Intervista
di Oreste Bossini
Nel giro di due mesi il pubblico dell’Unione Musicale avrà l’occasione di vedere una collezione di violini da sogno. Una collezione immaginaria, benché concretamente percepibile, formata da strumenti in possesso o in uso dei numerosi violinisti ospiti nei prossimi concerti. Nessun collezionista, per quanto facoltoso, sarebbe in grado di mettere assieme una raccolta di simili capolavori. Per fortuna gioielli come questi rimangono nelle mani dei musicisti, piuttosto che in deposito nel caveau blindato di qualche banca.
Massimo Quarta per esempio suona uno Stradivari del 1702 chiamato “Conte De Fontana”, uno strumento appartenuto a un gigante della musica del Novecento come David Oistrakh. Il violino è attualmente di proprietà della Fondazione Pro Canale, che lo ha generosamente messo a disposizione del musicista, seguendo una filosofia di gestione del patrimonio che testimonia nella maniera migliore l’autentico amore per la musica dei proprietari. Quarta, che ha vinto il Concorso «Paganini» di Genova nel 1991, è stato fin da ragazzo una delle migliori speranze del violinismo italiano e da adulto ha mantenuto le attese riposte in lui, riuscendo a coniugare l’istinto ferino del virtuoso di razza con l’intelligenza riflessiva dell’interprete maturo. La natura gli ha donato anche un carisma da leader, permettendogli di sviluppare con successo in questi ultimi anni la doppia carriera di solista e di direttore d’orchestra.
Viktoria Mullova invece di violini ne ha due. Il più importante è lo Stradivari del 1723 chiamato “Jules Falk”, dal nome del violinista che l’ha posseduto dal 1907 fino alla scomparsa nel 1955. Con un altro Stradivari, sempre del 1723, di proprietà della Collezione di Stato dell’allora Unione Sovietica, la formidabile musicista russa aveva vinto invece nel 1980 il Concorso «Sibelius» di Helsinki e due anni dopo il Concorso «Čajkovskij» di Mosca, una delle più massacranti competizioni esistenti al mondo riservata a violinisti, violoncellisti e pianisti. Con i guadagni di una carriera lanciata subito ai massimi livelli da quell’impressionante uno-due, Viktoria Mullova riuscì nel giro di pochi anni ad acquistare il suo potente violino, uno dei migliori strumenti usciti dalle mani di Antonio Stradivari. Ma nel corso degli anni Viktoria ha allargato via via il perimetro dei suoi interessi, esplorando nuovi territori della musica e dello stile interpretativo. Pur mantenendo un saldo rapporto con il repertorio tradizionale, ha cominciato a fare esperienze di musica antica, d’improvvisazione jazzistica, di cross-over con il mondo del pop. Un altro violino era utile per affrontare esigenze espressive tanto diverse e così anche un bel Guadagnini è entrato nella scuderia di casa. Quest’ultimo sembrerebbe forse più adatto per esempio al concerto di Torino, dove la perfezione neoclassica del suo stile vigoroso deve dialogare con il colore, l’estro e l’emotività del violino di Giuliano Carmignola. I due musicisti, così diversi per temperamento e per storia professionale, si sono incontrati un po’ per gioco qualche tempo fa, ma hanno percepito l’energia particolare che sprigionava dalla loro alchimia, decidendo di sperimentare un programma a due non convenzionale con musica del Settecento e del Novecento.
Carmignola ha compiuto un lungo percorso nella musica barocca e del primo Classicismo, trovando qui finalmente la dimensione ideale per il suo stile istintivo e ricco di fantasia. Il suo strumento rispecchia quel mondo vibratile e palpitante che si ascolta nelle sue esecuzioni di Vivaldi e di Mozart. Carmignola suona un violino di Pietro Guarneri, fratello maggiore del grande Giuseppe detto “del Gesù”. Pietro, uno dei migliori esponenti della famosa dinastia di liutai cremonesi, andò in cerca di fortuna a Venezia verso il 1720, forse il centro di maggior attività musicale d’Europa in quegli anni. I numerosi violinisti della scuola di Vivaldi a Venezia e di Tartini a Padova cercavano strumenti dal suono brillante e cristallino negli acuti, rapidi nella risposta della corda, equilibrati di suono nel cantabile. I violini di Pietro rispondevano a quelle esigenze, allora come oggi, come si sente nel suono di Carmignola.
