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novembre 2000
gli argomenti del mese
Murray Perahia, la mente e il cuore del pianoforte
di Marina Pantano


Murray Perahia



Murray Perahia

 

"Non basta conoscere la musica e comprenderla, bisogna essere capaci di consacrarle una vita. E infatti non ho mai pensato di diventare un solista. La mia unica ambizione era quella di diventare un buon musicista, senza nessuna particolare specializzazione". Murray Perahia è oggi il più ammirato e richiesto pianista americano ed è considerato uno dei più grandi pianisti viventi del suo tempo.
È nato il 19 aprile 1947 a New York, nel Bronx. Come racconta egli stesso, proviene da una modesta famiglia di origini ebree: "I miei genitori non erano musicisti, ma mio padre adorava la musica. Era un semplice sarto per signora e andava spesso in fallimento". Con lui andava al Metropolitan alle matinée del sabato fin da quando aveva tre anni e mezzo: durante l'intervallo sostenevano interminabili discussioni con i loro vicini sull'interpretazione, sulle voci e poi a casa ricantavano le arie infinite volte in un italiano molto approssimativo. Le prime lezioni di pianoforte le prese da un vicino di casa a quattro anni, ma la sua vera insegnante è stata Janet Haien che lo seguì fino ai diciassette anni. "Mi ha insegnato tutto, il solfeggio, l'armonia, l'analisi. Mi ha anche avviato alla musica da camera, alla composizione e alla direzione d'orchestra. Veniva da noi due volte la settimana. Mio padre la detestava cordialmente ed ella lo giudicava severamente perché era vegetariano. Ma finivano sempre col fare pace e si compiacevano allo stesso modo se suonavo bene".
Lasciare la Haien è stato il primo passo verso la maturazione artistica. Dopo un anno trascorso a studiare da solo, seguono i corsi di composizione e direzione d'orchestra al Mannes College of Music di Manhattan e infine nel 1968 l'audizione al Festival estivo di Marlboro.
Fondato nel 1951 da Adolf Busch, Rudolf Serkin (che ne fu anche il direttore artistico dal 1952 al 1991) e da Marcel, Blanche e Louis Moyse, Marlboro - a detta degli stessi fondatori - era e continua a essere "una vera e propria Repubblica degli uguali", dove ciò che conta è "solo chi sa ben suonare". Ogni estate, per sei settimane, in una fattoria rimessa a nuovo, artisti di fama mondiale provano, insegnano, studiano, suonano fianco a fianco in ensemble cameristici con i giovani allievi, come in una grande famiglia musicale. "Avevo ventun anni. Ebbi l'opportunità di suonare davanti a Rudolf Serkin e di diventare il suo assistente. Contemporaneamente ho incontrato Pablo Casals che insegnava anche lui a Marlboro. Gli piaceva il mio modo di suonare e mi invitò a casa sua in Puerto Rico, dove ho trascorso due inverni a suonare musica da camera. Sapeva essere estremamente convinto delle sue idee e ti faceva sentire musicalmente sicuro. Dopo tanti anni avverto ancora il suo grande entusiasmo e il suo apprezzamento. Ha esercitato una grande influenza su di me, ma chi più di tutti mi entusiasmò fu un pianista straordinario, Mieczislav Horszowski, con il quale ho studiato per un anno".

