di Laura Brucalassi
Quando si incontra una persona è bello guardarla negli occhi e stringerle la mano.
Questa è l’impressione che si ha visitando il sito della Scottish Chamber Orchestra (www.sco.org.uk) dal quale
si entra in contatto con una realtà dinamica, ricca di iniziative, forte di esperienze di qualità, protesa verso il futuro.
La Sco ha trentasei anni ed è nata, come recita il curriculum
ufficiale, «al servizio della comunità e come ambasciatrice culturale della Scozia nel mondo». Il suo passato e il presente dimostrano fedeltà a questa mission: finora ha infatti realizzato numerose tournée in tutta Europa e negli Stati Uniti (per le quali riceve esplicite sovvenzioni dal governo), è presente in trasmissioni
televisive e nelle maggiori rassegne concertistiche
nazionali, ma si è fatta un nome soprattutto al Festival di Edimburgo, per le sue esecuzioni di opere in forma di concerto. Il suo lungo “fidanzamento” con il direttore sir Charles Mackerras ha dato vita a una serie
di incisioni indimenticabili, tra le quali quella delle Sinfonie di Brahms premiata con una nomination al Grammy Award.
Ciononostante la Scottish non si ferma a contemplare il proprio passato, orgogliosa e un po’ snob, ma si mostra coraggiosa e aperta al futuro. Lo dimostrano le sue frequenti
collaborazioni con compositori contemporanei, lo conferma la scelta di affidare al ventiseienne inglese
Robin Ticciati l’incarico di direttore principale, ma più di tutto lo sostanzia la ricca proposta di programmi educativi all’avanguardia, rivolti ai musicisti amatoriali adulti – cioè il miglior pubblico di oggi – e ai bambini, che vengono coinvolti in concorsi, workshop ed esecuzioni
per diventare il pubblico di domani.
Insomma, se l’Orchestra è fedele testimonial del proprio
Paese, si può ben dire che la Scozia non sia un paese per vecchi…
Intervista
di Simone Solinas
La rassegna Giovani per tutti ospita il Duo Kagan, composto da Alexander Kagan – figlio di due tra i più rinomati interpreti del nostro tempo, Oleg Kagan e Natalia Gutman – e dalla moglie Sofiya.
Maestro Kagan, quanto hanno influito
i suoi genitori sulla sua intenzione
di diventare musicista?
«Da quando sono nato sono circondato
dalla musica, perché i miei fratelli, entrambi violinisti, e i miei genitori suonavano spesso a casa. Non ho mai avuto l’impressione di essere stato forzato: ho sempre saputo che sarei diventato un musicista.
A quattro anni il mio compositore
preferito era Bruckner! Mi piaceva ascoltare una registrazione della Quarta sinfonia, salire su una sedia e iniziare a dirigere un’orchestra
immaginaria e quando qualcuno
mi chiedeva se avessi voluto diventare un musicista rispondevo: “No, non un musicista, un direttore!”
Ovviamente, quando ho iniziato
a studiare il violino, ero sempre seguito dai miei genitori».
Quando è nata la collaborazione professionale con sua moglie?
«Sofiya ed io siamo sposati da tre anni e mezzo e siamo insieme da otto, ma la nostra collaborazione lavorativa è iniziata circa quattro anni fa, con calma e cautela, perché temevamo
che fosse difficile tenere separate la vita privata e quella professionale.
Alla fine però abbiamo scoperto che ci capivamo perfettamente
anche nella sfera musicale: ci ascoltiamo e ci diamo consigli reciprocamente. Ci soddisfa molto suonare insieme; mi auguro che il pubblico lo avverta e lo apprezzi».
Come avete scelto il programma che eseguirete a Torino?
«Prokof’ev è nel mio repertorio da parecchio tempo e la sua musica mi appassiona davvero perché è varia nello stile e ricca nell’armonia. La Seconda sonata, ad esempio, è una sorta di accesso a un mondo di favola: è qualcosa di fantastico, non fa parte di questa realtà! L’accostamento
con la Sonata di Brahms rende
percepibile il contrasto tra due grandi epoche storiche». (l.b.)