di Paolo Cairoli
Gewandhaus significa “casa degli abiti”: un nome che rimanda al commercio più che alla musica. E in effetti fu proprio dall’iniziativa
di sedici ricchi mercanti della città di Lipsia
che nacque nel 1743 il circolo musicale Grosses Konzert.
Inizialmente la società organizzava concerti in sale private, ma presto il successo fu tale da richiedere l’affitto del salone di un hotel, e successivamente la costruzione, nel 1781, di un’apposita sala con cinquecento posti nel Gewandhaus, il mercato dei lanaioli e dei fabbricanti di panni, da cui presero il nome sia il luogo sia l’Orchestra.
Nel 1789 vi suonò Mozart e nei primi anni dell’Ottocento al Gewandhaus videro la luce i due oratori di Haydn La creazione e Le stagioni, nonché il Concerto “Imperatore” di Beethoven.
Nel 1835 l’arrivo di Mendelssohn come Kapellmeister portò un ulteriore sviluppo: l’Orchestra acquisì definitivamente importanza internazionale e il suo repertorio si allargò sia verso la contemporaneità sia verso il passato, con la ripresa nel 1841 della Passione secondo Matteo di Bach, che segnò il primo passo della Bach Renaissance.
Ma furono moltissimi i nomi illustri a collaborare con il Gewandhaus: Weber, Liszt, Berlioz, e poi Mahler, Richard Strauss, Čajkovskij, Grieg, fino a Stravinskij, Furtwängler, Toscanini, Bernstein, Karajan e Barenboim.
Nel 1884 venne inaugurata una nuova sala da concerto e una successiva, l’odierna, venne costruita nel 1981 in forma di modernissimo anfiteatro con 1900 posti, dominato da un grande organo.
Oggi quest’Orchestra, una delle più antiche e prestigiose del mondo, è guidata da un italiano, Riccardo Chailly, che l’ha portata a nuovi traguardi e la dirige nell’appuntamento torinese per la stagione di Lingotto Musica.