gennaio 2010

unionemusicale


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Murray Perahia e Ian Bostridge
Mondi diversi, stessa magia

di Oreste Bossini

Ian BostridgeA distanza di pochi giorni l’Unione Musicale presenta due artisti molto lontani l’uno dall’altro, che spiegano tuttavia alcune caratteristiche della cultura di radice anglosassone. Murray Perahia e Ian Bostridge vengono infatti da mondi completamente diversi, ma trovano un punto di contatto in un personaggio emblematico dei rapporti tra le due sponde dell’Atlantico: Benjamin Britten. Perahia è cresciuto nel quartiere del Bronx, a New York. Le sue origini affondano nella cultura ebraica, che ha subito la devastazione dello sterminio nazista e la disgregazione dell’esilio nel dopoguerra. La famiglia parlava ancora, appena arrivati negli Stati Uniti, l’antica lingua della comunità sefardita, diffusa nella zona di confine tra Mediterraneo e Medio-Oriente.
I grandi patriarchi del pianoforte americano, Rudolf Serkin e Vladimir Horowitz, compresero al volo il talento originale di questo ragazzo del Bronx, animato da una sensibilità poetica delicatissima, aiutandolo a emergere sulla scena concertistica internazionale. Ma la svolta profonda della carriera di Perahia avvenne grazie all’incontro con Benjamin Britten e Peter Pears, che lo coinvolsero nella preziosa attività musicale del loro Festival di Aldeburgh. Britten suonava il pianoforte in maniera estremamente viva e brillante, grazie soprattutto all’intelligenza musicale più che al virtuosismo digitale. I suoi concerti, testimoniati per fortuna da stupende registrazioni, comprendevano quasi esclusivamente musica da camera, che per lui rappresentava il mezzo migliore per stabilire un rapporto tra le persone.
Sembra singolare che un autore come Britten, così legato al proprio strumento, abbia scritto in definitiva pochissima musica per il pianoforte, limitata perlopiù al periodo giovanile.

Murray PerahiaTuttavia i grandi pianisti sono sempre stati accolti con affetto ad Aldeburgh e il giovane Perahia è stato tra gli ultimi interpreti a entrare in contatto con Britten, negli anni precedenti alla sua scomparsa. Non c’è neppure da stupirsi se un ambiente così radicato nel mondo country del Suffolk come quello di Aldeburgh abbia metabolizzato così bene un musicista cresciuto sull’asfalto di New York. In effetti, il percorso di Perahia rispecchia à rebours quello intrapreso dallo stesso Britten, che negli anni Trenta aveva lasciato un’Inghilterra piena di pregiudizi per imparare qualcosa di nuovo a contatto con il mondo culturale americano più libero e fresco. La musica di Britten è stata il faro anche della carriera di Ian Bostridge, benché in maniera del tutto diversa. Bostridge aveva solo dodici anni quando Britten è scomparso, quindi non ha potuto vivere l’esperienza di far musica a diretto contatto con l’autore di A Midsummer Night’s Dream. Il titolo non è scelto a caso, perché costituisce la prima opera della carriera teatrale di Bostridge, salutato immediatamente dalla critica come il nuovo astro nascente del canto inglese. Dopo il Sogno Bostridge ha interpretato tante altre opere di Britten, come The Turn of the Screw, Billy Budd, Death in Venice.
Ma accanto a quello di Britten bisognerebbe aggiungere il nome di Schubert, nel Pantheon personale di Bostridge.
Il suo esordio professionale risale infatti al 1994, quando la sua interpretazione della Winterreise alla Purcell Hall di Londra suscitò scalpore per la sicurezza tecnica, la maturità e l’approccio intellettuale. Bostridge veniva dal mondo dell’Università, dove avrebbe potuto aspirare a una notevole carriera accademica, se non avesse deciso alla fine di dedicarsi interamente al canto. La sua tesi di laurea, sul fenomeno della caccia alle streghe tra il XVII e XVIII secolo, è ritenuta tuttora dagli specialisti un lavoro di riferimento. Sarebbe bello se un giorno questi due artisti, così diversi per temperamento e storia personale, avessero l’occasione d’incontrarsi per fare musica insieme, magari sotto i benevoli auspici dello spirito di Britten (sulle coste del Suffolk, del resto, il confine con il mondo soprannaturale non è certo una cortina di ferro).
Schubert, per esempio, sarebbe un autore ideale, amato da entrambi e con un repertorio di altissimo livello. Ma è altrettanto eccitante ascoltare la voce di Bostridge con il pianoforte di Julius Drake, che è un fantastico musicista e collabora da anni con il tenore inglese.
A Torino i due artisti interpretano tra l’altro il ciclo Dichterliebe di Schumann, un’altra colonna incrollabile del mondo romantico. Pazienza, va bene anche così, Perahia una sera e Bostridge un’altra, purché continuino a incantarci con le loro emozioni.




mercoledì 20 gennaio
Auditorium del Lingotto
ore 21
fuori abbonamento

Murray Perahia pianoforte

Musiche di Bach, Beethoven, Chopin


mercoledì 27 gennaio
Conservatorio
ore 21
serie dispari

Ian Bostridge tenore
Julius Drake pianoforte

Musiche di Schubert, Schumann