di Fabrizio Festa
Ormai molti anni fa – correva
l’anno 1978 – Chick Corea, sperimentatore di soluzioni sempre
nuove tra acustico, elettrico ed elettronico, pensò che fosse venuto il momento di elevare al quadrato quel pianoforte di cui era ed è virtuoso acclamato. Così coinvolse in un progetto, di cui restano ampie e accattivanti memorie
discografiche, un altro virtuoso
eclettico, Herbie Hancock, ottenendo meraviglie. Qualche anno dopo, nel 1983, ci riprovò cambiando partner: eccolo con Friedrich Gulda. Non solo jazz o mprovvisazioni, per i due: anche
Mozart. E non che sia stato il solo: Bill Evans, ad esempio, aveva deciso di fare tutto da sé, duplicandosi nel celebre Conversations
with myself (1963); Stanley
Cowell, poi, aveva pensato e messo in scena già nel 1972 un “piano choir”. Insomma, il duo Chick Corea - Stefano Bollani di storia, e di quella importante, dietro le spalle ne ha tanta. Peraltro,
rispetto ai casi citati, i due pianisti in comune hanno parecchio.
Ad esempio, un acuto senso
del ritmo, che li porta sovente a suonare il pianoforte per quello strumento a ercussione che è. Poi l’estro, fondato solidamente su basi tecniche e su una onoscenza dell’intero repertorio, da Mozart alle canzonette. E infine quel tanto
di mélo che al pubblico piace e che il jazzista non disdegna. Quanto basta insomma per garantire
una performance all’altezza della loro fama.
Nulla a che vedere, comunque, col Guccini che celebra splendidamente i suoi settant’anni. Più che un cantautore (etichetta che dice poco), Guccini è un cantastorie
(tant’è che poi le ha scritte, e le ha messe in forma di fumetto).
Le sue canzoni sono apologhi.
Evidente è il loro contenuto morale che emerge dalla narrazione,
così com’è nella tradizione
di chi cantava le gesta degli eroi e degli uomini comuni nelle piazze, grandi e piccole, del nostro
paese. Storie nelle quali si narra la “storia”, come nel caso di Nella jungla, centrata sulla vicenda
di Ingrid Betancourt. Storie nelle quali entra la politica (ecco Primavera di Praga o Piccola storia ignobile) o che esaltano l’epica dei comuni mortali. Basti qui ricordare, esempio tra gli esempi, la sua canzone
più famosa, quella con la qualeè uso chiudere i suoi concerti: La locomotiva. Dunque, Francesco Guccini non è riducibile alla categoria
dei cantautori: in quella sua ironica moderazione si nasconde l’antico sapore di una tradizione popolare fatta di fine ironia e di grandi gesta di piccoli uomini.
di Andrea Taglia *
Nel corso della storia la scrittura musicale ha sempre considerato
la natura acustica degli spazi, adattandosi con il sapiente uso di notazione e pause alla riverberazione tipica delle sale ove sarebbe stata eseguita. La musica da camera porta addirittura nel nome del genere la definizione dello spazio di elezione per l’ascolto.
Solo in tempi recenti, sia per l’allargamento del pubblico, sia per la carenza di spazi dedicati all’esecuzione della musica classica, molti eventi si sono spostati in luoghi diversi, non specifici per tali esecuzioni e pertanto dall’acustica non adeguata a un ascolto senza l’ausilio del rinforzo elettroacustico. Grazie all’evoluzione tecnologica è ormai possibile studiare degli impianti di amplificazione
in grado di risolvere la sonorizzazione di grandi spazi anche
per la musica classica; le moderne tecniche di simulazione computerizzata garantiscono infatti un elevato grado di precisione nella progettazione, che assicurano la perfetta riuscita dell’evento.
Il Palasport Olimpico di Torino è un tipico grande spazio che però è stato studiato architettonicamente anche per i concerti; è infatti dotato di alcuni importanti accorgimenti, come i pannelli di materiale
acusticamente assorbente posti sotto le poltrone dell’anello superiore che facilitano l’amplificazione nonostante le tante superfici
in vetro.
La collaborazione con la produzione di Settembre Musica prima, e di MITO ora, ha consentito di raggiungere ottimi risultati di amplificazione
grazie sia all’uso sapiente dello spazio, dovuto a una ottimale disposizione del pubblico, sia alla camera acustica sul palco che fornisce un valido ascolto per i musicisti che vi suonano.
Anche la pianificazione di un’estesa prova generale prima del concerto consente da una parte di raffinare l’amplificazione perfezionando
il posizionamento dei microfoni in funzione della posizione
dei musicisti, dall’altra di garantire all’orchestra un buon adattamento alle condizioni acustiche dello spazio, molto differenti
dalle usuali sale da concerto.
L’insieme di questi elementi permette di offrire ogni anno un’esperienza
unica, ben descritta dal religioso silenzio con cui quasi diecimila spettatori ascoltano il concerto, avvicinando la musica classica a un largo pubblico, altrimenti spesso timoroso di varcare la soglia delle sale da concerto.
Sia chiaro: l’ascolto all’Auditorium del Lingotto è sicuramente migliore;
al Palasport Olimpico ascolterete come meglio è possibile fare oggi. Direi bene.
* ingegnere suono concerti Palasport Olimpico Isozakise
giovedì 9 settembre
Auditorium del Lingotto
ore 21
Chick Corea
Stefano Bollani
pianoforti
sabato 11 settembre
PalaIsozaki
ore 21
Francesco Guccini
voce, chitarra
Juan Carlos “Flaco” Biondini
chitarre
Ellade Bandini
batteria, percussioni
Pierluigi Mingotti
basso elettrico, contrabbasso
Antonio Marangolo sassofono, percussioni
Roberto Manuzzi sassofono, fisarmonica, armonica, tastiere
Vince Tempera
pianoforte, tastiere