febbraio 2010

unionemusicale


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L’enfant et les sortilèges
La grande arte di Ravel nello stile di un cartoon

di Alberto Mattioli

Farcas ValentinaLa gestazione de L’enfant et les sortilèges, “fantaisie lyrique en deux parties”, libretto di Sidonie-Gabrielle Colette alias Colette, musica di Maurice Ravel, fu lunga e complicatissima. I primi contatti fra Colette e Ravel, auspice il direttore dell’Opéra Jacques Rouché, avvennero nel 1916; quando però ricevette l’abbozzo di quello che era ancora il Ballet pour ma fille (che restò a lungo il sottotitolo del lavoro, anche dopo la sua trasformazione da balletto a opera, e fu poi scartato dal compositore con la semplice e definitiva conside­razione ÇIo non ho figlieÈ) Ravel era al fronte, autista di un’ambulanza a Verdun, volontario nella Grande Guerra per patriottismo ma sempre conservando la testa lucida, a differenza di parecchi suoi colleghi in preda ad autentici deliri contro i boches, e si capisce, ma anche contro la loro musica. Tant’è: Ravel si mise al lavoro sul libretto di Colette solo agli inizi del 1919 e l’operina (operina quanto a durata, non per impegno e organico: a teatro, comunque, l’Enfant da solo “non fa serata”) fu pronta solo nel ’25, quando debuttò, il 21 marzo, all’Opéra di Montecarlo in un eccellente al­lestimento. I nomi parlano da soli: dirigeva Victor De Sabata, molto apprezzato da Ravel (Per fortuna dei musicisti  anche lui musicista di vaglia e […] mi ha portato la collaborazione non solo del suo grande talento, che ammiro, ma anche della sua assoluta devozione, della quale gli sono riconoscente: la gran bontà dei direttori antiqui…), le coreografie erano di Balanchine e la regia di Raoul Gunsbourg. Da allora il successo dell’Enfant non si è mai fermato.

Serena GamberoniCome tutti i capolavori, anche l’Enfant permette, e forse istiga, letture a pi livelli. Apparentemente, sia­mo alla semplice favola. Un bambino viene messo in castigo da maman per non aver fatto i compiti e al­lora viene preso da una cieca rabbia infantile che gli fa devastare la vecchia casa di campagna dove vive e i suoi ospiti, sia cose sia animali, però tutti egualmente animati. Ma ecco appunto scattare i sortilèges:
tutti, dallo Scoiattolo cui ha tirato la coda ai Pastori della tappezzeria che ha strappato, dalla Poltrona (che però in francese il maschile fauteuil, quindi canta con voce di basso) al Divano (bergère, femminile, dunque soprano), dalla Tazza alla Teiera (un duetto a tempo di ragtime), dal Fuoco alla Cenere, si animano ed eseguono una serie di “numeri” dove l’orchestra di Ravel mostra tutto il suo prodigioso camaleontismo timbrico ed evocativo. Dalle pagine strappate del libro delle fiabe esce una Principessa che canta doppiata da un flauto, come una Lucia di Lammermoor perduta nelle nebbie della memoria (ed è la gemma lirica dell’opera), poi appare l’Aritmetica con voce da tenore buffo che inizia a perseguitare l’Enfant con quei problemi insensati a base di vasche che si riempiono e si svuotano che abbiamo dovuto risolvere tutti, quando eravamo enfants anche noi.
E poi: un duetto fra il Gatto nero e la Gatta bianca (testo: Mi-inhou. Mornaou, Colette era una “gattolica” credente e praticante) che sembra un omaggio alla famosa pagina di Rossini ed invece, scrive Enzo Restagno nel suo recente Ravel e l’anima delle cose,Çuna manifestazione dell’eros musicale di intensità non inferiore a quella del Mandarino meraviglioso di Bartòk, e infatti scandalizzò moltissimo il pubblico della “prima”. Poi l’azione si trasferisce dalla casa al giardino, fra gemiti di Alberi, valzer di Libellule, colorature di Usignoli, cori di Ra­nocchi (come in un celebre episodio di Platée
dell’amatissimo Rameau) e il monologo dello Scoiattolo che, dopo esser stato ferito, viene curato dall’Enfant, mentre al suono della parola magica, maman, ogni cosa torna al suo posto e il mondo ritrova il suo ordine.
Puro Disney prima di Disney? Certo, ma anche dietro i cartoon si celano profondità psicologiche, segrete inquietudini, sapienza artigianale e vera, grande, altissima arte.




giovedì 25 febbraio
turno rosso – ore 20.30

venerdì 26 febbraio
turno blu – ore 21

Auditorium Rai Arturo Toscanini
Orchestra Sinfonica
Nazionale della Rai

Voxonus Choir
I Piccoli Musici
coro di voci bianche Jeffrey Tate
direttore
Filippo Maria Bressan
maestro del coro
Mario Mora
maestro del coro di voci bianche
Valentina Farcas
soprano
Serena Gamberoni
soprano

Schoenberg
Pelleas und Melisande, poema sinfonico op. 5

Ravel
L’enfant et les sortilèges, fantasia lirica in due parti