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dicembre 2000
teatro regio torino
Carlo Boccadoro: l'arte di sfuggire allo stile
di Paola Giunti

 

 

 

In altri tempi si sarebbe definito un artista eclettico ma è un termine che non gli piace, "Sa di furbo", dice; preferisce dichiararsi un curioso. La musica che compone spazia dal romantico all'atonale alle musiche yiddish e per quanto riguarda i gusti musicali lui stesso li definisce schizofrenici. Ha fondato insieme ad altri "onnivori" l'Ensemble Sentieri Selvaggi; suona il pianoforte e molti strumenti a percussione, dirige, scrive articoli, saggi e l'anno scorso ha pubblicato per Einaudi Musica Cœlestis, un libro e un cd che sono diventati presto un best seller, portando nelle case di quindicimila persone le parole e la musica di undici compositori di oggi.

Tra tutte queste attività ce n'è una che preferisci?
"Sicuramente la mia ragion d'essere è la composizione: non potrei vivere senza, ma non posso vivere senza fare anche il resto; ovviamente non scrivo o dirigo solo per denaro, ma avendo scelto di non insegnare - che è una delle attività cui si è dedicata la maggior parte dei miei colleghi - devo pur esercitare qualche mestiere, e questi mi sembrano i più interessanti".

Come definiresti la tua musica?
"Io non ho uno stile, ho molti stili, ognuno legato al momento in cui compongo. Lo stile non mi interessa, né mi interessa creare una scuola; chi si preoccupa molto della forma, dello stile, scrive solo per i posteri; io scrivo per l'oggi, ogni brano vale in quel momento. Cerco di riunire musiche diverse, di usare tutti i linguaggi che in quel momento mi interessano, di riannodarne i fili comuni. D'altra parte anche la musica che mi piace appartiene a quelli che verrebbero definiti generi diversi, non so, per esempio Stockhausen e la musica africana ".

L'ultima volta che sei salito sul palcoscenico del Piccolo Regio hai reso omaggio a John Cage, uno dei padri dell'avanguardia, con uno spettacolo che ha messo in luce anche le tue qualità di showman; come sarà Il vento dell'orologio?
"Per quanto mi riguarda sarà soprattutto l'occasione di ascoltare alcune cose che ho scritto negli ultimi dieci anni; tra l'altro alcuni brani non ho mai avuto occasione di sentirli. Sarà come guardare un album di fotografie: ci sono pezzi che come vecchi amici non ho più frequentato, altri che continuano a essermi vicini"

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UN MESE DI PRESENTAZIONI EDITORIALI
Il mese di dicembre vede la presentazione di alcune novità editoriali della scuola musicologica piemontese. Nell'ambito dei Mercoledì del Piccolo, il 13 alle ore 17.30 verranno illustrati Haydn (Il Mulino, Bologna 1999) di Andrea Lanza, insigne studioso del periodo classico, direttore della Biblioteca del Conservatorio "G. Verdi" di Torino; Il sogno di Pan. Saggio su Debussy (Il Melangolo, Genova 2000) del giovane acquese Paolo Repetto; Paesaggi dell'anima. I Lieder di Hugo Wolf (Dell'Orso, Alessandria 2000) della musicologa casalese Elisabetta Fava. Al termine degli interventi moderati da Arturo Sacchetti il pianista Mario Delli Ponti e la soprano Elena Comotti eseguiranno brani di Haydn, Debussy e Wolf. Venerdì 15, sempre alle 17.30, tocca invece a L'Europa del melodramma. Da Calzabigi a Rossini (Dell'Orso, Alessandria 2000) di Paolo Gallarati, critico musicale de "La Stampa" e professore di Storia del melodramma all'Università di Torino. Insieme a lui intervengono Piero Ferrero e Giorgio Pestelli.