Intervista
Daniele Damiano, formatosi al Conservatorio di Torino, è uno dei migliori fagottisti al mondo. Dopo essere stato primo fagotto dell’Orchestra Rai nella sua città, ha ricoperto la stessa carica presso i Wiener Symphoniker, per poi fare il grande salto nel 1987, quando venne scelto come prima parte dei Berliner, ruolo che ricopre tutt’oggi. All’attività orchestrale ha affiancato con grande
successo anche quella di camerista, eseguendo, tra le altre cose, i Quintetti di Mozart e Beethoven con Daniel Barenboim, incisi in un disco pluripremiato dalla critica. Ritorna a Torino per un concerto da solista con l’Accademia «Stefano Tempia», ed è per parlare di questo appuntamento che lo abbiamo intervistato.
Maestro ma come mai Vivaldi, che era un gran violinista,
scrisse così tanti Concerti per fagotto?
«Esattamente non si sa. Si può supporre con buona sicurezza, però, che tra le allieve dell’Ospedale della Pietà, di cui Vivaldi era il responsabile musicale, ci fossero alcune brave fagottiste, o una più brava e più carina delle altre. Fatto sta che egli compose trentanove
Concerti per questo strumento, tutti decisamente impegnativi.
Alcuni erano molto complicati dal punto di vista tecnico, perché richiedevano alla mano posizioni inusuali, quelle dette “a forchetta”, così frequenti nella diteggiatura del fagotto barocco. Con il fagotto moderno
le chiavi semplificano notevolmente certi passaggi, ma i Concerti restano il banco di prova (insieme a quelli
di Mozart e di Weber) per tutti gli strumentisti».
Che cosa ci dice di questo antenato dello strumento moderno, il fagotto barocco?
«Era costruito innanzitutto con un legno diverso, faggio o palissandro, invece dell’acero usato per gli strumenti attuali. Non mi sono mai interessato
più di tanto alla pratica di questo tipo di strumenti, un po’ perché il repertorio
dell’orchestra in cui lavoro è diverso da quello barocco e poi perché, ascoltando in concerto il suono del fagotto antico, l’ho trovato così poco udibile
da chiedermi se valesse la pena riesumare un simile arnese. Tra gli strumenti moderni c’è il basson francese
che ha un timbro più stretto, simile a quello dei fagotti barocchi, ma è comunque un’altra cosa, avendo quello una facilità nell’emissione degli acuti che questi non avevano di certo».
Come mai ha scelto proprio questi due Concerti di Vivaldi?
«Il Concerto in mi minore è il più conosciuto ed eseguito del gruppo. È anche il più lungo di tutti, essendo alquanto sviluppato e articolato
tematicamente. L’ho scelto anche per via dei molti passaggi melodici e per un certo senso pittorico che si sprigiona dalla partitura,
come se anche qui, come nelle Stagioni, Vivaldi avesse tratto ispirazione dalla natura per comporre la sua musica. All’inizio, per esempio, ci sono delle ondate di trentaduesimi
che ricordano il movimento del mare. Il Concerto in re minore è invece molto diverso, più breve e scattante, è molto virtuosistico ».
Dopo la grande stagione barocca e preromantica,
bisognerà aspettare il Novecento
per avere altre pagine di rilievo per il repertorio solistico; penso ad esempio a Hindemith.
«Sì, è così. Il grande rimpianto di ogni fagottista è la morte di Poulenc, spirato proprio
mentre stava scrivendo le prime battute
della sua Sonata per fagotto. Il pezzo di Villa-Lobos che ho messo in programma è del 1933 e si tratta di un brano molto pittoresco. Anche in questo caso è evidente
che il compositore si è ispirato alla natura,
alla giungla tropicale con il canto dei suoi uccelli e lo strisciare dei serpenti. È in tempo di danza (la Ciranda è una danza folkloristica che si balla in cerchio) e il suo tema principale, come dice il titolo, è di sette note. Inizia in modo molto ritmato, ma poi questa esaltazione si stempera a poco a poco in un bellissimo finale molto cantabile, ma assai impegnativo per l’interprete
che deve tenere note lunghe con lo stesso fiato». (a.b.)
Provincia di Torino
ORGANALIA PER LA SINDONE
sabato 17 aprile ore 21
Susa - Cattedrale di San Giusto
domenica 18 aprile ore 17
Chambery - Cathédrale
de Saint François-de-Sales
venerdì 23 aprile ore 21
Pinerolo - Cattedrale di San Donato
sabato 24 aprile ore 21
Ivrea - Cattedrale di Santa Maria Assunta
domenica 25 aprile ore 21
Torino - Chiesa Parrocchiale
del Santo Volto
Coro dell’Accademia «Stefano Tempia»
Corale Polifonica di Sommariva Bosco
Michele Frezza direttore
Adriano Popolani maestro del coro
Marco Limone organo
Perosi Te Deum
Bossi Meditazione in una cattedrale
Renzi Amica stella naufragis
Matthey Toccata – Carillon
Perosi Missa Pontificalis I
Confitebor tibi Domine
Magnificat in la bemolle maggiore