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Il
racconto orgoglioso e sorridente dei massimi prodigi nazionalistici
della modernità di fine Ottocento, tradotto in ballo nel 1881 dalla
premiata ditta Luigi Manzotti & Romualdo Marenco, approda in
dicembre al Teatro Regio, nella fortunata versione nata nel 1967 per
il Maggio Fiorentino. Il nuovo Excelsior novecentesco è firmato
dal coreografo Ugo Dell' Ara (ballerino e maître de ballet
alla Scala dopo la guerra e, nel 1955, co-ideatore del Festival di
Nervi), dal musicista Fiorenzo Carpi (uno dei fondatori della
rivista impegnata, quella di Fo e della Rame), da Filippo Crivelli
(il regista che ha diretto Milly in quasi tutti i suoi recital) e
dal costumista Giulio Coltellacci. Interpretato dal Corpo di
Ballo della Scala, l'Excelsior numero due è illuminato dalla presenza
di una grandissima danzatrice, che è il simbolo stesso della spiritualità
e levità della danza, Carla Fracci. Che ne ha percorso tutta
la vicenda, dall'esordio a oggi, interpretando due ruoli che sembrano
riflettere la sua storia personale e il suo carisma, nel mondo della
danza e della società. Tant'è vero che, se nel 1967 e per molti anni
Carla, la "Duse della danza", come l'ha definita l'autorevole
critico inglese Clive Barnes, ha interpretato la Civiltà, ora ha voluto
modellare su di sé, artista matura di straordinaria freschezza, il
personaggio della Luce che vince l'Oscurantismo, il nemico
del Progresso. Sì, perché, nella versione di Manzotti e Marenco -
librettista e coreografo di masse oceaniche il primo, compositore
operistico senza grande fortuna il secondo - protagonisti dello spettacolo
originale erano la lampadina di Edison, il canale di Suez, la pila
di Volta, il tunnel del Moncenisio, il telegrafo e il battello a vapore,
ovvero le più incredibili e rivoluzionarie meraviglie della scienza
e della tecnica di allora. Messe in scena al Teatro alla Scala nel
1881 e, dopo centotre serate consecutive, portate in tournée in tutt'Europa
e perfino in America con il piroscafo Italia, per centinaia e centinaia
di repliche. Affollate di spettatori entusiasti del rutilante balletto
allegorico e profetico, che in un'ora e mezza dispiegava ben undici
quadri, con prodigiosi effetti di luce e rapidissimi cambi di scene,
due primi ballerini di supremo virtuosismo nei ruoli della Civiltà
e dello Schiavo, e un colossale corpo di ballo composto da quattrocentocinquanta
elementi, manovrati dal coreografo Manzotti con la perizia militare
del grande stratega, per formare caleidoscopici mosaici di gambe,
braccia, teste e busti, usati "come tesserine di vetro colorato",
per imprevedibili e stupefacenti effetti spettacolari. Va da sé che
quattrocentocinquanta persone in scena oggi siano un lusso impensabile
e che le nuove scoperte scientifiche abbiano reso meno eccitanti quelle
descritte. E dunque, armati di forbici e di coraggio pre-sessantottino,
con l'intento dichiarato di trasformare l'Excelsior da "ballo grande"
della tradizione italiana in un balletto di taglio e gusto attuale,
Dell'Ara & C. hanno ridotto drasticamente l'organico, potato
le scenografie faraoniche e la mimica altisonante, sfumato le allegorie,
la retorica celebrativa e ridisegnato i tre personaggi principali:
la Luce, l'Oscurantismo e la Civiltà. Anche i battellieri del
fiume Weser, abbigliati con i costumi settecenteschi dal costumista
di Verdi, Alfredo Edel, nel nuovo Excelsior tornano a essere semplicemente
marinai. L'Oscurantismo, vestito da scheletro, diventa una presenza
caricaturale, ancor più giustamente sconfitto da una Luce meno ieratica
ma più dinamica e scattante e da una Civiltà decisamente più leggiadra
ed evanescente. Anche questo Excelsior ebbe immediatamente un gran
successo e venne riallestito molte volte, dalla Scala appunto, al
San Carlo, all'Opera di Roma al Regio di Torino. A onor di cronaca,
va ricordato che il carattere simbolico dell'azione, l'ottimismo spensierato,
le scenografie imponenti e i generici richiami alla fratellanza universale
dell'Excelsior di Manzotti & Marenco erano sopravvissuti anche dopo
il 1881, in numerose messe in scena e in una versione per marionette
della Compagnia Colla, che viene riproposta ancor oggi pressoché inalterata
dal 1895, e in due allestimenti cinematografici: quello di Luca
Comerio del 1913, un flop clamoroso che però rese alla perfezione
lo sfarzo kolossal, e quello di Alessandro Blasetti del 1952.
Altri tempi, film a episodi di cui Excelsior è il primo, celermente
riassunto in cinque minuti.
L'Excelsior di M & M rimase in scena fino alla Grande Guerra, poi
il "ballo grande" della tradizione italiana fu definitivamente cancellato
dal sopraggiungere di una nuova estetica e dagli alti costi della
nascente economia sindacale. |
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IN MUSICA |
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Una
cronologia della vita di Carla Fracci |
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Teatro
Regio di Torino: la presentazione del balletto. |
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Il
ballo Excelsior e la sua fortuna |
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| CALENDARIO
SETTIMANALE |
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1
/9 dicembre |
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10
/16 dicembre |
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17
/23 dicembre |
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24/31
dicembre |
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