settembre 2010

teatroregiotorino


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Intervista

Walter Vergnano

«Cinquantamila ragazzi alla scuola dell’opera»

di Andrea Malvano

Teatro RegioC’è una grossa fetta dell’attività organizzata dal Teatro Regio che merita ampia visibilità. È il progetto La Scuola all’Opera, un’iniziativa che risale alla fine degli anni Settanta, quando il problema della formazione era ancora un perfetto sconosciuto dei teatri italiani, e che ancora oggi resta un modello invidiabile di relazioni incrociate tra sistema scolastico e mondo dello spettacolo. Ne abbiamo parlato con il sovrintendente Walter Vergnano.

Quali sono i numeri della Scuola all’Opera?
«Posso fornirle i dati relativi alla Stagione 2009-2010: hanno partecipato al progetto
56.000 ragazzi, coinvolgendo in tutto 1.043 classi. Purtroppo non riusciamo a soddisfare tutte le richieste».

Quali sono i principali obiettivi del progetto?
«Il fatto è che in questo paese ci si laurea senza sapere chi siano Mozart o Verdi. Non è che si debba affidare alla scuola il compito di formare melomani; per carità. Ma è senza dubbio assurdo il fatto che si arrivi alla fine di un ciclo di studi con una simile lacuna. Noi ci avvaliamo della collaborazione di una ventina di appassionati operatori affinché vadano nelle scuole a preparare i ragazzi. Non è possibile trascinare bambini e adolescenti a teatro senza fornire loro un’adeguata preparazione. Gli stessi docenti, spesso, non hanno una competenza specifica».

E i ragazzi, come reagiscono?
«La loro apertura mentale in realtà è straordinaria. Ed è proprio la loro sensibilità priva di pregiudizi che spesso li aiuta a capire perfettamente il messaggio di un regista. Alla televisione vedono videoclip di grande impatto visivo. Ma quando vengono al Regio restano colpiti anche dalle nostre scene di cartapesta. Si può benissimo andare a vedere Avatar e subito dopo La bohème: non vedo alcun conflitto tra le due cose».

Come li preparate allo spettacolo operistico?
«Ci sono i laboratori teatrali. Molto spesso coinvolgiamo i ragazzi, affidando loro un ruolo all’interno dello spettacolo. Così accade in una delle opere di maggior successo degli ultimi anni, Ciottolino di Luigi Ferrari Trecate; e così accadrà quest’anno con Nabucco, una nuova versione pensata appositamente per i ragazzi, ai quali sono affidate le parti corali. Naturalmente non li facciamo solo cantare, ma li prepariamo all’incontro con il teatro di Verdi, spiegando e contestualizzando l’opera. E poi ci sono le attività in condivisione. Strumenti in galleria, ad esempio, avvicina i ragazzi agli strumenti musicali avvalendosi della collaborazione tra il Conservatorio e la Galleria Sabauda. Quando si parla di formazione bisogna davvero fare sistema».

Organizzate sempre uno spettacolo in occasione del Giorno della Memoria...
«Crediamo che sia fondamentale spiegare il concetto di memoria in modo non retorico. Una tragedia come la deportazione letta solo su un libro di scuola può non essere compresa fino in fondo. Ma ci sono altri modi. Noi organizziamo spettacoli a tema e ci coordiniamo con l’Acmos, che ogni anno fa partire da Torino un treno per Auschwitz: una partenza simbolica, di grande impatto emotivo».

Anche La Scuola all’Opera subirà dei tagli?
«No, questa è davvero l’unica voce del bilancio su cui non siamo intervenuti, grazie anche al sostegno della Fondazione «Cosso» che ci ha permesso di non cancellare del tutto gli spettacoli per i ragazzi. Comunque tutti pagano un biglietto, anche se di prezzo contenuto, perché crediamo che le attività gratuite vengano considerate di seconda fascia. Tutto ciò fa si che siamo vicinissimi ad autofinanziare interamente le attività».

Quali sono le prospettive dell’iniziativa?
«Il mio sogno nel cassetto è quello di forgiare un modello esportabile anche in altre aree della Regione, toccare scuole non solo della provincia di Torino. Sarebbe davvero bello riuscire a portare al Teatro Regio ragazzi di tutto il Piemonte».

L’oro e la seta

Il 15 settembre al Museo di Arti Decorative «Accorsi-Ometto» inaugura la mostra L’oro e la seta (15 settembre 2010 – 29 maggio 2011). Un incontro tra due collezioni: splendidi esemplari di costumi teatrali del Teatro Regio prendono vita e “abitano”, con il loro fascino, le sale che ospitano i preziosi arredi e le collezioni del Museo «Accorsi».
In mostra i meravigliosi costumi di Thaïs, Manon Lescaut, Francesca da Rimini, Madama Butterfly, Tosca, Capriccio, Armida, Traviata, Fedora e, a completare il percorso, i più bei costumi appartenuti al tenore Francesco Tamagno.
A suggellare l’incontro tra la musica e le arti decorative, il 16 settembre alle ore 16, nella cornice settecentesca del cortile della Fondazione Accorsi e nell’ambito di MITO SettembreMusica, si terrà un concerto dell’Ottetto di fiati Regio Concentus del Teatro Regio con musiche di Mozart e Beethoven.