marzo 2010

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Robert Schumann
Musica e parole: omaggio al genio del Romanticismo

di Andrea Malvano

Vivica GenauxCerti compositori forse non hanno bisogno delle celebrazioni; anzi, in alcuni casi sembrano solo chiedere di essere lasciati in pace. Ma Schumann, in realtà, non è un musicista così familiare al pubblico.
È vero, il suo nome è sempre sulla bocca di tutti, non appena si parla di Romanticismo; le pagine pianistiche, le Sinfonie, i Concerti e alcuni cicli liederistici sono diventati costanti della programmazione artistica; ma c’è un’enorme fetta di catalogo che trova poco spazio nel cartellone degli enti musicali: quella complessa stagione creativa che va dal 1845 al 1853, e che segna la maturazione di un compositore nuovo, molto diverso dal combattente degli anni giovanili. Del resto Schumann era uno che ci teneva agli anniversari; nel 1837 imbastì la prima versione della Fantasia op. 17 per onorare i primi dieci anni dalla morte di Beethoven, e nel 1849 violentò la sua stessa ispirazione per poter presentare almeno un pannello delle Szenen aus Goethes Faust in occasione del centenario goethiano.
Alcuni compositori sono sempre stati sostanzialmente indifferenti al fascino ambiguo, in bilico tra festosità e rassegnazione, dei giorni dedicati alla memoria. Ma Schumann no; la sua sensibilità era profondamente attratta dalla recezione del passato, e non sono pochi i passi dei suoi scritti che alludono al futuro, al pensiero che le nuove generazioni avrebbero avuto della produzione nata nella prima metà dell’Ottocento. Quindi una celebrazione, intesa come occasione per fare il punto sulla percezione odierna di Robert Schumann, è un’occasione da segnare nell’agenda del 2010.
Il primo omaggio dell’Unione Musicale, con la partecipazione del Rias Kammerchor diretto da Hans-Christoph Rademann, propone alcune trascrizioni corali dai Lieder dell’op. 39 su testi di Eichendorff (Mondnacht e Wehmut) e dell’op. 36 su liriche di Reinick (An den Sonnenschein), due fugaci immagini di festa primaverile (Schön ist das Fest des Lenzes) e di identificazione tra l’uomo e la natura (So wahr die Sonne scheinet) tratte da quel Minnespiel op. 101 che anticipa il linguaggio drammatico dei Liebeslieder-Walzer di Brahms, e un tocco di passionalità spagnola (Ich bin geliebt) strappato ai colori esotici dello Spanisches Liederspiel op. 74. Non mancano brani corali maturi: il congedo malinconico
di Beim Abschied zu singen op. 84 e i 4 Canti per doppio coro op. 141. Ma c’è anche spazio per alcune composizioni perfettamente inserite nella tradizione dell’hommage: un brano pianistico di Maurice Delage (Schumann…), una pagina corale del giapponese Toshio Hosokawa (Die Lotosblume), due ulteriori ricordi pianistici composti da Luc Ferrari, e, naturalmente, i regali della moglie Clara Wieck: i tre cori composti per il trentottesimo compleanno di Schumann e le Variationen über ein Thema von Robert Schumann, ovvero il tentativo illusorio di prolungare, con la sola forza generatrice di un tema, una creatività che nel 1854 stava per spegnersi sotto i colpi della follia.
L’altra proposta dell’Unione Musicale, con il soprano Valentina Valente e il pianista Erik Battaglia, in realtà non è dedicata a Schumann; protagonisti sono i celebri Lieder di Mignon tratti dal Wilhelm Meister di Goethe, versi che hanno stimolato l’ispirazione di Zelter, Beethoven, Loewe, Schubert, Duparc, ¥ajkovskij, Wolf. Ma parlare di Mignon, la misteriosa bimba che accompagna l’apprendistato di Wilhelm Meister, vuol dire in un certo senso parlare di Schumann stesso. Difficile trovare due figure tanto simili per connubio tra maturità e infanzia: Mignon era una bambina nata adulta; Schumann uno che faceva fatica ad abbandonare il mondo dei sogni a occhi aperti, quelli che di solito vanno in pezzi con il passare degli anni. Tra i due c’era una sorta di complicità letteraria, quella curiosa alchimia che si crea tra la vita e le pagine di un libro. Schumann ci sguazzava:
la sua formazione musicale è una storia da analizzare con la lente dello psicoterapeuta, la sua storia d’amore con Clara è degna di un romanzo alla Jane Austen, e la sua stessa fine rivela un’inquietante analogia con la morte del Kapellmeister Johannes Kreisler, nato dal genio letterario di E.Th.A. Hoffmann e spento tra le braccia della follia. La malattia di Mignon per Schumann era uno specchio della sofferenza provata dall’individuo romantico: la bimba a cui viene tolta la possibilità di crescere come emblema di chi anela a un oggetto distante tanto quanto irraggiungibile. E tutte le pagine ispirate al personaggio goethiano sono di un’intensità travolgente e insieme misteriosa, proprio come se Schumann leggendo i sentimenti di Mignon cercasse di decifrare anche un po’ se stesso. Succede con il labirintico brano pianistico tratto dall’Album für die Jugend (Mignon), con lo smarrimento del Kennst du das Land che fiorisce nel Liederalbum für die Jugend, e soprattutto con l’impenetrabile sofferenza dei tre Lieder contenuti nell’op. 98a.
L’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai (assieme al Rias Kammerchor) completa il quadro delle composizioni schumanniane dedicate a Mignon, proponendo l’esecuzione del Requiem für Mignon nell’interpretazione del direttore principale Juraj Valμuha. Difficile immaginare un’elaborazione del lutto più luminosa ed eterea. Forse dietro alla polifonia delle voci femminili soliste si nasconde addirittura quell’immateriale senso del trascendente che anima i tre genietti del Flauto magico. Per lo Schumann del 1849, ormai comodamente adagiato nei panni del pater familias, gli occhi del mondo infantile erano diventati una risorsa da privilegiare; gli anni della guerra contro l’insensibilità dei Filistei erano sempre più lontani; e il Requiem für Mignon è un’opera che racconta la serena ricerca sull’Assoluto che i romantici amavano leggere nello sguardo dei bambini.
Lo stesso concerto propone una delle pagine sinfoniche meno eseguite di Schumann: l’ouverture Die Braut von Messina, ispirata all’omonimo dramma di Friedrich Schiller.
Il soggetto sposta l’interesse dal trascendente all’immanente, raccontando la storia di un fratricidio macchiato dalle ombre dell’incesto; ma gli anni sono gli stessi del Requiem für Mignon e a prevalere è un lirismo trasognato, esile come un ricordo prezioso a rischio di estinzione, che sembra aver dimenticato la violenza drammatica dei lavori pianistici.




Unione Musicale
martedì 23 marzo
Conservatorio - ore 21
serie pari

Rias Kammerchor Berlin
Hans-Christoph Rademann
direttore
Philip Mayers
pianoforte
Thomas Oesterdiekhoff percussioni

OMAGGIO A
ROBERT SCHUMANN


Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

mercoledì 24 marzo
ore 21 - turno blu
giovedì 25 marzo
ore 20.30 - turno rosso Auditorium Rai
Arturo Toscanini

Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Rias Kammerchor Berlin
Juraj Valμuha
direttore
Hans-Christoph Rademann
maestro del coro

Musiche di Schumann, Ravel, Debussy


Unione Musicale
domenica 28 marzo
Conservatorio
ore 16.30
serie didomenica

Valentina Valente
soprano
Erik Battaglia
pianoforte

Lieder di Mignon su testi dal Wilhelm Meister
di Goethe