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dicembre 2000
teatro regio torino
Excelsior, il grande ballo dell'Italia umbertina
di Claudia Allasia

Carla Fracci

ExcelsiorExcelsior

ExcelsiorExcelsior

 

Il racconto orgoglioso e sorridente dei massimi prodigi nazionalistici della modernità di fine Ottocento, tradotto in ballo nel 1881 dalla premiata ditta Luigi Manzotti & Romualdo Marenco, approda in dicembre al Teatro Regio, nella fortunata versione nata nel 1967 per il Maggio Fiorentino. Il nuovo Excelsior novecentesco è firmato dal coreografo Ugo Dell' Ara (ballerino e maître de ballet alla Scala dopo la guerra e, nel 1955, co-ideatore del Festival di Nervi), dal musicista Fiorenzo Carpi (uno dei fondatori della rivista impegnata, quella di Fo e della Rame), da Filippo Crivelli (il regista che ha diretto Milly in quasi tutti i suoi recital) e dal costumista Giulio Coltellacci. Interpretato dal Corpo di Ballo della Scala, l'Excelsior numero due è illuminato dalla presenza di una grandissima danzatrice, che è il simbolo stesso della spiritualità e levità della danza, Carla Fracci. Che ne ha percorso tutta la vicenda, dall'esordio a oggi, interpretando due ruoli che sembrano riflettere la sua storia personale e il suo carisma, nel mondo della danza e della società. Tant'è vero che, se nel 1967 e per molti anni Carla, la "Duse della danza", come l'ha definita l'autorevole critico inglese Clive Barnes, ha interpretato la Civiltà, ora ha voluto modellare su di sé, artista matura di straordinaria freschezza, il personaggio della Luce che vince l'Oscurantismo, il nemico del Progresso. Sì, perché, nella versione di Manzotti e Marenco - librettista e coreografo di masse oceaniche il primo, compositore operistico senza grande fortuna il secondo - protagonisti dello spettacolo originale erano la lampadina di Edison, il canale di Suez, la pila di Volta, il tunnel del Moncenisio, il telegrafo e il battello a vapore, ovvero le più incredibili e rivoluzionarie meraviglie della scienza e della tecnica di allora. Messe in scena al Teatro alla Scala nel 1881 e, dopo centotre serate consecutive, portate in tournée in tutt'Europa e perfino in America con il piroscafo Italia, per centinaia e centinaia di repliche. Affollate di spettatori entusiasti del rutilante balletto allegorico e profetico, che in un'ora e mezza dispiegava ben undici quadri, con prodigiosi effetti di luce e rapidissimi cambi di scene, due primi ballerini di supremo virtuosismo nei ruoli della Civiltà e dello Schiavo, e un colossale corpo di ballo composto da quattrocentocinquanta elementi, manovrati dal coreografo Manzotti con la perizia militare del grande stratega, per formare caleidoscopici mosaici di gambe, braccia, teste e busti, usati "come tesserine di vetro colorato", per imprevedibili e stupefacenti effetti spettacolari. Va da sé che quattrocentocinquanta persone in scena oggi siano un lusso impensabile e che le nuove scoperte scientifiche abbiano reso meno eccitanti quelle descritte. E dunque, armati di forbici e di coraggio pre-sessantottino, con l'intento dichiarato di trasformare l'Excelsior da "ballo grande" della tradizione italiana in un balletto di taglio e gusto attuale, Dell'Ara & C. hanno ridotto drasticamente l'organico, potato le scenografie faraoniche e la mimica altisonante, sfumato le allegorie, la retorica celebrativa e ridisegnato i tre personaggi principali: la Luce, l'Oscurantismo e la Civiltà. Anche i battellieri del fiume Weser, abbigliati con i costumi settecenteschi dal costumista di Verdi, Alfredo Edel, nel nuovo Excelsior tornano a essere semplicemente marinai. L'Oscurantismo, vestito da scheletro, diventa una presenza caricaturale, ancor più giustamente sconfitto da una Luce meno ieratica ma più dinamica e scattante e da una Civiltà decisamente più leggiadra ed evanescente. Anche questo Excelsior ebbe immediatamente un gran successo e venne riallestito molte volte, dalla Scala appunto, al San Carlo, all'Opera di Roma al Regio di Torino. A onor di cronaca, va ricordato che il carattere simbolico dell'azione, l'ottimismo spensierato, le scenografie imponenti e i generici richiami alla fratellanza universale dell'Excelsior di Manzotti & Marenco erano sopravvissuti anche dopo il 1881, in numerose messe in scena e in una versione per marionette della Compagnia Colla, che viene riproposta ancor oggi pressoché inalterata dal 1895, e in due allestimenti cinematografici: quello di Luca Comerio del 1913, un flop clamoroso che però rese alla perfezione lo sfarzo kolossal, e quello di Alessandro Blasetti del 1952. Altri tempi, film a episodi di cui Excelsior è il primo, celermente riassunto in cinque minuti.
L'Excelsior di M & M rimase in scena fino alla Grande Guerra, poi il "ballo grande" della tradizione italiana fu definitivamente cancellato dal sopraggiungere di una nuova estetica e dagli alti costi della nascente economia sindacale.
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