di Fabrizio Festa
Uno dei tratti caratteristici della produzione musicale russa novecentesca è la maniera in cui viene vista la figura del compositore. Egli è in primo luogo un professionista, con una solida e robusta preparazione artigianale, sulla quale poi far crescere, in autonomia (ma tenendo conto dell'ambiente e di quanto accade intorno a lui, l'impianto teorico), un'estetica mai fine a se stessa. Così quello del compositore è di fatto un mestiere, e in quanto tale obbedisce alle regole di qualsiasi libera professione. Ci si dedica ai diversi generi della composizione con la medesima solerzia.
Prokof'ev, e come lui Sˇostakovicˇ, non sfugge alla regola. Musica “pura” o “applicata”, sinfonie o colonne sonore, concerti o balletti o opere, Prokof'ev profonde in ciascuna partitura tutto il suo artigianato, e molto spesso, anche una dose rilevante della sua arte. Insomma, non tratta i generi “minori” (sempre che tali si possano definire) con distrazione o persino con fastidio. Lo dimostrano i balletti (tra i quali spiccano le eccellenze di Romeo e Giulietta e Cenerentola), essendo la vicenda del balletto in Russia, peraltro, tutt'altro che marginale.
Il balletto e, di conseguenza, la musica per il balletto, nella Russia zarista e nell'Unione Sovietica è infatti protagonista, e intorno a esso si focalizza uno dei centri gravitazionali della produzione artistica di quel Paese. D'altronde proprio Prokof'ev, nel commentare la sua Cenerentola, non lascerà spazio a dubbi, ribadendo il legame con il passato: «Ho composto Cenerentola nel solco della tradizione del balletto classico russo». Balletto che aveva trovato nelle coreografie di Marius Petipa la sua massima espressione e che Sergej Diaghilev non solo non rinnegherà mai, ma anzi guarderà a esso come a un modello cui ispirarsi.
Sarà Diaghilev, del resto, per i suoi Balletti Russi a commissionare a Prokof'ev Le chout, che andò in scena nel 1921 a Parigi. Una gestazione durata cinque anni e nata proprio al momento del primo incontro tra lui e Prokof'ev. In quell'occasione Diaghilev, pur mostrando scarso interesse per la musica che il compositore gli mostrava, intuì comunque il suo genio e a lui pensò per aggiungere l'ennesima tessera a quel mosaico russo, che tanto successo gli aveva garantito. Così gli propose subito di mettersi a lavorare a un racconto popolare, La storia del buffone, che dell'idea diaghileviana tanto del balletto quanto del folklore russo è esempio perfetto. In scena, come detto, ci si andrà solo nel 1921 e soprattutto dopo che Diaghilev stesso pretese di rivedere la partitura. Il risultato fu un fiasco clamoroso. Era tramontata l'epoca del modernismo ed era già sorta l'alba del Neoclassicismo. Ciò non toglie che, invece, la partitura di Prokof'ev meriti la massima attenzione, segnalandosi per la sua tagliente energia.
Del tutto diversa la vicenda di Cenerentola. Sono passati trent'anni dall'incontro con Diaghilev e Prokof'ev vive in Unione Sovietica. È un compositore affermato e non più un giovane di belle speranze. Il committente è il Bol'sˇoj di Mosca, dove il balletto va in scena nel 1945. Ancora una fiaba, ma questa volta la fonte è il “classico” Perrault.
Il successo fu immediato, molte le repliche in patria, e subito Cenerentola cominciò a girare sui palcoscenici occidentali. Sull'onda non solo del successo, ma di una prassi consolidata, anche da questo balletto Prokof'ev trae ben tre suite, testimonianza evidente del favore con il quale la partitura era stata accolta dal pubblico.
Come per Romeo e Giulietta, Prokof'ev riesce a costruire una drammaturgia ballettistica organica e psicologicamente convincente. La trama si dispiega nella partitura ancor prima che nei gesti coreutici, come del resto risulta evidente all'ascolto delle Suite.
giovedì 12 febbraio
ore 20.30 - turno rosso
venerdì 13 febbraio
ore 21 - turno blu
Auditorium Rai
Arturo Toscanini
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Kirill Karabits direttore
Renaud Capuçon violino
Musiche di Musorgskij, Bruch, R. Strauss, Prokof'ev
giovedì 26 febbraio
ore 20.30 - turno rosso
venerdì 27 febbraio
ore 21 - turno blu
Auditorium Rai
Arturo Toscanini
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Yutaka Sado
direttore
Frank Peter Zimmermann violino
Musiche di Glinka, Szymanowski, Stravinskij, Prokof'ev