Sette adagi e un terremoto. Le disposizioni richieste dai canonici della Cattedrale di Cadice erano precisissime, ma sicuramente audaci e innovative. Lo stesso Haydn dovette rimanere molto impressionato, al punto che accettò senza esitazioni, consegnandosi agli strettissimi vincoli di quest’oratorio sui generis.
Per il rito del Venerdì Santo era infatti prevista la semplice lettura delle ultime parole del Cristo sulla croce, accompagnata da un breve commento del celebrante. Per favorire la concentrazione e la riflessione dei fedeli, ciascun passo doveva essere seguito da un adagio strumentale; l’orchestra avrebbe infine concluso il percorso con l’evocazione del terremoto suscitato dalla morte di Gesù.
Il genio di Haydn si spinge ben oltre i limiti prescritti e dà vita a una materia sonora in continua trasformazione, che si dibatte vertiginosamente fra umanità dolente e beatitudine celeste. La singolare partitura venne eseguita nella Settimana Santa del 1787, suscitando una grandissima impressione e diffondendosi in tutta Europa nelle successive versioni per pianoforte e per quartetto d’archi. (a.t.)