novembre 2009

unionemusicale


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Intervista

Trio Debussy
Da Haydn a Paolo Conte, vent’anni in un Festival

di Angelo Chiarle

Trio Debussy«Belli da sentire, belli da vedere, belli da conoscere. Questo Trio, onore e vanto di Torino, è tutto sensibilità e seduzione interpretativa, risultato di una sbalorditiva tecnica strumentale e di una esemplare unione umana e culturale». Un giudizio lusinghiero, a dir poco. Specie quando a formularlo è un ex-avvocato, un artista eclettico, sei Targhe «Tenco», una laurea honoris causa… «L’averli incontrati e l’essere diventato loro amico sono per me privilegi impagabili», aggiunge quasi commosso Paolo Conte.
In effetti, sono ormai vent’anni che Piergiorgio Rosso, Francesca Gosio e Antonio Valentino hanno fuso insieme il loro entusiasmo per studiare il repertorio del trio con pianoforte perfezionandosi con il Trio di Trieste e il Wiener Schubert Trio. Maestri insigni. Diplomi brillanti, come quello in musica da camera cum laude a Vienna. Premi prestigiosi, come la vittoria al Concorso Internazionale per complessi da camera Premio Trio di Trieste del 1997. Una carriera concertistica intensissima, con “ospitate” di lusso presso importanti società concertistiche (Torino, Trieste, Siena, Palermo, Perugia, Firenze, Roma, Genova, Bologna, Verona, Napoli, Valencia). Un paio di cd con repertorio inedito. Recensioni lusinghiere: «una trasparenza di suono, una gamma dinamica, una determinazione nella scelta dei colori e nella traduzione lucidissima delle quantità, una vitalità gioiosa e un’intelligenza musicale che non esitiamo a definire ideali», «tecnica stupefacente», «affiatamento e maturità interpretativa», «proprietà stilistica assoluta». Curiosiamo un po’ nel backstage insieme con Francesca Gosio.

Che bilancio le viene da fare di questo vostro primo ventennio di Trio?
«Anche solo dieci anni fa non avremmo pensato di percorrere certe strade che poi sono state percorse. Nel campo della musica da camera molto spesso chi la dura la vince. Il problema grosso dei gruppi è che si sciolgono o che cambiano elementi. Nel nostro caso fortunatamente abbiamo proseguito – e ci auguriamo di proseguire ancora a lungo – sempre nella stessa formazione. Questo ha fatto sì che gli sviluppi siano stati paralleli per quanto riguarda la curiosità, il piacere di guardarsi intorno e di scoprire nuove rotte».

Qual è il vostro “punto di forza”?
«Non c’è mai qualcosa di cui siamo contenti in assoluto: nel momento in cui incidiamo un pezzo è già subito vecchio, superato. Siamo contenti di poter proseguire, di ripartire ogni volta e cercare di migliorare. Non si arriva mai: è un processo che va all’infinito. Mi ricordo che il nostro insegnante, Amedeo Baldovino, ci raccontò che, quando entrò a far parte del Trio di Trieste, rimase stupito da come una volta fosse stata rimessa in discussione una partitura eseguita ormai da decenni in tutte le sale del mondo. Il punto di forza è non avere punti d’arrivo e cercare continui rilanci. Chi si accontenta è perduto».

Alla città di Torino spetta senza dubbio il merito di aver sempre sostenuto e incoraggiato sì nobile e faustiano slancio artistico. Grazie alla lungimiranza dell’Associazione De Sono prima, che ha consentito al Trio Debussy di studiare a Vienna, dell’Unione Musicale poi, che già nel 1994 lo scelse come complesso in residence, e che quest’anno gli offre uno spazio assai ampio e importante nel suo cartellone.

Come è nata l’idea di questo Festival?
«Abbiamo voluto fare un po’ il punto della nostra attività, che non è stata “classica” in senso stretto. In questi ultimi anni la nostra progettualità è cresciuta. È un po’ come se nella prima parte del nostro cammino noi avessimo sperimentato e cementato il buono sui classici. Poi ci siamo voltati a guardare cosa c’è all’orizzonte, per capire cosa possa essere ancora oggi un trio con pianoforte. Così abbiamo esplorato altre zone, dall’avanguardia a zone “trasversali”, come la collaborazione con il gruppo zigano Manomanouche, alla collaborazione con Paolo Conte. Abbiamo progettato queste sei serate per dare una serie di “quadri” delle varie attività in cui si è cimentata la nostra formazione».

