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Carlo
Romano è uno dei due primi oboi dell'Orchestra Sinfonica
Nazionale della RAI. Ha ricoperto lo stesso ruolo nelle Orchestre
della RAI di Roma e del "Carlo Felice" di Genova, ha collaborato
con quelle di Santa Cecilia e del Maggio Fiorentino e con I Virtuosi
di Roma di Renato Fasano. Spesso si esibisce in qualità di
solista, come giovedì 14 e venerdì 15 dicembre 2000,
quando eseguirà il Concerto per oboe composto da Mozart nell'estate
del 1777 per Giuseppe Ferlendis, suo collega nell'orchestra arcivescovile
di Salisburgo.
Maestro,
che ruolo occupa il concerto di Mozart nell'ambito del repertorio
solistico per oboe?
"È
il fulcro del nostro repertorio, è il brano d'obbligo a esami
e concorsi perché richiede il massimo impegno sia sul piano
tecnico sia su quello espressivo. Il mio maestro Giuseppe Tomassini
mi ripeteva di eseguirlo soltanto quando fossi stato sicuro di padroneggiarlo.
Ho aspettato fino ai 26 anni per presentarlo in pubblico e da allora
l'avrò suonato una cinquantina di volte. Nel 1991, in occasione
del bicentenario mozartiano, l'ho portato in tournée con
l'orchestra da camera della Staatsoper di Monaco. Eppure ogni volta
che lo riprendo scopro nuovi fraseggi e articolazioni e ho già
scritto tre diverse cadenze".
Sono
sostanziali le evoluzioni tecniche e timbriche dell'oboe settecentesco
rispetto a quello moderno?
"Nel
corso di due secoli l'evoluzione è stata enorme. Se si accosta
uno strumento antico a uno moderno si stenta a comprendere che siano
parenti stretti. Ai tempi di Mozart aveva due sole chiavi e per
eseguire il suo Concerto i contemporanei avranno studiato 25 ore
al giorno! Nel corso del tempo sono cambiati la cameratura interna
e i legni per fabbricarlo e si sono aggiunte delle chiavi. Nel XIX
secolo il costruttore tedesco Böhm ha rivoluzionato la meccanica
applicando degli anelli ai fori, anche se lo strumento moderno è
stato affinato dagli artigiani francesi. Io ad esempio suono un
Marigaux d'oro e da poco ho commissionato a Riccardo Incagnoli,
ultimo discendente di una famiglia di costruttori, uno strumento
"su misura" per le mie caratteristiche che nulla ha da
invidiare ai modelli stranieri".
Lei
ha tenuto corsi di perfezionamento in tutta Italia: esiste una scuola
oboistica italiana?
"Più
che una vera scuola nazionale, l'Italia dei talenti individualisti
ha sviluppato scuole regionali. Penso a quella veneziana di Scozzi,
Prestini, Riedmiller e Serafin, dalla quale io discendo tramite
Tomassini, che era allievo di Scozzi. Da Venezia la scuola si è
diffusa in altre città: a Torino l'allievo di Riedmiller
Italo Toppo ha fondato la scuola torinese da cui è uscito
il grande Bongera. Purtroppo in Italia prevale l'esterofilia, le
accademie invitano spesso a tenere corsi di perfezionamento professori
stranieri. E dire che ci sarebbe una buona dozzina di oboisti italiani
in grado di fondare una scuola nazionale con le sue peculiarità,
naturalmente fuori dai conservatori, la cui situazione è
quasi sempre penosa. Preferisco chiudere qui il discorso".
Per
il suo oboe Ennio Morricone ha scritto melodie indimenticabili.
Può raccontare qualche aneddoto della vostra amicizia?
"Conosco
e lavoro con Ennio dal 1974. Posso citare alcune delle decine di
colonne sonore incise insieme a lui: La lupa, Marco Polo,
La signora dalle camelie, Rivelazioni, Un tè con Mussolini,
Vite strozzate, Canone inverso, Maléna. Ho registrato
anche un cd con un'antologia "storica" comprendente Mission,
destinata in origine alla London Philharmonic. È un amico
esigente, soprattutto sul lavoro. Una volta mi trovavo a incidere
Il deserto dei tartari e per accompagnare una scena di guerra aveva
previsto dei passi molto virtuosistici. Ripassandoli durante una
pausa mi divertivo a fiorirli con note sovracute, Ennio mi prese
sul serio e mi intimò in tono romanesco "a 'sto punto
me li fai": mi ero messo in un bel vespaio! Alcune delle sue
indimenticabili melodie le ha quasi improvvisate. Durante la lavorazione
di Amleto, ad esempio, Zeffirelli ha preteso che Ennio scrivesse
al volo un tema per l'oboe, una specie di Leitmotiv del film che
in seguito ha girato il mondo col mio nome nei titoli di testa e
di coda... Dopo tanti anni di amicizia ho un sogno nel cassetto:
che prima o poi componga un concerto per oboe e orchestra e magari
lo dedichi a me!". (f.f.)
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