di Raffaele Mellace
Fanno tappa a Torino nella nuova tournée, ancora una volta per la stagione dell’Accademia «Stefano Tempia», gli Swingle Singers. Con l’occasione abbiamo fatto due chiacchiere con Kevin Fox.
Vogliamo svelare qualche meccanismo del prodigioso laboratorio vocale degli Swingle Singers? Come lavorate con musica nata per tutt’altra destinazione?
«Ricreare un lavoro strumentale con le nostre voci è al tempo stesso un divertimento e una sfida. L’aspetto più divertente (e più sorprendente per il pubblico) è l’arrangiamento di pezzi epici come il Bolero di Ravel, in cui cerchiamo di ottenere, appena in otto, lo stesso volume sonoro della grande orchestra. Fortunatamente abbiamo al nostro interno un ambito vocale molto esteso. La sfida consiste nello scegliere le parti essenziali dell’orchestrazione in modo che nulla manchi. È una sorta di trucco magico, che deriva anche dall’abilità di imitare esattamente i suoni di alcuni strumenti».
Nonostante la presenza di solisti appartenenti ad altre nazionalità, il nucleo del gruppo resta caparbiamente british: una caratteristica che si riflette in qualche modo sul vostro lavoro?
«Non sul piano linguistico, dato che cantiamo in molte lingue e spesso senza parole del tutto (il che è poi la cifra stilistica del gruppo). Tuttavia in Gran Bretagna siamo abituati a lavorare con stili musicali diversi: una qualità fondamentale per diventare uno Swingle Singer, dato che il nostro repertorio è così diversificato».
Il programma che sentiremo a Torino è fortemente caratterizzato dalla popular music. Qual è il vostro approccio a quel repertorio?
«Cerchiamo semplicemente musica che ci interessi, che funzioni bene a cappella. Nel caso della popular music contemporanea scriviamo arrangiamenti più “compositivi” di quelli di musica classica, ad esempio realizzando una nuova armonizzazione o cambiando il metro. L’effetto è sempre sorprendente: ovunque ci esibiamo, in Occidente o in Asia, il pubblico è felice quando cantiamo i Beatles e la maggior parte delle volte canta ogni canzone insieme a noi».
Non mancherà neppure l’opera, peraltro, con il Lamento didoniano di Purcell. Cosa occorre attendersi?
«Lo stile non sarà certo operistico e l’accompagnamento orchestrale sarà reso in termini originali, tuttavia si cercherà di dar vita all’emozione che il compositore aveva concepito. Una pagina così intensa non potrà che permeare di sé l’esecuzione sul piano emotivo già soltanto grazie al testo e alla natura dell’invenzione melodica».
Una chicca del nuovo programma?
«La tournée propone, dal nostro nuovo cd Ferris Wheels, il brano Unravel di Björk, di cui il collega canadese Aaron Jensen ha realizzato un arrangiamento molto dissonante e ricco di effetti vocali. Il paesaggio sonoro che ne deriva è etereo, le voci sembrano provenire da punti diversi della sala e il pubblico, per quanto conservatore possa essere, ne è entusiasta».
lunedì 9 febbraio
Tempio Valdese
ore 21
LA SCUOLA ROMANA
NELLA MUSICA
DI CARISSIMI
Musiche di
Carissimi, Stradella, Mazzocchi, Charpentier
Sembra incredibile che nessuna delle opere di Carissimi sia stata pubblicata a stampa durante la sua vita, se si pensa alla grande popolarità goduta dalla sua musica in tutta Europa. Oggi abbiamo la fortuna di poter ascoltare lo Jephte di Carissimi grazie alle copie realizzate dai suoi stessi allievi, numerosi e affezionati, che arrivavano da tutta Europa attratti dalle sue eccezionali doti di docente.