di Luca Del Fra
«Allora, che avete? Perché state fermi come statue?» Le prime parole del Boris Godunov, gridate con rabbia da una guardia, apriranno la Stagione del Teatro Regio. È un segnale. La magia
dell’opera lirica ricomincia, ma è una frase emblematica anche per il fatto che lo spettacolo continua malgrado questo momento di grande incertezza per il futuro del teatro musicale in Italia: anzi, mai come oggi questo futuro è stato così incerto a partire da quattrocentodieci anni fa, cioè da quando quel che chiamiamo opera ha visto la luce. Non è la sede per analizzare il particolare frangente della politica culturale del nostro paese, tuttavia scrivere di una stagione
può essere l’occasione per ricordarci quali sono i motivi che rendono il teatro musicale uno spettacolo senza eguali.
Il 5 ottobre, dunque, l’inaugurazione sarà sotto
il segno della grande musica russa: l’opera di Musorgskij, la prima di ben dodici titoli, andrà
in scena in una nuova e originale versione
frutto di interventi drammaturgici sull’Ur-Boris, con l’inserimento della scena della foresta di Kromij della seconda versione, e con una nuova successione di scene che rispettano la cronologia degli accadimenti storici. Sul podio il direttore musicale del Regio Gianandrea Noseda, la cui esperienza
nel repertorio russo ha le sue nobili radici
negli anni in cui è stato assistente di Valerij Gergiev al Teatro Kirov-Marijinskij di Pietroburgo. Il nuovo allestimento, ne seguiranno altri cinque, è stato affidato ad Andrey Konchalovsky, il grande regista moscovita che con i suoi film – da Storia di Asja Kljacina che amò senza sposarsi al pluri-premiato Zio Vanja, da Siberiade a Il proiezionista fino a La casa dei matti dove affronta in chiave personale i conflitti caucasici (senza considerare le pellicole statunitensi come Maria’s Lovers) – è stato
un interprete attento e sensibile dello sterminato continente che è il “Rus’”. Nel cast troviamo Orlin Anastassov nel ruolo di Boris che oltre alla vocalità potrà
avvalersi di una presenza scenica di tutto rispetto; Ian Storey, tenore britannico
che ha inaugurato la stagione della
Scala nel 2007 nei panni di Tristan nel memorabile spettacolo di Patrice Chéreau, vestirà i panni del pretendente Grigorij e Sergej Aleksaškin della compagnia del Kirov-Marijinskij sarà invece Pimen. Nel Boris, partitura dove ogni personaggio ha il suo peso, per numero e importanza degli interventi, un ruolo da protagonista spetta al Coro del Regio diretto da Roberto
Gabbiani.
Con Madama Butterfly debutta a Torino Damiano Michieletto, regista che per la modernità, la fantasia
e la rifinitura dei suoi spettacoli si è dimostrato una delle nuove realtà dell’opera italiana, da quando nel 2007 si è imposto al Rossini Opera Festival con un allestimento de La gazza ladra. Sul podio torna Pinchas Steinberg, direttore che Torino ha già avuto modo di apprezzare, mentre nei ruoli dei due protagonisti
ci saranno Hui He e Massimiliano Pisapia.
Les Ballets de Monte-Carlo saranno ospiti lungo il mese di dicembre dedicato alla danza, con due spettacoli in cui regna il fascino della musica russa: Cenerentola di Sergej Prokof’ev e La belle, ispirato a La bella addormentata nel bosco di Charles Perrault su musica di ¥ajkovskij. Le due coreografie sono firmate
da Jean-Christophe Maillot, mentre l’Orchestra del Regio sarà diretta da Nicolas Brochot. Lo spazio dedicato alla danza non si esaurisce a dicembre: a maggio infatti arriverà la Compagnia di Angelin Preljocaj
con una coreografia su musiche di Mahler. Il compositore boemo non avrebbe mai pensato che la sua musica potesse servire a un balletto, e avrebbe
certo avuto un soprassalto gli avessero detto che sarebbe stata usata per la favola di Biancaneve, ma bisogna toccare con mano con quale classe e intelligenza
il coreografo francese di origini albanesi è riuscito a costruire questo lavoro.
