglia le cui origini si perdono nell’Asia Centrale. Ma l’eleganza, l’aplomb con cui entra nel grande studio intitolato alla Vaganova – lo stesso in cui Marius Petipa provava i suoi balletti prima di portarli sulla scena del Teatro Mariinskij –, la consapevolezza con cui accetta il delicato “poklon”, l’inchino, delle allieve finita la classe, fanno di lei un puro prodotto dell’aristocrazia artistica pietroburghese.
Diplomata all’Accademia, entrata al Kirov nel 1978, divenuta presto una stella di prima grandezza, ora da dieci anni Altynaj Asylmuratova è il direttore artistico dell’Accademia.

Signora Asylmuratova, quale bilancio fa di questa esperienza?
«Questi dieci anni sono passati molto in fretta. Quando sono arrivata si trattava di prendere contatto con un’istituzione storica che ha sempre diplomato artisti di altissimo livello. Quindi il mio primo compito era di non rovinare e non perdere nulla dell’esistente. Bisognava muoversi con molta precauzione, prendere contatto con la situazione senza rovinarne l’equilibrio. Quindi non trasformare nulla ma conservare al meglio la tradizione, riportare quello che si era perduto e introdurre alcuni elementi che oggi si reputano necessari».

Che cosa era andato perduto nel­la tradizione dell’Accademia, per esempio?
«Il tempo passa, tutto cambia, ma certe cose, come la nostra tecnica molto fine ed elegante, vanno conservate con cura. Nello stesso tempo oggi va di moda un modo di danzare più aggressivo, nelle piroette, nell’alzare la gamba alla seconda, per fare due esempi, e sono convinta che dobbiamo anche tenere conto di tutto quanto c’è di buono nelle altre scuole del mondo».

Avete introdotto corsi di contemporaneo nell’Accademia?
«Certo, il corso di modern dance. De­ve esserci, perché i ragazzi che si di­plomano qui devono essere in gra­do di danzare tutto: danza classica, di carattere, passo a due e modern».

Bisogna ammettere che i ballerini del Mariinskij che escono dall’Accademia Vaganova sono in grado di ballare davvero tutto, da Balanchine a Forsythe…
«Sì, ma non dimentichiamo che il classico è il tipo di formazione più complesso e difficile che permette poi di affrontare qualsiasi altra forma».

In questi dieci anni quali sono le nuove stelle che sono uscite dalla Scuola, oltre ovviamente a tutti gli splendidi danzatori del corpo di ballo e ai solisti?
«Sono molte, per esempio Viktorija Terëškina, Alina Somova, Ekaterina Kondaurova, Vladimir Škljarov, Michail Lobuchin, Evgenija Obrazcova. Il rapporto stretto fra la Scuola e il Teatro è importantissimo: in un teatro che non ha una scuola alle spalle è difficile poi avere un corpo di ballo omogeneo è un po’ come preparare una tavola elegante e non avere tutti i piatti o le tazze del medesimo servizio».

Oltre alla danza che cosa si studia all’Accademia Vaganova?
«Prima gli allievi terminavano l’Accademia con un diploma di formazione media. Ora invece ci sono due livelli differenziati: al settimo anno gli studenti hanno una formazione media e al nono anno escono con un diploma di maturità. In questo modo chi decide di non proseguire la carriera di danzatore può entrare all’Università».

Come definirebbe lo “stile pietroburghese” che caratterizza i danzatori che escono dalla Vaganova?
«Per me ovviamente è il classico più puro, anche se in Occidente spesso si tende a parlare di stile russo tout court. Ma ci sono delle differenze fra il modo di ballare che si impara a Mosca e quello di Pietroburgo. Non sostengo che uno sia meglio dell’altro, ma si può dire che il modo di ballare rifletta la diversità delle due città: se si conoscono bene Pietroburgo e Mosca allora si può intuire questa differenza». (s.t.)