di Oreste Bossini
Quando si pensa a Chopin, viene in mente quasi d'istinto la figura del pianista classico, colto nelle sue molteplici espressioni. Il pianista di Chopin potrebbe mostrarsi elegante e statuario come Arturo Benedetti Michelangeli, raffinato e gran signore come Nikita Magaloff, brillante e cosmopolita come Wladimir Horowitz. Il mondo di Chopin invece avrebbe forse deluso questi grandi interpreti, che discendevano da una tradizione incarnata soprattutto da musicisti francesi vissuti a cavallo del Novecento. Il pianoforte di Debussy deve molto a Chopin, ma l'ermeneutica novecentesca di Chopin è stata allo stesso tempo influenzata in maniera sovrastante dal filtro della musica di Debussy.
Un pianista come Maurizio Pollini appartiene a una generazione cresciuta nel culto di un'idea di Chopin
conforme a certi valori stabiliti dalla scrittura moderna per il pianoforte. Il suono, il fraseggio, i tempi della sua musica erano il frutto di una storia esecutiva importantissima, ma anche in parte costrittiva, che tendeva a stabilire un codice d'interpretazione troppo rigido e vincolante. Molti musicisti di talento sono rimasti intrappolati in questa gabbia dorata nell'ultimo scorcio del Novecento, finendo per diventare
degli epigoni insipidi dei loro maestri. Alcuni ribelli, invece, come Ivo Pogorelich per esempio, sono stati stritolati nello scontro con le convenzioni del mondo ortodosso, dissipando in malo modo un patrimonio di talento che avrebbe potuto generare frutti migliori.
In questo panorama di apocalittici e integrati spicca la figura unica e originale di Maurizio Pollini, che svetta tra gli interpreti di Chopin ormai da parecchi decenni. La musica del compositore polacco ha accompagnato l'intera parabola della carriera di Pollini, dalla clamorosa vittoria al Concorso «Chopin
» di Varsavia nel 1960 alle celebrazioni del bicentenario del 2010. In cinquant'anni di concerti e registrazioni discografiche, Pollini non ha mai smesso di lavorare sui testi di Chopin, benché nel frattempo abbia suonato ogni genere di musica, da Bach a Sciarrino, da Beethoven a Luigi Nono. La fedeltà a questo autore manifesta in primo luogo un legame viscerale con il suo strumento, il pianoforte,
che è sempre rimasto la forma d'espressione essenziale della sua personalità. Pollini avrebbe potuto incanalare le proprie energie anche verso la composizione o la direzione d'orchestra, discipline che pure lo avevano tentato, ma alla fine ha scelto di parlare solo tramite la tastiera del pianoforte. In questa simbiosi con lo strumento si avverte forse una risonanza profonda con la scrittura di Chopin, che non manifesta mai, a differenza di altri giganti del pianoforte come Beethoven e Schumann,
il desiderio di espandere l'espressione del proprio mondo sonoro aldilà della tastiera.
Il lungo, costante lavoro di Pollini ha trasformato l'immagine statica e convenzionale di Chopin ereditata dalla sua generazione.
Il miracolo di Pollini, per usare un'espressione un po' colorita,
consiste nel mantenere in vita una tradizione alimentata da una catena ininterrotta d'interpreti che risale allo stesso Chopin, conferendo però a quel linguaggio un timbro nuovo e uno stile moderno, in grado di parlare al mondo attuale. Il rispetto per la scrittura di Chopin si fonde in Pollini con l'ammirazione per il carattere
rivoluzionario del suo pensiero, che si traduce in una concezione
dinamica e innovativa delle forme musicali, espressa in maniera clamorosa dai lavori
sbalorditivi dell'ultima parte della sua produzione. L'anniversario
del 2010 è l'occasione per tornare a riflettere sulle radici ancora verdi del mondo attuale, nel quale Chopin, grazie a Pollini,
parla ancora come un grande contemporaneo.
Per celebrare il bicentenario della nascita di Fryderyk Chopin e Robert
Schumann MITO propone una maratona in piena regola: venti pianisti, più o meno giovani e di indiscusso talento, si esibiranno presso il Teatro Vittoria in orario tardo-pomeridiano in brevi recital dedicati ai due immortali maestri.
Mi-Yeon I, Saskia Giorgini, Gloria Campaner, André Gallo, Albertina Dalla Chiara, Mariangela Vacatello, Chiara Opalio, Angiola Rocca, Romain Descharmes, Alberto Nosè, Ilaria Loatelli, Susanna Shizuka Salvemini, Emanuele Delucchi, Chiara
Bertoglio, Federico Tibone, Patrizia Salvini, Massimo Spada, Federico Colli, Claudio Voghera, Irene Veneziano:
una marea di abili dita che riproporranno
magari più volte alcune pagine celebri, oppure condurranno il pubblico alla scoperta di opere meno conosciute, sempre all’insegna del «parlare al cuore della gente».
Teatro Vittoria
ore 18
tutti i giorni
dal 5 al 24 settembre