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Dicono:
Fantasia mi ha fatto scoprire la musica classica. Secondo
me si sbagliano. Perché l'ascolto della musica, senza le immagini
di Disney, è tutta un'altra cosa; e anche la musica classica in sé,
a farci caso, non è quella di "zio Walt" e nemmeno quella del nipote
Roy, che ora ha prodotto Fantasia 2000. È un'altra cosa, né
più bella, né più brutta. Diversa. Quello che si scopriva negli anni
Quaranta era il suono della musica classica. Meglio: un certo suono,
reinventato da Stokowski, il direttore che curò la colonna
sonora di Fantasia e che fece in modo di far suonare qualunque partitura
come se fosse "la" musica classica che allora trionfava in sala da
concerto: se si doveva animare una sequenza sulla Toccata e fuga di
Bach, per dire, era meglio schierare una trascrizione per grande orchestra
tardoromantica piuttosto che sbattere addosso alla gente dieci minuti
di organo. Le accademie borbottavano, si diceva che quella era musica
di Bakowski, ma, insomma, l'operazione aveva un suo senso. Che però
era quello di far familiarizzare con quel "suono", non con quella
musica. Non è esattamente la stessa cosa. E quando in Fantasia 2000
oggi ci dicono che ci fanno ascoltare la Quinta sinfonia di Beethoven
ci stanno ugualmente fregando: intanto quello è il primo movimento
della sinfonia, e nel 2000 fatto di cd accessibili in edicola a poche
lire e mp3 selvaggi non si può più pensare di essere pressapochisti
su cose del genere. Ma poi il fatto è che in realtà quello non è nemmeno
il primo movimento della Sinfonia: è un suo Bignami, un simpatico
riassunto di due minuti e cinquantuno secondi, meno della metà del
tempo reale. E allora, di nuovo, quel che si può scoprire è che il
sound di una pagina di Beethoven è diverso da quello di un album di
Sting, ma si rimane estranei a molto di ciò che quella partitura avrebbe
da farci ascoltare: il suo respiro lungo, lo sviluppo della forma,
la necessità di un tempo preciso per equilibrare il tutto. No, noi
ascoltiamo un Beethoven che dura - non a caso - come una canzone,
mentre sullo schermo scorre un'animazione astratta. Stiamo scoprendo
la musica classica? Poi in Fantasia 2000 arrivano i Pini di
Roma di Respighi, che si distendono tranquilli per più di dieci
minuti. Ma, "genialmente", i disegnatori Disney non ci propongono
banali scene di viali alberati nella città eterna: lì si tratta di
seguire la storia di alcune balene, sospese tra il cartone animato
e la realtà virtuale con un effetto che personalmente trovo pasticciato;
e, persi tra i voli surreali degli animali, dovremmo anche accorgerci
che fanno ascoltare Respighi. Stiamo scoprendo la musica classica?
Quando ci fanno vedere la storia del soldatino di stagno, una storia
complessa, affascinante, ricca, e intanto l'orchestra suona il Secondo
concerto per pianoforte di Sostakovic abbiamo davvero tempo e testa
per renderci conto dell'eccezionalità della colonna sonora? Oppure,
in fondo, il lavoro di un qualsiasi mestierante di Hollywood,
uno di quelli che confezionano le loro partiture rubacchiando qua
e là tra i capolavori del grande repertorio, avrebbe fatto lo stesso
effetto? E il finale, con L'uccello di fuoco che diventa una sorta
di seguito della Sagra della primavera? È un'esibizione di virtuosismo
riuscire a far stare sopra la musica una vicenda che ha ben poco a
che vedere con la trama del balletto di Stravinskij, oppure - visto
che l'intento divulgativo è dichiarato - si sta raccontando al mondo
la storia sbagliata. Ancora una volta: stiamo scoprendo la musica
classica? È più riuscito il numero sulla Rapsodia in blu di Gershwin:
hanno azzeccato il rapporto tra la storia disegnata e l'astrattezza
della partitura ma, anche qui, si "scopre" qualcosa? No, ci si gode
la celebrazione delle caricature di Al Hirschfeld con una colonna
sonora d'eccezione: io metterei il tutto nella categoria del raffinato
divertimento intellettuale. Per parlare di contemporaneità e cartoni
animati che abbiano a che fare con il presente e di aggiornamento
("zio Walt" voleva produrre una Fantasia ogni cinque anni...) bisogna
andare a vedere altre cose. Toy Story, ad esempio, è un cartone animato
del 2000, nel segno e nella progettazione; quest'altro è una lucidatura
dell'argenteria di famiglia. Rimane la questione dell'ascoltare vedendo
altro. O della traduzione in "ascoltare disegnando" che due generazioni
di insegnanti volonterose ci hanno propinato. Siamo sicuri che sia
una pratica che ha a che fare con ciò che normalmente chiamiamo "ascolto
della musica"? La musica è fatta di strutture e di emozioni: le prime
sono difficili da cogliere, le seconde difficilissime da disegnare.
E allora che cosa va a finire sullo schermo o sui nostri album Fabriano?
Solo l'aspetto esteriore di un brano, un particolare ritmico, la possibilità
di associarlo a una storia. Certo, si continua a familiarizzare con
il sound della musica classica. Ma ascoltarla, abbiate pazienza, è
un'altra cosa. |
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