di Paolo Cairoli
Nulla sembra più adatto di uno spazio come il Palasport Olimpico Isozaki per accogliere Lang Lang, il pianista cinese che con una disinvoltura strabiliante
riesce a passare dai Berliner Philharmoniker alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Pechino;
suonando magari come bis Il volo del calabrone sul suo iPad, com’è accaduto lo scorso aprile
alla Davies Symphony Hall di San Francisco, con il conseguente entusiasmo dei giovani presenti in sala, oltre che della Apple. E Isozakise le sue giacche colorate o i suoi capelli “sparati” fanno storcere il naso ai puristi, che tendono a liquidarlo
come “fenomeno mediatico”,
la sua capacità di rompere gli schemi e superare le distinzioni tra colto e pop (inteso come popular),
non può che far bene alla musica.
D’altronde la sua tendenza a sdrammatizzare il mondo delle
sale da concerto è radicata nell’origine della sua stessa passione
per lo strumento: un cartone animato di Tom e Jerry, impegnati in una spericolata performance pianistica, visto all’età di tre anni. Da allora ci sono stati gli studi in Cina, dove ha appreso la tecnica, e quelli in America, dove è entrato in contatto con la cultura occidentale,
suggellati dall’amicizia con Daniel Barenboim, dal quale pare continui a prendere lezioni.
Con lui ci sono l’Orchestra Filarmonica
della Scala e il grande direttore russo Semyon Bychkov, che il pubblico torinese ha potuto recentemente ascoltare al Teatro Regio in una memorabile esecuzione
del Tannhäuser. Il programma è interamente dedicato a Čajkovskij, con il Concerto n. 1 e la Sesta sinfonia.
Ma quest’anno l’appuntamento di MITO con la musica classica a prezzi popolari e in luoghi capaci di contenere grandi masse è doppio:
torna al PalaIsozaki la Nona sinfonia di Beethoven, che l’anno scorso fece registrare circa diecimila
presenze. A proporla sono la Südwestdeutsche Philharmonie di Costanza e il coro dei Bamberger Symphoniker, guidati dal direttore
greco Vassilis Christopoulos, che dell’Orchestra di Costanza è direttore stabile. E se il 7 maggio 1824 al Teatro di Porta Carinzia il pubblico viennese dimostrò il suo affetto a Beethoven, ormai completamente sordo, agitando una marea di fazzoletti bianchi, è possibile immaginare che qualcosa
del genere si ripeta anche oggi, a Torino, dove dai tempi della storica esecuzione in piazza San Carlo voluta da Giorgio Balmas nel 1977, l’Inno alla gioia suscita sempre grande entusiasmo.
di Andrea Taglia *
Nel corso della storia la scrittura musicale ha sempre considerato
la natura acustica degli spazi, adattandosi con il sapiente uso di notazione e pause alla riverberazione tipica delle sale ove sarebbe stata eseguita. La musica da camera porta addirittura nel nome del genere la definizione dello spazio di elezione per l’ascolto.
Solo in tempi recenti, sia per l’allargamento del pubblico, sia per la carenza di spazi dedicati all’esecuzione della musica classica, molti eventi si sono spostati in luoghi diversi, non specifici per tali esecuzioni e pertanto dall’acustica non adeguata a un ascolto senza l’ausilio del rinforzo elettroacustico. Grazie all’evoluzione tecnologica è ormai possibile studiare degli impianti di amplificazione
in grado di risolvere la sonorizzazione di grandi spazi anche
per la musica classica; le moderne tecniche di simulazione computerizzata garantiscono infatti un elevato grado di precisione nella progettazione, che assicurano la perfetta riuscita dell’evento.
Il Palasport Olimpico di Torino è un tipico grande spazio che però è stato studiato architettonicamente anche per i concerti; è infatti dotato di alcuni importanti accorgimenti, come i pannelli di materiale
acusticamente assorbente posti sotto le poltrone dell’anello superiore che facilitano l’amplificazione nonostante le tante superfici
in vetro.
La collaborazione con la produzione di Settembre Musica prima, e di MITO ora, ha consentito di raggiungere ottimi risultati di amplificazione
grazie sia all’uso sapiente dello spazio, dovuto a una ottimale disposizione del pubblico, sia alla camera acustica sul palco che fornisce un valido ascolto per i musicisti che vi suonano.
Anche la pianificazione di un’estesa prova generale prima del concerto consente da una parte di raffinare l’amplificazione perfezionando
il posizionamento dei microfoni in funzione della posizione
dei musicisti, dall’altra di garantire all’orchestra un buon adattamento alle condizioni acustiche dello spazio, molto differenti
dalle usuali sale da concerto.
L’insieme di questi elementi permette di offrire ogni anno un’esperienza
unica, ben descritta dal religioso silenzio con cui quasi diecimila spettatori ascoltano il concerto, avvicinando la musica classica a un largo pubblico, altrimenti spesso timoroso di varcare la soglia delle sale da concerto.
Sia chiaro: l’ascolto all’Auditorium del Lingotto è sicuramente migliore;
al Palasport Olimpico ascolterete come meglio è possibile fare oggi. Direi bene.
* ingegnere suono concerti Palasport Olimpico Isozakise
PalaIsozaki
ore 21
mercoledì 8 settembre
Filarmonica della Scala
Semyon Bychkov
direttore
Lang Lang
pianoforte
Čajkovskij
Concerto n. 1 in si bemolle minore per pianoforte
e orchestra op. 23
Sinfonia n. 6 in si minore
op. 74 (Patetica)
domenica 12 settembre
Südwestdeutsche
Philharmonie Konstanz
Chor der Bamberger
Symphoniker
Vassilis Christopoulos
direttore
Rolf Beck
maestro del coro
Susanne Bernhard
soprano
Carolin Masur
contralto
Thomas Cooley
tenore
Reinhard Hagen
basso
Beethoven
Sinfonia n. 9 in re minore per soli, coro e orchestra
op. 125