di Simone Solinas
I riccioli sono indispensabili. Che siano biondi, castani o corvini, capelli ricci e boccoli sono il segreto dei migliori direttori d’orchestra del mondo. Rattle potrebbe confermarlo, mentre i nostri Abbado e Muti avrebbero qualcosa da ridire… Eppure il ricciolo è una costante dell’ultima generazione di “piccoli grandi” direttori d’orchestra. Dopo l’inglese Daniel Harding, “decano” dei giovanissimi, e il venezuelano Gustavo Dudamel, prodigio dell’immenso progetto educativo di José Antonio Abreu, un altro talento è sbocciato nel Regno Unito, ma almeno una parte dei geni è italiana…
Con un look da cherubino incrociato a quello di un diavoletto, Robin Ticciati, il nome lo rivela, ha infatti origini
italiane: il nonno paterno, musicista anche lui, era di Roma. Nato a Londra ventisette anni fa, ha studiato all’Università di Cambridge e suona pianoforte, violino e percussioni; proprio battendo su timpani e grancasse,
per qualche tempo ha dominato dalle alte retrovie la National Youth Orchestra of Great Britain, la stessa compagine in cui pochi anni prima aveva suonato anche Harding. A quindici anni abbandona i battenti per la bacchetta, cominciando a occupare l’altra sommità dell’orchestra. Da allora sono suoi insegnanti e numi tutelari Colin Davis e Simon Rattle.
L’anno di svolta è il 2005, quando viene chiamato, lui ventiduenne, a sostituire Riccardo Muti alla guida della Filarmonica della Scala, stabilendo il record di età su quel podio. L’anno seguente è nominato direttore principale e consulente artistico dell’Orchestra Sinfonica di Gävle, una cittadina della Svezia centrale affacciata sul Mar Baltico; poi torna in Italia, di nuovo alla guida della Filarmonica scaligera e per dirigere l’Orchestra dell’Accademia Nazionale
di Santa Cecilia; ad agosto diviene il direttore più giovane nella storia
del Festival di Salisburgo (il suo Sogno di Scipione è stato pubblicato in dvd da Deutsche Grammophon). Nel 2007 riceve l’incarico di direttore
musicale di Glyndebourne on Tour, la parte itinerante dello storico festival dell’East Sussex. Nell’autunno del 2008 la Scottish Chamber Orchestra, dopo il primo concerto sotto la sua guida, lo nomina direttore
principale a partire dalla stagione 2009-2010.
Citare il debutto al Covent Garden (dove ha già in programma di tornare),
le opere dirette a Vienna e in Giappone e il recente debutto negli States non fa che accentuare la curva ascendente della precocissima carriera di Robin Ticciati. Una curva che ha già oltrepassato traguardi francamente impensabili per un ragazzo della sua età, il più giovane dei wonder boys della bacchetta. Una curva che sembra non dar spazio
a uno sviluppo armonico della carriera: quando si sono già dirette molte delle migliori orchestre del mondo ben prima dei trent’anni, cosa ci si può aspettare ancora dalle decadi che seguiranno? Ed è pur vero che nell’impressionante accelerazione che caratterizza il suo percorso, Ticciati si dimostra, oltre che un grande entusiasta, anche equilibrato.
Il suo atteggiamento davanti alle orchestre che si trova a dirigere? «Non penso tanto a ottenere rispetto, quanto a studiare, a presentarmi con una mia idea di quello che dirigo. Parlo con gli orchestrali come fossimo un’unica famiglia. Non ho l’autorità di un Colin Davis, posso solo offrire il mio cuore: alla musica e ai musicisti». Nel 2008 avrebbe dovuto dirigere Così fan tutte alla Scala, produzione alla quale ha rinunciato:
«devo crescere musicalmente e tecnicamente – ha dichiarato nell’agosto del 2006 al “Corriere della Sera” da Salisburgo –, se faccio il Così ora, in un teatro che per voi rappresenta quello che è il Papa per un credente, che cosa farò in futuro?» Alcune anticipazioni in rete lo danno a Milano nel 2012 per Peter Grimes. È proprio vero, il futuro arriva sempre più presto.
martedì 23 febbraio
Auditorium del Lingotto
ore 20.30
I Concerti del Lingotto
Scottish Chamber Orchestra
Robin Ticciati direttore
Peter Whelan fagotto
Ligeti
Ramifications
per orchestra d’archi
Mozart
Concerto per fagotto
e orchestra K. 191/186e
Bartók
Danze popolari rumene
per piccola orchestra
Sz 68
Mozart
Sinfonia in re maggiore
K. 504 (Praga)