novembre 2009

accademiacoralestefanotempia


Torna all'indice dei contenuti

Händel
La colonna sonora della monarchia inglese

di Andrea Malvano

Coro e Orchestra dell’Accademia Corale «Stefano Tempia»C’è qualcosa nella musica di Händel che fa venire la voglia di alzarsi in piedi per cantare a squarciagola God save the Queen. Difficile da spiegare; ma succede, eccome. Basta prendere un documentario qualsiasi sulla monarchia inglese per rendersene conto: Händel è una colonna sonora quasi ineliminabile. E succede lo stesso anche con i grandi matrimoni della famiglia reale: la scelta musicale è sostanzialmente obbligata.
Eppure il fatto è piuttosto curioso; già, perché Händel non era affatto nato in Gran Bretagna, ma nella teutonica Halle, a due passi da Lipsia: la sua formazione si era sviluppata interamente tra la Sassonia e Amburgo (senza dimenticare il lungo soggiorno italiano, naturalmente). Solo nel 1710, a venticinque anni suonati, aveva attraversato per la prima volta la Manica. Non è che da Londra fossero arrivate particolari offerte di lavoro; ma Händel non era tipo da gavette; la lenta ascesa di Bach alla volta dell’incarico prestigioso non faceva proprio per lui. E allora ecco l’occhio lungo di quelli che sono nati per fare strada: l’Inghilterra pativa la mancanza di una guida musicale fin dai tempi, ormai lontani, di Purcell. Perché non approfittare di quella grave lacuna? Da quelle parti c’erano palazzi e teatri sontuosi che non vedevano l’ora di eleggere un loro beniamino. Händel non ci pensò due volte e nel 1713 si trasferì definitivamente in Inghilterra.
Naturalmente nella Londra di Giorgio I e Giorgio II non fu una passeggiata; lì la concorrenza tra le grandi istituzioni teatrali era spietata. Ma Händel seppe adattarsi alla situazione con un sorprendente spirito imprenditoriale: sapeva ascoltare le esigenze del pubblico, senza per questo annichilire la sua ispirazione creativa. Quella gente aveva bisogno di musica imponente, arte in grado di celebrare i fasti di una potenza militare che stava andando alla conquista del mondo. E Händel sapeva rispondere a quell’esigenza come pochi; nessun altro sarebbe stato in grado di unire intento encomiastico, eleganza e ricercatezza tecnica con la stessa facilità.
Le grandi occasioni, quindi, erano il piatto forte. Basti pensare alla Music for the Royal Fireworks. Era il 1749; Giorgio II voleva celebrare la Pace di Aquisgrana, l’evento che un anno prima aveva posto fine alla Guerra di Successione Austriaca, con la conseguente ascesa al trono di Maria Teresa, protetta di lusso della corona inglese.
Il sovrano voleva una pagina per soli “strumenti di guerra”, ovvero i fiati, e Händel presentò una partitura che richiedeva la presenza di un centinaio di esecutori: qualcosa come 24 oboi, 9 corni, 9 trombe e così via. Musica en plein air, è chiaro; ma di una scrittura così raffinata da funzionare perfettamente anche nella versione da concerto, con organico ridotto.
Anche The King shall rejoice è frutto di un’occasione celebrativa: la vittoria riportata da Giorgio II a Dettingen contro i francesi nel 1743; si tratta di un anthem, il brano vocale che gli inglesi prediligevano per solennizzare i grandi eventi civili e liturgici. Händel ci dà dentro con trombe e fanfare, ma il risultato non è una pagina retorica che si accontenta di giubilare con strepito: le parti vocali sono dense di sorprese illuminanti, il contrappunto è solido come in una messa e anche le sezioni più violente non perdono mai il senso dell’eleganza.
Stesso discorso vale per l’altra partitura scritta da Händel per la vittoria di Dettingen, il Te Deum per soli, coro e orchestra. L’impressione è quella di ascoltare una musica che non riesce a trattenere la voglia di gridare di gioia, proprio come se il compositore si identificasse sul serio nell’impresa di Giorgio II. Ed è forse proprio questo il segreto di Händel: sentire con il cuore gli eventi altrui. Spiegazione possibile a quella voglia incontrollabile di celebrare la potenza inglese.




lunedì 16 novembre
Teatro Carignano - ore 21
Coro e Orchestra dell’Accademia Corale «Stefano Tempia»
Coro Eufoné
Guido Maria Guida direttore
Michele Frezza
Alessandro Ruo Rui
maestri del coro
Angelo Galeano controtenore
Vladimir Jurlin
basso

HÄNDEL.
FESTA BAROCCA

Händel
Music for the Royal Fireworks HWV 351
The King shall rejoice, anthem HWV 265
Te Deum HWV 283