di Andrea Malvano
Certi compositori forse non hanno bisogno delle
celebrazioni; anzi, in alcuni casi sembrano solo chiedere di essere lasciati in pace. Ma Schumann, in realtà, non è un musicista così familiare al pubblico.
È vero, il suo nome è sempre sulla bocca di tutti, non appena si parla di Romanticismo; le pagine
pianistiche, le Sinfonie, i Concerti e alcuni cicli liederistici sono diventati costanti della programmazione
artistica; ma c’è un’enorme fetta di catalogo
che trova poco spazio nel cartellone degli enti musicali: quella complessa stagione creativa che va dal 1845 al 1853, e che segna la maturazione di un compositore nuovo, molto diverso dal combattente degli anni giovanili. Del resto Schumann era uno che ci teneva agli anniversari; nel 1837 imbastì la prima versione della Fantasia op. 17 per onorare i primi dieci anni dalla morte di Beethoven, e nel 1849 violentò la sua stessa ispirazione per poter presentare almeno un pannello delle Szenen aus Goethes Faust in occasione del centenario goethiano.
Alcuni compositori sono sempre stati sostanzialmente
indifferenti al fascino ambiguo, in bilico tra festosità e rassegnazione, dei giorni dedicati alla memoria. Ma Schumann no; la sua sensibilità era profondamente attratta dalla recezione del passato, e non sono pochi i passi dei suoi scritti che alludono
al futuro, al pensiero che le nuove generazioni avrebbero avuto della produzione nata nella prima metà dell’Ottocento. Quindi una celebrazione, intesa
come occasione per fare il punto sulla percezione
odierna di Robert Schumann, è un’occasione da segnare nell’agenda del 2010.
Il primo omaggio dell’Unione Musicale, con la partecipazione del Rias Kammerchor diretto da Hans-Christoph Rademann, propone alcune trascrizioni
corali dai Lieder dell’op. 39 su testi di Eichendorff
(Mondnacht e Wehmut) e dell’op. 36 su liriche
di Reinick (An den Sonnenschein), due fugaci immagini di festa primaverile (Schön ist das Fest des Lenzes) e di identificazione tra l’uomo e la natura (So wahr die Sonne scheinet) tratte da quel Minnespiel
op. 101 che anticipa il linguaggio drammatico dei Liebeslieder-Walzer di Brahms, e un tocco di passionalità spagnola (Ich bin geliebt) strappato ai colori esotici dello Spanisches Liederspiel op. 74. Non mancano brani corali maturi: il congedo malinconico
di Beim Abschied zu singen op. 84 e i 4 Canti per doppio coro op. 141. Ma c’è anche spazio per alcune composizioni perfettamente inserite
nella tradizione dell’hommage: un brano pianistico
di Maurice Delage (Schumann…), una pagina corale del giapponese Toshio Hosokawa (Die Lotosblume),
due ulteriori ricordi pianistici composti da Luc Ferrari, e, naturalmente, i regali della moglie Clara Wieck: i tre cori composti per il trentottesimo compleanno di Schumann e le Variationen über ein Thema von Robert Schumann, ovvero il tentativo illusorio di prolungare, con la sola forza generatrice di un tema, una creatività che nel 1854 stava per spegnersi sotto i colpi della follia.
L’altra proposta dell’Unione Musicale, con il soprano
Valentina Valente e il pianista Erik Battaglia, in realtà non è dedicata a Schumann; protagonisti sono i celebri Lieder di Mignon tratti dal Wilhelm Meister di Goethe, versi che hanno stimolato l’ispirazione
di Zelter, Beethoven, Loewe, Schubert, Duparc, ¥ajkovskij, Wolf. Ma parlare di Mignon, la misteriosa bimba che accompagna l’apprendistato
di Wilhelm Meister, vuol dire in un certo senso parlare di Schumann stesso. Difficile trovare
due figure tanto simili per connubio tra maturità e infanzia: Mignon era una bambina nata adulta; Schumann uno che faceva fatica ad abbandonare il mondo
dei sogni a occhi aperti, quelli che di solito vanno in pezzi con il passare degli anni. Tra i due c’era una sorta di complicità letteraria, quella curiosa alchimia che si crea tra la vita e le pagine di un libro. Schumann ci sguazzava:
la sua formazione musicale è una storia da analizzare con la lente dello psicoterapeuta, la sua storia d’amore con Clara è degna di un romanzo alla Jane Austen, e la sua stessa fine rivela un’inquietante analogia con la morte del Kapellmeister Johannes Kreisler, nato dal genio letterario di E.Th.A. Hoffmann e spento tra le braccia della follia. La malattia di Mignon per Schumann era uno specchio della sofferenza provata dall’individuo romantico: la bimba a cui viene tolta la possibilità di crescere come emblema di chi anela a un oggetto distante tanto quanto irraggiungibile. E tutte le pagine ispirate al personaggio goethiano sono di un’intensità travolgente e insieme misteriosa, proprio come se Schumann leggendo i sentimenti di Mignon cercasse di decifrare anche un po’ se stesso. Succede con il labirintico brano pianistico tratto dall’Album für die Jugend (Mignon), con lo smarrimento del Kennst du das Land che fiorisce nel Liederalbum für die Jugend, e soprattutto con l’impenetrabile
sofferenza dei tre Lieder contenuti nell’op. 98a.
L’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai (assieme al Rias Kammerchor) completa il quadro delle composizioni schumanniane
dedicate a Mignon, proponendo l’esecuzione del Requiem für Mignon nell’interpretazione del direttore principale Juraj Valμuha. Difficile immaginare un’elaborazione
del lutto più luminosa ed eterea. Forse dietro alla polifonia delle voci femminili soliste si nasconde addirittura
quell’immateriale senso del trascendente che anima i tre genietti del Flauto magico. Per lo Schumann del 1849, ormai comodamente adagiato nei panni del pater familias, gli occhi del mondo infantile erano diventati una risorsa da privilegiare; gli anni della guerra contro l’insensibilità dei Filistei erano sempre più lontani; e il Requiem für Mignon è un’opera che racconta la serena ricerca sull’Assoluto che i romantici amavano leggere nello sguardo dei bambini.
Lo stesso concerto propone una delle pagine sinfoniche meno eseguite di Schumann: l’ouverture Die Braut von Messina, ispirata all’omonimo dramma di Friedrich Schiller.
Il soggetto sposta l’interesse dal trascendente all’immanente,
raccontando la storia di un fratricidio macchiato dalle
ombre dell’incesto; ma gli anni sono gli stessi del Requiem
für Mignon e a prevalere è un lirismo trasognato, esile come un ricordo prezioso a rischio di estinzione, che sembra aver dimenticato la violenza drammatica dei lavori pianistici.
Unione Musicale
martedì 23 marzo
Conservatorio - ore 21
serie pari
Rias Kammerchor Berlin
Hans-Christoph Rademann
direttore
Philip Mayers
pianoforte
Thomas Oesterdiekhoff percussioni
OMAGGIO A
ROBERT SCHUMANN
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
mercoledì 24 marzo
ore 21 - turno blu
giovedì 25 marzo
ore 20.30 - turno rosso
Auditorium Rai
Arturo Toscanini
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Rias Kammerchor Berlin
Juraj Valμuha
direttore
Hans-Christoph Rademann
maestro del coro
Musiche di Schumann, Ravel, Debussy
Unione Musicale
domenica 28 marzo
Conservatorio
ore 16.30
serie didomenica
Valentina Valente
soprano
Erik Battaglia
pianoforte
Lieder di Mignon su testi dal Wilhelm Meister
di Goethe