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Per
una coincidenza casuale è venuto a galla quasi contemporaneamente
il significato che la musica ha occupato nell'esistenza di due filosofi
che hanno attraversato, con la loro vita e con le loro opere, quasi
per intero il secolo scorso: il cosmopolita Isaiah Berlin e l'italiano
Norberto Bobbio, nati entrambi nel 1909, rispettivamente a Riga
e a Torino.
Di Berlin, che dal 1921 visse a Londra, dove è morto nel 1997, è
uscita la biografia, scritta da Michael Ignatieff: Isaiah Berlin.
Ironia e libertà (Carocci editore). È qui che troviamo più d'una
pagina dedicata alla musica: "Era stato critico musicale dell'"Oxford
Outlook". Se non imparò mai a suonare uno strumento, e nemmeno a
leggere uno spartito, amava comunque la musica di un'autentica passione,
e i suoi amori musicali - per Bach, Mozart, Beethoven, Schubert,
ma anche per figure più gaie come Rossini e Donizetti - forniscono
una certa chiave interpretativa della vita interiore sostanzialmente
ordinata, soddisfatta e serena che si trovò a vivere. Amava il repertorio
classico dell'Ottocento - soprattutto quello per pianoforte - perché
esprimeva un impegno, al tempo stesso estetico ed etico, al mondo
della dignità e della luce".
Incontrava Murray Perahia alle cerimonie della Pasqua ebraica e
per il suo funerale suonò in sinagoga Alfred Brendel.
Invece Bobbio ha parlato di musica in un colloquio col filosofo
Maurizio Viroli, pubblicato sulla "Stampa": "La prima opera che
ho visto in vita mia, dopo la prima guerra mondiale, è stata la
Traviata. Non l'ho mai più dimenticata". E più oltre: "Verdi appartiene
per me a quell'Italia nella quale mi riconosco. Quando da ragazzo
cominciai ad avvicinarmi alla musica (appartenevo a una famiglia
di melomani da parte materna) nel teatro d'opera furoreggiava Wagner,
non Verdi. Ma il mio amico e compagno d'università Massimo Mila,
che diventerà uno dei più noti musicologi italiani, aveva scritto
controcorrente una tesi di laurea sul melodramma di Giuseppe Verdi,
che fu subito pubblicata per consiglio di Croce da Laterza nel 1933
(Mila aveva allora 23 anni). L'amore per il grande compositore faceva
parte della nostra educazione sentimentale". Un bel ricordo e augurio
per l'anno verdiano che ci attende.
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