Intervista
di Stefano Valanzuolo
Semyon Bychkov non ama parlare dei propri progetti prima che vadano in scena. Così aggira, in modo cortese, ogni domanda relativa al Tannhäuser in programma al Regio. Su Wagner, però, si sofferma
volentieri, rivelando, oltre a una predilezione già testimoniata da varie performance, un angolo visuale originale e filosofico…
«Wagner – dice – è l’autore più vicino al Buddismo che io conosca. Nelle sue opere non è dato cogliere
un punto di partenza netto, né una fine inequivocabile.
Le sue storie, cioè, sembra si rinnovino all’infinito: in questo senso il ricorso al Leitmotiv è assai sintomatico. Non è un caso che tra i progetti wagneriani incompiuti ci fosse un’opera sul Budda. E chi è Parsifal, in fondo, se non una sorta di Budda cristiano? Amo di Wagner l’antimaterialismo risolto, sul versante musicale, in forme affascinanti».
Il suo primo, e finora unico, disco wagneriano (Lohengrin) è recentissimo. Perché tanta attesa?
«Non credo che esista un’età giusta per leggere questo o quell’autore. Ciò che conta è il desiderio di esprimere qualcosa. Le idee, in noi interpreti, maturano gradatamente; ma, una volta compiute, nulla più può trattenerle. Ho diretto per la prima volta l’Eroica a diciotto anni, e il Deutsche Requiem di Brahms, invece, due mesi fa. Eppure ho sempre adorato la musica di Brahms, solo che i tempi, evidentemente,
non erano maturi».
Ora che cosa vorrebbe dirigere?
«Beh, la lista non è breve… Diciamo che in questa
fase della mia carriera mi piacerebbe affrontare un certo repertorio sacro. Mi attira la spiritualità di Bach, della Matthäuspassion e della Johannespassion.
E mi affascina, sotto il profilo tecnico e intellettuale,
il Beethoven della Missa Solemnis. Ma ci sono anche pagine apparentemente più semplici che ancora mi sfuggono: pensi che di Schumann ho diretto fino a oggi solo due sinfonie…»
Parliamo di musica italiana…
«Mi piace molto, naturalmente. Mi piace soprattutto il rapporto che i vostri autori hanno saputo sviluppare
con l’elemento vocale. A cominciare da Palestrina,
che considero un genio. Lavorare in Italia mi è servito ad approfondire il feeling con l’opera, e quindi a far correre la fantasia oltre la nota scritta».
Più in generale, l’Italia le sta a cuore…
«Trovo interessante lo stile di vita italiano, che si riflette ad esempio nel modo di suonare delle vostre orchestre: il rapporto con la musica, spesso, è viscerale.
Ho incontrato in Italia musicisti tecnicamente preparatissimi e spesso molto colti; tuttavia quello che colpisce al primo impatto è soprattutto la forza emotiva delle interpretazioni».
Che cosa pensa dei compositori di oggi? Li trova più o meno innovativi di quelli che crearono l’avanguardia?
«Secondo me la capacità di essere innovativi fa parte
della natura umana. Non si può pensare di vivere la realtà quotidiana e guardare al passato. Non credo
nei nostalgici, negli autori retrò. E ritengo che chi faccia il mio mestiere abbia il dovere di far ascoltare le opere di oggi, badando esclusivamente alla qualità
del prodotto. La musica contemporanea offre a un direttore d’orchestra la chance di potersi confrontare con l’autore, cogliendone l’intento e collaborando, in qualche modo, alla realizzazione del pezzo. Per l’interprete è un’esperienza entusiasmante».
Le piace la parola contaminazione?
«Ogni compositore, così come l’attore o lo scrittore,
sceglie e sviluppa uno stile personale che sarà il più adatto a esprimere il proprio messaggio, a dare forma alla sostanza. La sostanza, appunto, è quella che conta. La composizione, cioè, vale per quanto riesce a trasmettere, indipendentemente dalla forma presa in considerazione. La musica è democrazia, c’è spazio anche per chi voglia contaminare. Purché
sia bravo».
Non è un gran momento per la cultura, in tutto il mondo…
«L’impressione è che si pecchi di miopia, considerando
ad esempio la musica un lusso e non un fattore obbligato di crescita culturale. Il disagio, a mio avviso, non dipende semplicemente dalla crisi
economica che attraversiamo, ma dal fatto che il materialismo prevalga in modo sempre più prepotente
sulla spiritualità. Ci vorrebbe più Wagner, forse…»
lunedì 8 marzo
Piccolo Regio Puccini
ore 20.30
Giuliana Lojodice in
CLARA SHUMANN
di Valeria Moretti
Angela Annese pianoforte
Una produzione Rai Trade
Nel Foyer del Piccolo Regio sarà allestita un’esposizione
di sedie appartenute al cineteatro dell’ex carcere Le Nuove e restaurate
da detenute nell’ambito delle attività
di recupero sociale.
Lo spettacolo è realizzato grazie al contributo dell’ETF - European Training Foundation
Biglietti, euro 10
Informazioni: tel. 011 88 15 557
REGIONEINTOUR
venerdì 19 marzo
Teatro Comunale di Alessandria
ore 20
venerdì 26 marzo
Teatro Civico di Vercelli
ore 20.30
L’elisir d’amore
Melodramma giocoso
Libretto di Felice Romani
da Le Philtre di Eugène Scribe
Musica di Gaetano Donizetti
Roberto Forés Veses direttore
Marina Bianchi
regia
Leila Fteita
scene e costumi
Andrea Anfossi
luci
Orchestra e Coro
del Teatro Regio
Claudio Fenoglio
maestro del coro
con Erika Grimaldi, Alessandro
Liberatore, Simone Del Savio
Allestimento Teatro Regio
Informazioni:
Teatro Comunale di Alessandria
tel. 0131 23 42 40
www.teatrodialessandria.it
Teatro Civico di Vercelli
tel. 0161 25 55 44
www.comune.vercelli.it