febbraio 2010

unionemusicale


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Krystian Zimerman e Chopin
Musica ai confini del tempo

di Andrea Malvano

ZimermanPensando al pianismo di Krystian Zimerman viene in mente una celebre espressione usata da Schumann per alludere alla Sinfonia “Grande” di Schubert: divine lunghezze.
L’affermazione si riferiva a una sintassi sinfonica, del tutto nuova nel 1839, che prefigura le vaste lande sinfoniche di Mahler: una concatenazione di eventi che scava al di sotto del profilo cosciente, facendo emergere un flusso di idee impossibile da spiegare in maniera consapevole. Ma può essere interessante tentare un’applicazione dello stesso concetto anche all’ambito interpretativo.
Naturalmente il primo pensiero va alle lancette dell’orologio: lo Chopin di Zimerman, ad esempio, si muove sempre ai confini del tempo, supera quei muri cronometrici che segnano le consuetudini esecutive.
Zimerman è come quei ciclisti che sfidano le leggi della fisica: rallenta fino a raggiungere gli estreCassadòmi della staticità, ma la sua bicicletta non cade mai. E questo perché ogni estremo, nelle sue interpretazioni, trova una compensazione, un equilibrio dettato da quell’arte del “rubato” che non può mancare nella tavolozza di un grande interprete.
Proprio come accade nella sintassi di Schubert, le dilatazioni di Zimerman non sono mai eccessive, ma sempre pienamente giustificate dal contesto nel quale prendono forma: ora per evidenziare un aspetto dell’armonia, ora per scovare un reperto polifonico che sfugge alla superficie della partitura, ora per aprire uno squarcio su un contenuto che richiede un momento di meditazione. È questo l’unico modo per far diventare divina una lunghezza, trovandole sempre una giustificazione radicata in una riflessione approfondita; quei furbeschi ritardi che, come diceva Debussy, servono solo per spingere le signore a mettere mano al fazzoletto non hanno nulla a che vedere con il linguaggio stilistico di Zimerman. La distanza è siderale anche da quei pianisti attanagliati dall’horror vacui dei momenti contemplativi, quelli che sembrano suonare con la fretta di arrivare alla doppia stanghetta finale. Zimerman non ha mai fretta; ed è proprio questo uno dei primi segreti dei grandi interpreti.
Naturalmente il fatto di essere nato in Polonia ha un peso in tutto questo discorso; non c’è repertorio migliore di quello chopiniano per lavorare sul rubato, con quei continui cambi di marcia che rischiano di mandare fuori strada il pianista a ogni curva. Tutta roba che non è scritta in partitura e che solo una straordinaria sensibilità artistica è in grado di leggere nel non detto di una composizione.
Ed è forse proprio per questo motivo che Zimerman dice di non sentirsi un esperto di Chopin; certo, probabilmente ha dovuto studiarlo meno degli altri, ma solo perché quel repertorio pulsa nelle sue vene da sempre; e certe cose non si imparano sulla carta.

Gnocchi-Vacatello, duo d’eccellenza

Galeotta fu Londra. Era il 2007: Giovanni Gnocchi (cremonese, classe 1977) e Mariangela Vacatello (napoletana, classe 1982), entrambi in Inghilterra per motivi
di studio, hanno fuso i loro talenti nel nome della musica da camera, debuttando con successo nel marzo dello stesso anno alla Wigmore Hall, nell’ambito del prestigioso Parkhaus Award.
Già molto affermati come solisti nelle più rinomate sale italiane ed europee con puntate anche oltreoceano, Gnocchi e Vacatello hanno alle spalle importanti concorsi nazionali e internazionali: «Queen Elisabeth» nel 2007 e «Busoni» nel 2005 lei, Primavera di Praga, «Janigro », «Haydn» lui. Entrambi si sono formati con eccellenti didatti. Per Mariangela il primissimo fu Aldo Tramma, poi Scala e Rattalino all’Accademia di Imola, Risaliti e Bordoni al Conservatorio di Milano, infine Merlet ed Elton per i perfezionamenti a Parigi e a Londra. Giovanni si è diplomato con Simoncini, poi gli studi con Filippini, Brunello e Bronzi e il perfezionamento con Clemens Hagen.
In duo si esibiscono all’Unione Musicale per la prima volta con un programma “esemplare” per questa formazione: da Beethoven a Cassadò, passando per Schumann, Rachmaninov e Granados. (c.f.)




venerdì 5 febbraio
Auditorium del Lingotto
ore 21
serie dispari

Krystian Zimerman
pianoforte

Chopin
Sonata in si bemolle
minore op. 35
Sonata in si minore
op. 58


domenica 14 febbraio
Alba - Auditorium
Fondazione Ferrero
ore 16.30
serie didomenica

Giovanni Gnocchi
violoncello
Mariangela Vacatello pianoforte

Musiche di Beethoven, Schumann, Rachmaninov, Granados, Cassadòmi