gennaio 2009

l' editoriale


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Un'orchestra per YouTube

CampograndeL’idea è fresca, disinibita e leggera così come sanno essere i surfisti della contemporaneità. Consiste nel selezionare attraverso internet i membri di una futura YouTube Simphony Orchestra, che si ritroverà a suonare alla Carnegie Hall di New York il prossimo aprile sotto la bacchetta di Michael Tilson Thomas.
L’aspetto interessante è il meccanismo in sé. YouTube – il celebre sito che diffonde video su internet – ha chiesto di comporre un breve brano per orchestra a Tan Dun, il celebre compositore
cino-americano (che a Torino abbiamo scoperto molti anni fa grazie a Settembre Musica). Lui l’ha fatto, creando una pagina di appeal immediato, nella quale si alternano un po’ di colonna sonora hollywoodiana, qualche vaga memoria orientale e una citazione esplicita dall’Eroica di Beethoven – non a caso la composizione si intitola Internet Symphony n. 1 “Eroica”.
La London Symphony Orchestra, diretta dallo stesso Tan Dun, lo scorso ottobre l’ha incisa e filmata, e tutti possono dunque sentirla sul web.
Chi desiderava candidarsi per far parte della YouTube Symphony Orchestra (la dead-line era il 28 gennaio scorso) poteva poi scaricare gratuitamente un file con la parte per il proprio strumento, provare di fronte a un ulteriore video che inquadrava Tan Dun frontalmente, come lo si vedrebbe se si facesse parte di un’orchestra da lui diretta e, una volta pronto, videoregistrarsi inviando poi la propria candidatura a YouTube.
Lo hanno fatto in tanti: nel momento in cui andiamo in stampa con questo numero di “Sistema Musica” si possono già sbirciare i primi musicisti che, di fronte a un computer (con dentro Tan Dun che dirige) suonano la loro parte.
Di quest’idea mi piacciono tre aspetti. Il primo è che, per farsi pubblicità, un sito di successo fonda un’orchestra (vi rendete conto?).
Il secondo è che, anziché mettere in repertorio la Jupiter di Mozart, chiede a un compositore vivente di scrivere un brano ad hoc.
Il terzo è che qui la tradizione classica è trattata seriamente, con rispetto: magari lo stile di Tan Dun non vi piace, ma non c’è dubbio che lì dietro c’è la nostra storia, ci sono gli strumenti che amiamo, c’è un uso profondo della scrittura (la musica classica è una musica scritta!), non ci sono scorciatoie elettroniche: per una volta la tecnologia si mette totalmente al servizio di un mondo che dovrebbe esserle estraneo e, giustamente, i giovani musicisti accorrono, con allegria, professionalità, entusiasmo.
Non vi sembra una bella cosa?