Intervista
«Un artista che non abbia come fine ultimo l’imitazione, sia pure artistica, ma sia un creatore che voglia e debba esprimere il suo mondo interiore, vede con invidia che queste mete sono state raggiunte naturalmente e facilmente dall’arte più immateriale, la musica. È comprensibile che si volga ad essa e tenti di ritrovare le stesse potenzialità nella propria arte». Kandinsky nel 1912 aveva capito perfettamente in che direzione sarebbe andato il Novecento: il contatto tra sensi e arti differenti. Per questo la scelta di intitolare un Quintetto a Kandinsky sembra già un manifesto di interdisciplinarità: il gruppo, fin dalla sua fondazione avvenuta nel 1994, punta sui contatti tra la musica e le sue sorelle. Ne abbiamo parlato con Matteo Salerno, flautista del gruppo.
I vostri programmi prevedono spesso aperture alla letteratura e alle arti figurative: come definireste il vostro gruppo nell’ambito del panorama musicale contemporaneo?
«Lo descriverei come un gruppo che ha visto nell’interdisciplinarità una fonte di ispirazione per creare nuovi progetti. Credo che oggi vi sia una reale esigenza di inventare nuove forme di performance, volte a dialogare con il pubblico. Ciò che coinvolge più settori artistici attira maggiormente l’interesse della nostra platea, oltre a essere uno stimolante esercizio per musicisti come noi, dalla formazione prettamente accademica».
Il gruppo è nato nel 1994. Sono già passati quindici anni; siete cresciuti in un certo senso insieme: come siete cambiati in tutto questo tempo?
«L’entusiasmo è rimasto invariato. C’è ancora la voglia di trovarci a leggere nuova musica, pensiamo sempre a nuovi progetti. Oggi noto che proviamo passione e rispetto sinceri verso ciò che facciamo e mi piace rilevare la ricerca continua di un dialogo fatto di emozioni, parole e musica».
Quali sono i vostri progetti futuri?
«Oltre ad alcuni concerti cameristici in diverse città d’Italia, svolgiamo un’intensa attività musicale per i ragazzi finanziata dalla Fondazione Perugia Musica Classica. Abbiamo da poco ultimato un progetto multimediale assieme al fumettista Daniele Panebarco che si intitola Il pifferaio variopinto di Hamelin e che prevede l’interazione di video, musica e voce recitante; questo è uno dei lavori che ci impegnerà maggiormente nel prossimo futuro».
Per Lingotto Musica suonate in una stagione dedicata ai giovani; come fare per creare un nuovo pubblico?
«Domanda difficilissima. In ogni città d’Italia, ma spesso anche all’estero, constatiamo che l’età del pubblico è sempre molto alta. Sicuramente si deve lavorare per rendere più familiare la musica classica ai ragazzi: bisogna riempire una grave lacuna nei mezzi di comunicazione di massa. Probabilmente l’attività che facciamo nelle scuole, nel tempo, contribuirà a rendere meno lontana una sala da concerto per un giovane che si vuole avvicinare alla musica».
Il vostro programma propone tutte musiche tratte da lavori operistici: invidia del palcoscenico?
«Sicuramente abbiamo subito tutti il fascino del palcoscenico, ma la scelta di questo programma è dettata dalla voglia di divertirsi assieme al pubblico, rivivendo molte delle melodie più note del grande repertorio operistico».
Che mi dice della Fantasia sul Barbiere di Siviglia di Giulio Briccialdi?
«È un’opera di grande virtuosismo per flauto e clarinetto, basata su alcune delle più celebri arie dell’opera. Teniamo molti dei nostri concerti in Umbria e, visto che Briccialdi era di Terni, inseriamo spesso alcuni suoi brani nelle nostre programmazioni». (a.m.)
lunedì 23 novembre
Sala Cinquecento Lingotto
ore 20.30
Giovani per tutti
Quintetto Kandinsky
Mozart
Ouverture da
Il flauto magico K. 620
Rossini
Tarantella
Mendelssohn
Sogno di una notte
di mezza estate
Verdi
Ouverture da Nabucco
Bizet
Suite da L’Arlésienne
Briccialdi
Fantasia sul
Barbiere di Siviglia
Gershwin
Suite da Porgy and Bess