Il 2011 si aprirà con Parsifal, nell’allestimento del San Carlo di Napoli firmato da Federico Tiezzi, regista con una vasta esperienza nel teatro sperimentale,
e le scenografie di un artista visivo come Giulio Paolini: ci si attenderebbe qualcosa, per dir così, di “modernista”, ma la suggestione di questo spettacolo sta invece in una cifra contemporanea con cui sono rilette immagini della tradizione pittorica,
e dove non è difficile scorgere addirittura qualche citazione stile Codice da Vinci. Sul podio Bertrand de Billy, non certo nuovo all’universo di Richard Wagner. Tra gli interpreti tutti di livello – Kwangchul Youn, Christine Goerke, Mark S. Doss – si segnala la presenza della vecchia e della nuova
guardia di Bayreuth: sono rispettivamente Kurt Rydl come Titurel e Christopher Ventris nei panni di Parsifal, ruolo che ha cantato la prima volta al Festspielhaus nel 2008 con Daniele Gatti.
Le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia inizieranno
a marzo con I vespri siciliani e proseguiranno
con altre tre opere di Giuseppe Verdi: Nabucco, Rigoletto e La traviata, titoli talmente emblematici – i primi due con chiari riferimenti risorgimentali, i secondi
a fondamento di un’alta cultura popolare – da rendere evidente il progetto dell’operazione. Tuttavia il ciclo si articolerà attraverso spettacoli con intenti molto diversi tra loro: Noseda dirigerà I vespri alla testa di un cast che vedrà la grande esperienza di Gregory Kunde e Ildar Abdrazakov, assieme al soprano Sondra Radvanovsky, per un nuovo allestimento di un regista
di grande intelligenza come Davide Livermore; di Nabucco sarà proposta una versione per le scuole con la riduzione orchestrale curata da Alberto Cara e con l’adattamento drammaturgico e la regia di Silvia Collazuol; ancora diverso il caso di Rigoletto in quanto regia, scene e costumi saranno affidati ai vincitori del concorso La Creatività all’Opera indetto dallo stesso Teatro Regio, mentre le voci di Franco Vassallo, Irina Lungu e Gianluca Terranova saranno dirette da Patrick Fournillier; sempre lui dirigerà La traviata nell’allestimento
di Laurent Pelly: nel cast il tenore Stefano Secco, il baritono Fabio Maria Capitanucci oltre al debutto a Torino del soprano di coloratura polacco Aleksandra Kurzak.
Prima della pausa estiva andrà in scena il celebre allestimento
di Lucia di Lammermoor di Graham Vick, tra i pochi registi ad aver colto la dimensione corale, i risvolti meno tradizionali e il colore preromantico di questa partitura; la direzione è garantita da uno specialista come Bruno Campanella, i ruoli principali
affidati a Elena Mosuc, Francesco Meli e ancora
Capitanucci. A settembre concluderà la Stagione un’opera contemporanea in prima esecuzione assoluta:
Leggenda di Alessandro Solbiati, basata sui Fratelli
Karamazov di Fëdor Dostoevskij, a chiusura di una linea russa che attraversa la Stagione dall’inaugurazione,
alla danza fino alla sua conclusione.
Ricordando appena l’attività in regione e la tournée che toccherà nel mese di maggio Spagna, Francia e Germania,
merita ancora sottolineare come da una sola Stagione emergano gli elementi che rendono unica l’opera: forme espressive diversissime – la musica, la vocalità, il teatro, la danza, le arti visive, la scenografia, l’illuminotecnica – s’incrociano in uno spettacolo che può prendere forme infinite anche per i differenti allestimenti
di uno stesso titolo e che da quando debuttò nel 1600 in un palazzo fiorentino ha raggiunto livelli di raffinatezza probabilmente insuperati, diventando un modello per ogni teatro d’arte, colto o popolare che sia.