marzo 2011

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Intervista

Yuja Wang a Torino

Un doppio appuntamento con il pianismo di Rachmaninov

di Stefano Valanzuolo

Yuja WangA diciannove anni ha debuttato con la New York Philharmonic e Lorin Maazel. Da quel momento – era il 2006 – Yuja Wang non si è più fermata, volando da Londra a Los Angeles, da Tokyo a San Pietroburgo, da Milano a Philadelphia, sempre al fianco di orchestre eccellenti e direttori prestigiosi. Su di lei hanno già scommesso – con successo – Yuri Temirkanov, Charles Dutoit, Michael Tilson Thomas e Pinchas Zukerman. Ma Yuja ha un debole per Claudio Abbado, che l'ha avuta come partner in concerto con la sontuosa Orchestra di Lucerna e, più di recente, su disco con la Mahler Chamber Orchestra.
«Abbado è una leggenda del podio. C'è qualcosa di magico nel rapporto tra il suo gesto e la musica che ne scaturisce. Senza dire, poi, che fuori scena è un vero gentleman, elegante, circondato da un alone di affascinante mistero».

Lei torna in Italia con una doppia performance a Torino (con l'Orchestra Rai e per l'Unione Musicale) e un occhio di riguardo al repertorio di Rachmaninov.
«Un autore e un pianista di straordinaria originalità.
A volte sembra che Rachmaninov componga direttamente con il cuore, eppure – ben oltre la semplice emozione – ogni suo pezzo denota un senso della struttura acutissimo».

Il suo Terzo concerto si è guadagnato, grazie soprattutto al film Shine, una fama quasi circense…
«Io la considero un'opera capace di conciliare, miracolosamente, atmosfere e stati d'animo in apparenza contrastanti: ha una scrittura fitta, ma è luminosa negli esiti orchestrali. Vive sul filo della tensione continua – in termini armonici e formali – eppure
riesce a distendersi in pause di quiete avvolgente.
Saper rendere giustizia a tanta articolata inventiva non è facile: ecco perché si parla, magari a ragione, di cimento o di sfida».

Se con l'Orchestra della Rai proporrà il celebre Rach3, in recital ha scelto invece – tra le tante – anche alcune pagine di derivazione sinfonica.
«Non è una novità per me. Adoro ascoltare musica per orchestra, e mi piace provare a ricreare, sulla tastiera, le stesse emozioni della partitura sinfonica, soprattutto mettendo a frutto l'immaginazione».

Lei è tra i pochi musicisti ad avere avuto il privilegio di esibirsi con la YouTube Orchestra, l'ensemble nato in Internet…
«Un'esperienza divertente a servizio di un'idea molto creativa. La rifarei senz'altro».

Molti suoi colleghi, invece, non amano la rete.
«Navigando in Internet è possibile imbattersi nel meglio e nel peggio di tutto; anche della musica. Diventa fondamentale saper scegliere, con gusto e attenzione. Ma se cerco un'incisione rara, è su YouTube che devo andare, e magari la trovo subito, senza
spendere un centesimo: questo mi sembra molto utile».

Questione di gusto, diceva; forse anche di cultura?
«Gli italiani sono fortunati, da questo punto di vista, perché sanno di poter contare da sempre su riferimenti culturali entusiasmanti. Ogni volta che suono in Italia, avverto un'attenzione speciale nell'ascolto».

Lei ha studiato in Cina fino a dodici anni, prima di trasferirsi in Canada e poi negli Stati Uniti. Un esempio felice di globalizzazione?
«Diciamo solo che ho avuto l'opportunità di poter attingere da maestri molto diversi tra loro e di poter suonare in ogni angolo del mondo. Il mio stile è maturato attraverso questo confronto assiduo di idee ed esperienze, oltre che facendo musica da camera con partner illustri».

Tre pianisti del passato ai quali pensa di ispirarsi…
«Rachmaninov, naturalmente. E poi Vladimir Horowitz e Artur Schnabel».

E un suo collega che ascolta volentieri, dal vivo o in disco?
«Pierre-Laurent Aimard».

Aimard è un pianista francese particolarmente votato al repertorio contemporaneo: che rapporto ha Yuja Wang con la musica di oggi?
«Un rapporto vivo e vivace. Ho appena commissionato un lavoro a Mason Bates, giovanissimo autore americano con tentazioni da dj… Ma inevitabilmente,
poi, sento il bisogno di tornare a Schumann, Schubert e Beethoven, che sono i veri pilastri della mia carriera e del mio linguaggio».




mercoledì 30 marzo
Conservatorio
ore 21
serie pari

Yuja Wang
pianoforte

Rachmaninov
Variazioni sopra un tema
di Corelli op. 42
Schubert
Sonata D. 958
Skrjabin
3 Preludi
Studio op. 8 n. 9
Poema op. 32 n. 1
Musorgskij
Una notte sul Monte Calvo
Mendelsshon
Scherzo dal Sogno di una
notte di mezza estate
Saint-Saëns
Dance macabre op. 40

giovedì 31 marzo
ore 20.30 - turno rosso
venerdì 1 aprile
ore 21 - turno blu
Auditorium Rai
Arturo Toscanini

Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Mikko Franck
direttore
Yuja Wang
pianoforte

Rachmaninov
Concerto n. 3 op. 30
Liszt
Les préludes, poema sinfonico