novembre 2009

unionemusicale


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La rivoluzione dei Trii di Haydn

Fra il 1784 e il 1789 l’incandescente ardore rivoluzionario di Franz Joseph Haydn appiccava fuoco a qualsiasi genere strumentale su cui posasse lo sguardo. In questi an­ni, il genio del compositore te­desco investì l’or­ganico da camera meno prestigioso, ma anche il più frequentato nei salotti dei dilettanti: il trio per archi e strumento a tastiera. Non era infatti un evento raro assistere a riunioni familiari che prevedessero incerte esecuzioni per violino e violoncello di giovani rampolli della nobiltà, accompagnate e sostenute dalle cure materne di un cembalo (ruolo tradizionalmente ricoperto dalle madri).
Nei Trii scritti in questo cruciale quinquennio – per la precisione dal n. 5 al n. 14 – Haydn spazza via ogni forma di dilettantismo da questo genere musicale così sottovalutato. Le parti per violino e per tastiera richiedono risorse tecniche ed espressive assolutamente fuori del comune.
Il Trio n. 7 prevede una parte violinistica da suonare esplicitamente “sopra una sola corda”, soluzione timbrica assolutamente inedita. Ap­paiono inoltre indicazioni espressive impossibili da eseguire per un clavicembalo. Le risorse sonore del fortepiano sono ormai indispensabili, ma le sonnolente compagini familiari avranno bisogno di qualche anno ancora per accorgersene. (a.t.)




domenica 29 novembre
Conservatorio - ore 16.30
serie didomenica, l’altro suono
L’Astrée
Gruppo cameristico dell’Academia Montis Regalis

Haydn
Trio Hob. XV n. 5
Trio Hob. XV n. 10
Trio Hob. XV n. 9
Trio Hob. XV n. 7