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dicembre 2000
teatro regio torino
Firma di Rossini Virtù di Rosina
di Marco Emanuele

 

 

Bozzetti di Luisa Spinatelli per la nuova scenografia del Barbiere di Siviglia

 

 

Bozzetti di Luisa Spinatelli per la nuova scenografia del Barbiere di Siviglia

C'è un momento ricorrente nel tessuto linguistico delle opere rossiniane, una specie di firma del compositore. In un pezzo chiuso, nei pressi della conclusione, quando sembra che idee nuove non ce ne siano più, il canto si incaglia in un tira e molla melodico e armonico, i personaggi incappano nel congegno che li obbliga a ripetere per almeno due volte la stessa frase, quasi sempre virtuosistica, spericolata, bilanciata in armonia di tonica e dominante, su ritmo ossessivo e inamidato. Con metafora aeronautica gli americani lo chiamano holding pattern, volo di parcheggio: il va e vieni prima di atterrare col giro cadenzale. Martellamento delle pulsazioni, effervescenza vocale: è un momento di nonsense musicale, il discorso non va avanti, il tempo del dramma è strozzato. Oggi che lo studio della musica etnica ha conquistato una vernice di nobiltà, viene da pensare a una presenza profonda, un richiamo agli archetipi di tanta musica mediterranea. Iterazione di frammenti uguali, ritmo maniacale, polarità armonica elementare caratterizzano i "balli della tarantola" studiati dagli etnomusicologi, ma anche il tango e le musiche sudamericane. Alle radici di costruzioni semplicissime c'è lo stesso bisogno terapeutico espresso dal congegno-firma di Rossini, solo che nelle sue opere l'iterazione ha anche un significato drammatico, si lega all'azione: Rossini ne abusa costruendoci un intero episodio ("Guarda Don Bartolo!", la risata impietrita di Figaro nel finale I), o sottolinea le connessioni con l'altro strumento linguistico prediletto, il crescendo, anch'esso caratterizzato da frasi semplicissime, che rimbalzano fra tonica e dominante. Nei concertati con queste formule si ottiene una virata nel surreale: la parola ripetuta a scioglilingua, frantumata o esplosa nei vocalizzi, ha i connotati dell'insignificanza, come in certi sonetti di Giuseppe Gioachino Belli; in altri casi il congegno iterativo cristallizza un affetto (alla stretta del duetto Conte-Figaro, la frase del tenore "Ecco propizia / che in sen mi scende"; la frase di Rosina "Ah tu solo amor, tu sei", nel duetto con Figaro...). L'italiana in Algeri, composta per una Milano da poco elettrizzata e risvegliata dal secolare torpore con l'arrivo dei francesi, come vuole Stendhal nell'attacco della Certosa di Parma, racconta di una donna intraprendente, che "rapisce" il suo uomo prigioniero col piglio di una Sanseverina nei confronti di Fabrizio. Invece nel Barbiere - scritto nel 1816 per la Roma papalina dominata (a detta di Stendhal) dalla ferocia e di lì a pochi anni anatomizzata nei sonetti del Belli (amico del librettista, Cesare Sterbini) - si mette in scena l'assedio tradizionale, da parte maschile nei confronti della donna murata viva in casa. La vicenda ruota sulla dialettica dentro-chiuso, sottolineata dal libretto in modo insistente, rispetto all'originale di Beaumarchais: c'è tutto un gioco drammaturgico fatto di chiavistelli che girano nella serratura, porte che si chiudono improvvisamente o alle quali bussano i vicini di casa inviperiti, finestre inaccessibili, da cui non si scappa. La ripetitività della sintassi musicale diventa riflesso dell'atmosfera claustrofobica e delle manie dei personaggi. Voracità tragica e desiderio di tenersi la "roba" (i soldi della dote e Rosina stessa, chiusa "in sepoltura" nella stanza-cassaforte) connotano Don Bartolo. Anche se non assume ancora i tratti sadici del Don Magnifico di Cenerentola (altra opera scritta per il pubblico "feroce" di Roma), nella sua aria Bartolo sommerge Rosina con una mitragliata di sillabe, le toglie anche lo spazio per respirare ("per quella porta / nemmen l'aria entrar potrà") e l'accumulo di fonemi ricorda certe tirate del tronfio Lenone dello Pseudolus plautino. Figaro segue l'ossessione personale dell'oro, Almaviva il puntiglio e l'alterigia aristocratica, unici moventi dell'amore per Rosina, almeno all'inizio. Costei, pupilla smaliziata, non conosce timidezza, anche perché Rossini "prendeva a giudici dell'aria che scriveva alle tre del mattino le donne con le quali aveva passato la serata, e ai cui occhi un sentimento timido e tenero sarebbe sembrato ridicolo, degno soltanto di una collegiale". Pettegolezzo (di Stendhal), ma forse è vero che il virtuosismo di Rosina, come per Semiramide, più che veicolo di stilizzazione e idealizzazione, diventa mezzo per manifestare un'accesa, travolgente sensualità repressa.
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Il Barbiere di Siviglia è una nuova produzione firmata da Luisa Spinatelli e realizzata presso i laboratori di scenografia del Teatro Regio. L'opera di Rossini sarà in scena tutto il mese di dicembre e si alternerà, durante le festività natalizie, con il balletto Excelsior. Per la prima volta il Teatro Regio sarà aperto al pubblico in questo periodo offrendo così l'opportunità, a chi rimarrà in città durante le vacanze, di assistere a due grandi spettacoli. La sera di Capodanno andrà in scena una recita straordinaria del Barbiere di Siviglia.