Fra il 1784 e il 1789 l’incandescente ardore rivoluzionario di Franz Joseph Haydn appiccava fuoco a qualsiasi genere strumentale su cui posasse lo sguardo. In questi anni, il genio del compositore tedesco investì l’organico da camera meno prestigioso, ma anche il più frequentato nei salotti dei dilettanti: il trio per archi e strumento a tastiera. Non era infatti un evento raro assistere a riunioni familiari che prevedessero incerte esecuzioni per violino e violoncello di giovani rampolli della nobiltà, accompagnate e sostenute dalle cure materne di un cembalo (ruolo tradizionalmente ricoperto dalle madri).
Nei Trii scritti in questo cruciale quinquennio – per la precisione dal n. 5 al n. 14 – Haydn spazza via ogni forma di dilettantismo da questo genere musicale così sottovalutato. Le parti per violino e per tastiera richiedono risorse tecniche ed espressive assolutamente fuori del comune.
Il Trio n. 7 prevede una parte violinistica da suonare esplicitamente “sopra una sola corda”, soluzione timbrica assolutamente inedita. Appaiono inoltre indicazioni espressive impossibili da eseguire per un clavicembalo. Le risorse sonore del fortepiano sono ormai indispensabili, ma le sonnolente compagini familiari avranno bisogno di qualche anno ancora per accorgersene. (a.t.)