marzo 2010

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L’Elias di Mendelssohn
Un perfetto connubio di barocco e romantico

di Guido Barbieri

Christof FischesserL’attacco è folgorante, inatteso, lontano da ogni schema, regola e canone: Elias, contro ogni aspettativa, inizia con un breve, incalzante recitativo che dà subito voce, prima che a chiunque altro, al profeta e alle sue parole: «Non ci sarà rugiada, né pioggia quest’anno». È l’annuncio della piaga divina della siccità, il castigo del cielo al quale è legato, indissolubilmente, il nome di Elia. Solo quando l’ultima frase si è spenta («E così, secondo le mie parole») inizia, repentinamente, l’ouverture: una vera e propria fuga in stile florido, il cui soggetto racchiude, quasi come una serpe in seno, l’intervallo dissonante di tritono. Questo capovolgimento “teatrale” tra recitativo e ouverture, questa plateale inversione di ruolo tra voce e strumenti è forse il segno più limpido e, al tempo stesso, l’invaso del groviglio di contraddizioni dal quale prende vita il primo grande Oratorio mendelssohniano.
Composto nel 1846 e presentato ufficialmente in pubblico il 26 agosto dello stesso anno al Festival di Birmingham, in Gran Bretagna, Elias è opera tarda, estrema del genius di Mendelssohn e forse proprio per questo rivela, dietro la trama superficiale della forma e del suono, l’ordito delle figure fondamentali del suo stile compositivo.
Il pilastro più solido che sostiene l’intero edificio dell’Oratorio è rappresentato in primis dalla fiducia cieca, da parte di Mendelssohn, nei valori fondanti e nella pratica musicale dell’antico contrappunto tedesco di matrice barocca. Come nel movimento conclusivo del Lobgesang lo strato più profondo del minerale stilistico è costituito dalla lectio irriducibile del pensiero compositivo di Johann Sebastian Bach: una vera e propria fibra vitale che si invera in alcune esplicite e plateali citazioni, come ad esempio la grande aria di Elia della seconda parte, «Es ist genug, so nimm nun, Herr, meine Seele», calco palese, come molti hanno notato, dell’aria «Es ist vollbracht» della Johannes Passion.
Ma lungo i quarantaquattro numeri di Elias, che seguono la canonica alternanza tra recitativi, arie, concertati e cori, non scorre soltanto lo spirito dell’ars vetus tedesca, ossia della tradizione, a lungo rimossa e appena riscoperta, del glorioso contrappunto barocco. In ogni luogo dell’Oratorio Mendelssohn intarsia nel mosaico di una fuga, di un’aria “bachiana” o di una figurazione retorica di sapore seicentesco la tessera luminosa di una ars nova consapevolmente intrisa di una già matura romantik. Come ha genialmente intuito Carl Dahlhaus, infatti, anche Mendelssohn, insieme ai compositori che appartengono alla koinè settentrionale e luterana della civiltà musicale tedesca, congiunge direttamente lo stylus barocco allo stylus romantico, senza attraversare il ponte “meridionale” del classicismo viennese. Ed Elias è la dimostrazione più persuasiva di questo scarto violento e a volte sorprendente. La severità del contrappunto e l’effusività lirica del canto convivono infatti, fianco a fianco, con disarmante naturalezza. Nella prima parte, ad esempio, l’aria in stile “patetico” di Abdias («So ihr mich von genzem Herzen suchet») si salda senza soluzione di continuità con il corale animato e impulsivo intonato dal Popolo («Aber der Herr sieht es nicht»). Oppure, in maniera ancora più diretta, l’aria del soprano che apre la seconda parte («Hoere, Israel, hoere des Hern Stimme») si lascia quasi penetrare, grazie a una inattesa modulazione bifocale da si minore a si maggiore, da un coro martellante e gioioso in ritmo di marcia («Furchte dich nicht, spricht unser Gott»).
Il racconto della vita del profeta Elia e dei suoi prodigi (la resurrezione del figlio della vedova, la lotta contro gli adoratori di Baal e la sconfitta della siccità), oggetto pochi anni dopo la prima esecuzione del vergognoso attacco antisemita di Richard Wagner, è dunque il terreno di elezione, per Mendelssohn, sul quale portare a termine il disegno della saldatura storica tra le radici del Barocco tedesco e i frutti già maturi della romantik europea.




giovedì 4 marzo
ore 20.30 - turno rosso
venerdì 5 marzo
ore 21 - turno blu
Auditorium Rai
Arturo Toscanini

Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Voxonus Choir
Jeffrey Tate
direttore
Alessandro Toffolo
maestro del coro
Annette Dasch
Brigitte Jäger
Stefanie Irányi
Silvia Beltrami
Anthony Dean Griffey
Sune Rémi Hjerrild
Christof Fischesser
Daniel Borowski
solisti

CONCERTO DEDICATO ALLA MEMORIA
DI SERGIO SABLICH

Mendelssohn
Elias, oratorio op. 70