Intervista
di Susanna Franchi
Yutaka Sado, da Kyoto, ama profondamente l’opera lirica.
«È stata la mia prima passione musicale
quando mi sono avvicinato da bambino al mondo della musica – racconta – e sono felice di dirigere per la prima volta un’opera in Italia. Ed è anche il mio debutto in Peter Grimes di Britten, opera della quale ho diretto spesso in sede concertistica
i Quattro interludi marini. In Giappone non è mai stata rappresentata e io spero di metterla presto in scena allo Hyago Performing Arts Center di cui sono direttore musicale».
Sarà lui, che è stato allievo e assistente di Leonard Bernstein e Seiji Ozawa, a dirigere l’opera in scena al Teatro Regio dal 24 febbraio. Per Sado non è un debutto torinese perché ha diretto spesso l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai.
Maestro Sado, com’è la vocalità di Britten in quest’opera?
«La voce è sempre molto importante in Britten. Non dimentichiamo il rapporto personale con Peter Pears, che è stato uno dei massimi interpreti della sua musica. Si capisce che amava la voce umana dal grande rispetto
con cui la tratta: nel XX secolo spesso assistiamo a una vera e propria “guerra” tra la voce e l’orchestra, una guerra nella quale la prima viene quasi sempre sovrastata dalla seconda ed è costretta a grandi sforzi per restare udibile. Britten invece, pur aderendo pienamente
ai caratteri della vocalità del suo tempo, quindi
utilizzando il declamato, tratta l’orchestrazione in modo tale da non costringere mai il cantante a forzare la sua voce. Recentemente ho diretto a Manchester, con la Bbc Philharmonic, i Notturni per voce di tenore e orchestra. È stata una grande gioia collaborare con Ian Bostridge, considerato uno specialista di Britten; infatti,
grazie alla sua musicalità e agli straordinari colori che possiede, la sua voce e l'orchestra si mescolavano con grande armonia».
È difficile rendere musicalmente la psicologia del personaggio? Peter Grimes non è il cattivo, ma una vittima?
«Come ha detto molto bene Peter Pears, che è stato il primo protagonista dell’opera e che soprattutto ha dato vita al personaggio lavorando fianco a fianco con Britten durante tutta la gestazione dell’opera, “Peter Grimes non è un eroe, ma nemmeno un cattivo”. Non dimentichiamo gli anni in cui quest’opera è stata
scritta, in piena Seconda Guerra Mondiale, con lo spettacolo delle atrocità quotidiane che rendono l’animo
umano più duro alla pietà. Peter Grimes è figlio di questa durezza, direi quasi “ambientale”».
Un altro personaggio dell’opera è il coro, i vari personaggi
del Borgo…
«Il coro è senz’altro un personaggio fondamentale dell’opera. È il coro che – in fondo – dichiara la condanna
senza appello di Peter quando proclama “Him who despises us, we’ll destroy”. (Distruggeremo colui che ci disprezza). È quasi un personaggio da tragedia greca che osserva, interviene, commenta, giudica. Eseguita
la sentenza – Peter si suiciderà – il coro ritorna come se nulla fosse alle sue occupazioni quotidiane. Sono felice di tornare a collaborare con Roberto Gabbiani, che avevo conosciuto a Santa Cecilia: sono certo sarà un lavoro molto stimolante».
Ci sono particolari difficoltà per l’orchestra?
«L’orchestra ha un trattamento molto sinfonico e certamente
non è facile affrontare questa partitura. È importante
ottenere il “colore” giusto per le varie atmosfere che accompagnano la drammaturgia e certamente questo richiede una flessibilità e una qualità strumentale
che raramente le orchestre d’opera hanno. Quando ho accettato di dirigere al Teatro Regio mi sono soprattutto
fidato del lavoro che Gianandrea Noseda ha fatto in questi ultimi anni con l’Orchestra del Teatro, che vedo impegnata anche in programmi sinfonici di grande spessore. Non ho dubbi che saremo all’altezza del compito».