Il fratello minore Giuseppe, detto “del Gesù”, rimasto a Cremona nella bottega di famiglia, ebbe però un genio superiore. A differenza della maggior parte dei liutai, fece quasi soltanto violini, che suonavano con una forza e una dolcezza inarrivabili, come per esempio il famoso “Cannone” appartenuto a Paganini. Uno dei suoi strumenti più belli, appartenuto al grande violinista Bronislaw Huberman, è adesso nelle mani solo apparentemente fragili di Midori. La Fondazione Hayashibara, proprietaria dello strumento, ha deciso di prestare a vita il Guarneri del Gesù alla prima violinista giapponese di fama internazionale. In precedenza Midori Goto, questo il nome completo, aveva suonato (sempre in prestito) altri due Guarneri del Gesù, uno dei quali era appartenuto a Isaac Stern. Guarneri del Gesù è il liutaio classico per antonomasia, così come Midori incarna il tipo ideale dell’interprete del grande repertorio, in cima al quale si erge la guglia insormontabile del Concerto per violino di Beethoven.
Accanto alla scrupolosissima solista, che ha dimostrato nel corso di una carriera impeccabile di avere una dedizione assoluta al proprio lavoro, troviamo un giovane direttore, Antonello Manacorda, che ha smesso i panni del violinista. Manacorda è stato per anni il magnifico violino di spalla della Mahler Chamber Orchestra, fondata da Claudio Abbado con uno spirito nuovo e aperto verso il mondo della musica antica. Quella eccitante esperienza ha lasciato il segno anche sulla nuova attività di direttore d’orchestra, che Manacorda ha la fortuna di far lievitare lavorando con un ensemble ricco di storia come I Pomeriggi Musicali di Milano. Le esecuzioni della Mahler si distinguevano per una immancabile vitalità e per la capacità di rendere qualunque testo con un magistrale chiaroscuro musicale, una lezione imparata dall’esperienza pluridecennale dei musicisti dediti alle interpretazioni di stile filologico.
Alexander Janiczek ha una storia simile alla sua. Anche lui è entrato nel mondo della musica attraverso il violino, che ha suonato a lungo nella mitica Camerata Salzburg di Sandor Végh. Nato e cresciuto musicalmente a Salisburgo, Janiczek ha assorbito le tendenze tipiche della scuola mitteleuropea, dove si mescolano in maniera inestricabile disciplina e malinconia, rigore e abbandono languido. Finita la stagione della Camerata Salzburg, Janiczek ha tentato con successo la strada della direzione d’orchestra, senza rinunciare tuttavia a suonare lo Stradivari “Baron Oppenheim” messo a sua disposizione dalla Banca Nazionale Austriaca. Quello strumento in precedenza era stato suonato anche da Günther Pichler, primo violino del Quartetto Alban Berg, conservando forse la capacità di fondersi nel suono degli altri e di ascoltare la musica insieme. Queste sono le qualità che dal violino di Janiczek si spandono tra i leggii dei musicisti dell’Orchestra di Padova e del Veneto, per creare un suono leggero e trasparente come una bolla di sapone attorno al pianoforte di Pietro De Maria, prezioso interprete del mondo di Chopin.
mercoledì 4 febbraio
Conservatorio - ore 21
serie pari
Orchestra
I Pomeriggi Musicali
Antonello Manacorda direttore
Midori
violino
Musiche di Mendelssohn, Beethoven
mercoledì 11 febbraio
Conservatorio - ore 21
serie dispari
Viktoria Mullova
violino
Giuliano Carmignola violino
Musiche di C.P.E. Bach, Vivaldi, Haydn, Bartók, Leclair, Prokof’ev
mercoledì 18 febbraio
Conservatorio - ore 21
serie pari
I Virtuosi Italiani
Massimo Quarta
direttore e violino
Lilya Zilberstein pianoforte
Musiche di Chausson,
R. Strauss, Beethoven-Mahler
mercoledì 25 febbraio
Conservatorio - ore 21
serie dispari
Orchestra di Padova
e del Veneto
Alexander Janiczek
primo violino e direttore
Pietro De Maria
pianoforte
L'opera pianistica
di chopin