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dicembre 2000
orchestra sinfonica nazionale della RAI
INTERVISTA - Una tromba per Haydn

 

Roberto Rossi

 

Roberto Rossi, una delle due prime trombe dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, incarna nel modo migliore l'essenza cosmopolita del complesso, formato da musicisti che provengono da tutta Italia e che approdano qui dopo aver maturato svariate esperienze. Ha studiato a Ferrara e a Fiesole, ha fatto parte delle Orchestre del Maggio Fiorentino, della Fenice, della RAI di Torino e dell'Orchestra "Haydn" di Bolzano, quindi ha vinto il concorso di prima tromba ai Pomeriggi Musicali di Milano e alla Regionale Toscana. Ha insegnato all'Istituto Musicale "Donizetti" di Bergamo e continua a collaborare con la Filarmonica della Scala.

Chi ha scelto il Concerto di Haydn; tu o il direttore artistico?
"Il suggerimento è venuto dal professor Spini. D'altronde si tratta del concerto più rappresentativo e "nobile" del nostro repertorio, l'unico scritto da un grande classico e il più importante fino all'inizio del XX secolo. L'Ottocento ha ignorato le potenzialità solistiche della tromba, ha preferito esaltarne le sfumature timbriche all'interno dell'orchestra dedicandole tantissimi assolo. All'interno di un programma tutto settecentesco era una scelta quasi inevitabile che mi ha trovato d'accordo".

Che tipo di strumento impiegherai, antico o moderno?
"Haydn ha scritto il suo Concerto nel 1796 per il virtuoso viennese Anton Weidinger, che aveva inventato una sorta di "tromba organizzata" dotata di cinque o sei fori coperti da tappi di feltro, chiudendo o aprendo i quali era possibile suonare tutte le note cromatiche fra quelle naturali. Nonostante questo progresso tecnico, Weidinger sperimentò l'attrezzo per quattro anni prima di proporre al pubblico il Concerto. Era comunque uno strumento privo di cilindri o pistoni, con tutto ciò che ne consegue sul fronte dell'agilità esecutiva e della pulizia nell'emissione. Io impiegherò una tromba moderna in mi bemolle, diversissima da quella di Weidinger anche se "tagliata" nella stessa tonalità".

Che differenza c'è tra suonare un assolo insidioso, come quello dei Quadri da un'esposizione, ed eseguire un concerto da capo in fondo? Cambia il rapporto con i colleghi?
"Un assolo può presentare difficoltà tecniche superiori, ma è comunque uno sforzo limitato nel tempo. La tenuta di un concerto è più difficile sul piano della concentrazione e soprattutto della coerenza stilistica. Nel caso di Haydn, come di tutti gli autori classici, l'attenzione allo stile e al fraseggio non è mai abbastanza. Suonare con i colleghi è una grande gioia, ma si sa che giudicheranno con orecchi attenti e intransigenti. L'esecuzione inizia già durante le prove: non c'è pubblico più critico e competente dei colleghi che ti ascoltano conoscendo le tue qualità ma anche i tuoi limiti. Spero che al momento di salire sul palco prevalga la gioia del far musica insieme sulle piccole ma inevitabili tensioni che costituiscono il sale di una esecuzione live". (f.f.)

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segui il link Il sito dell'orchestra Haydn di Bolzano.
segui il link Joseph Haydn e il concerto per tomba (in inglese).
segui il link Il concerto per tromba di Joseph Haydn
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