Un raro fiore all’occhiello è la nuova collaborazione con Paolo Conte, come spiega lui stesso: «Per la realizzazione di questo concerto devo affettuosamente ringraziare i miei fedeli scudieri Daniele Di Gregorio, Jino Touche e soprattutto Massimo Pitzianti, alla cui meticolosa maestria sono dovuti gli adattamenti strumentali – e spirituali – che l’occasione ha richiesto».
«Sono brani inediti in prima esecuzione assoluta – precisa Francesca Gosio –. Sono dei lavori scritti sulle sue canzoni. Non si tratta di trascrizioni. Alcuni suoi spunti vengono riproposti come musica strumentale».

E circa l’esplorazione zigana con i Manomanouche? Da poco avete anche pubblicato un disco con loro…
«Anch’essa nasce grazie a Massimo Pitzianti, che è l’elemento comune a tutti questi gruppi. All’inizio sembrava impossibile lavorare su un codice comune con loro, che suonano musica totalmente improvvisata. Noi invece sia­mo abituati a leggere un testo e a decifrarlo con molta cura. Abbiamo allora deciso di scrivere delle improvvisazioni nostre sulla musica composta da Nunzio Barbieri. Il risultato sperimentale riscuote sempre molto successo. In questa serata prima proponiamo lavori ispirati alla musica ungherese zigana scritti dai grandi compositori, poi ci accostiamo a queste opere scritte da Barbieri; si tratta di una collaborazione assolutamente inedita! Sarà curioso anche soltanto l’accostamento delle due chitarre manouche, del contrabbasso, del bandoneón o della fisarmonica».

Molto particolare anche la serata con Davide Livermore…
«Con lui eseguiremo un lavoro del compositore americano Aaron Jay Kernis sul testo delle Quattro stagioni della cucina futurista di Marinetti tradotto in inglese. Abbiamo chiesto all’autore di poterlo riportare alla lingua originale: lui si è dichiarato ben contento. È una composizione molto speciale, un lavoro assolutamente godibile. Il testo di Marinetti è ironico e divertente. Livermore poi è davvero molto bravo!»

La musica contemporanea è, in effetti, uno dei vostri cavalli di battaglia, come testimonia anche l’ultimo concerto del Festival…
«Una tra le varie esplorazioni che ci diverte fare in effetti è quella sul repertorio contemporaneo. Ci siamo accorti che il repertorio per Trio era rimasto fermo alle grandi opere del Novecento, cioè a Ravel e Šostakovicˇ, che peraltro riproponiamo in questo festival. Oggi difficilmente i compositori si cimentano in lavori per trio con pianoforte. A Pinerolo, organizzando la rassegna Tra Futuro & Passato, ogni anno commissioniamo a cinque compositori un pezzo inedito. I brani di Correggia e di Colla sono stati scelti fra i tanti che sono stati composti per noi. Alberto Colla è anche il nostro compositore in residence da quando l’abbiamo conosciuto: a lui ogni an­no chiediamo un pez­zo. Di Correggia e di Colla ci piace molto il fatto che non hanno paura di essere espressivi: le loro composizioni sono sempre ricche di emozioni. È molto bello scavare al loro interno: sono ricche e profonde».

«Anticipazione operativa in­dividuale o collettiva d’un fu­turo desiderato». La libera, estrosa e divertita progettualità del Trio Debussy sarebbe davvero un bel caso di studio per Jean-Pierre Boutinet, fine antropologo della moderna société à projets.
Basti per ora l’arguto mot d’esprit di Paolo Conte: «Se per la mia musica vale sempre la mia vecchia definizione, che tanto era piaciuta ai francesi, di confusion mentale fin de siècle, il Trio Debussy e i suoi ospiti ci sguazzino dentro come pesci felici, portando ordine e disordine, spruzzi e cavalloni: viva la musica!».




FESTIVAL TRIO DEBUSSY

domenica 8 novembre
Conservatorio - ore 16.30
serie didomenica
Trio Debussy
Pierre Steeve Jino Touche contrabbasso
Massimo Pitzianti fisarmonica, bandoneón
Daniele Di Gregorio vibrafono, percussioni
Musiche di Piazzolla, Ravel, Paolo Conte

martedì 10 novembre
Teatro Vittoria - ore 20
Trio Debussy
Manomanouche
Musiche di Haydn, Brahms, Monti, Barbieri, Pitzianti

mercoledì 11 novembre
Conservatorio - ore 21
serie pari
Trio Debussy
Musiche di Brahms, Schubert

sabato 14 novembre
Teatro Vittoria - ore 20
Trio Debussy
Davide Livermore
voce recitante

Musiche di Pärt, Schumann, Kernis

martedì 17 novembre
Teatro Vittoria - ore 20
Trio Debussy
Musiche di Haydn, Martin, Šostakovicˇ

sabato 21 novembre
Teatro Vittoria - ore 20
Trio Debussy
Olga Arzilli
viola
Samuele Sciancalepore contrabbasso
Musiche di Correggia, Colla, Schubert