Murray PerahiaPoi l'incontro e il sodalizio con Vladimir Horowitz raccontati qualche tempo fa da Riccardo Lenzi: "Tramite Serkin e il produttore Thomas Frost fu chiesto al grande russo di impartirgli qualche lezione. Quello fece lo gnorri. Passarono le settimane e il giovane Murray trascorreva le fredde giornate invernali a esercitarsi. Una bella sera sentì trillare il telefono. Una voce dall'accento straniero gli chiese di parlare con Perahia. "Attenda che le vado a chiamare mio padre". Quello, un po' nervosamente, lo riprese: "Desidero parlare personalmente con il signor Murray Perahia, sono Mister Horowitz" e l'altro, ingenuo, "Mister Horowitz il droghiere?", tragico scambio di persone, aveva preso l'artista per il negoziante dell'angolo, e il suo tono seccato per la richiesta di un pagamento arretrato. Nonostante la gaffe, le cose fra i due andarono a meraviglia. Tanto che fino al giorno dell'improvvisa morte del russo, il 5 novembre del 1989, si frequentarono assiduamente".
Così sul classicismo intellettuale e rigoroso della lezione di Serkin, della sua prima insegnante e della teoria shenkeriana di cui erano imbevuti i maestri del Mannes, si innestano il senso della libertà, della fantasia, della creatività horowitziana e la scoperta del virtuosismo.
Sempre a Marlboro Perahia aveva però incontrato la persona che avrebbe davvero cambiato la sua esistenza, l'impresario Frank Salomon, che con sua grande incredulità si offerse come suo agente, lo mise in contatto con alcuni direttori, lo costrinse a studiare il repertorio classico per solista e a partecipare al Concorso Internazionale di Leeds. Ci andò nel 1972 per fargli piacere, lo vinse in maniera strepitosa (con Nadia Boulanger e Nikita Magaloff in giuria) e si ritrovò con quaranta concerti solistici in Europa per quell'anno e ottanta per l'anno dopo; in più la prima incisione con la CBS (la grande casa americana - poi acquisita dalla Sony - di Horowitz, Serkin, Gould e così via) con la quale firmò poco dopo un contratto in esclusiva che prosegue tuttora. "Piansi, non ero per niente sicuro di potercela fare. Qualcosa di enorme mi stava capitando, e non l'avevo scelto io".
Il primo disco con la CBS, premiato con il Best Recordings of the Year della rivista "Time" e contenente le Davidsbündlertänze op. 6 e i Fantasiestücke op. 12 di Schumann, continua a essere uno dei suoi dischi più belli e una delle più belle interpretazioni schumanniane tout court della storia del disco.
Al 1973 risale il suo primo concerto al Festival di Aldeburgh dove incontra Benjamin Britten e Peter Pears; con il primo condivide la direzione artistica del festival dal 1981 al 1989 e con il secondo intraprende una serie di recital liederistici sfociati in un'incisione memorabile. "Britten e Pears sono due musicisti per i quali ho avuto il massimo rispetto. Il modo di suonare il pianoforte di Britten era straordinario. Abbiamo accompagnato Peter in una marea di cicli di Schumann e Schubert. Era meravigliosamente istintivo. Non parlammo mai molto, e quando una volta in un'intervista affermai questo e Peter lo lesse, mi disse: "Sai, ho sempre pensato che parlassimo tantissimo!" Ma io credo che non fosse necessario parlare con Ben di musica - era come una seconda natura".
Gli anni Ottanta sono stati quelli della definitiva affermazione internazionale di Perahia, gli anni dell'incisione integrale dei concerti mozartiani con la English Chamber Orchestra, dei concerti di Beethoven, di Mendelssohn, di Chopin, dell'amicizia con Radu Lupu, della collaborazione con i grandi direttori, dei concerti virtuosistici nello stile dell'Aldeburgh Recital (inciso nel 1989).
Quindi l'inaspettato e tragico incidente al pollice della mano destra che lo costringe a due anni di forzato allontanamento dal pianoforte, ma non dalla musica. Sono gli anni nei quali le precedenti esperienze umane e artistiche confluiscono in un periodo di studio teorico intensissimo che sfocia in una nuova folgorante stagione interpretativa dedicata in particolare al repertorio barocco e soprattutto a Bach, autore da sempre amato, ma che ha dovuto attendere a lungo per poter essere compreso e quindi suonato in pubblico. "Sto cominciando a capire la filosofia di Mozart - diceva in un'intervista del 1983 - ma quella di Bach tanto più mi affascina, quanto meno riesco a trovarne la chiave di accesso: naturalmente ne avverto il sentimento religioso, maturato, meditato, totalmente strutturato e infinitamente sentito, ma mi chiedo che cosa dica la sua musica sull'angoscia profonda e sull'amore, l'amore per la vita - quel duplice sentimento che si trova negli ultimi anni di Mozart e decisamente forte in Schubert: una profonda tristezza mista a un attaccamento alla vita. La consapevolezza forse di che cosa siano l'amore e il destino umano. Capire ciò richiede una vita intera".
I suoi concerti, i suoi dischi, le sue parole, hanno disegnato nel corso del tempo i contorni di una personalità molto complessa, come del resto accade per tutti i grandi artisti, per alcuni versi quasi sfuggente; è stato definito di volta in volta un temperamento romantico con una base pianistica di matrice classica, oppure il pianista Biedermeier, quindi mozartiano per eccellenza, e ancora il virtuoso con sentimento. "Una profondità di canto, una gamma di sfumature e di transizioni molto rare anche fra i nomi più illustri del concertismo. È un pianista che non ripete mai uguale lo stesso passo quando sotto i ponti è passata molta acqua, che discorre, s'infiamma, sogna; sbaglia perfino qualche nota: è dunque un vero pianista, che nelle mani non ha martelli caricati una volta per tutte, ma dita che trasmettono gli impulsi del cervello e del cuore. Una delle sue doti più belle è la concentrazione poetica, la capacità di fare il vuoto, di ripartire da zero come voleva l'espressività romantica" (Giorgio Pestelli).
Lo studio teorico, la capacità di comprensione storica e stilistica dei compositori e delle loro opere, l'attenzione per la concezione formale e strutturale dei brani che interpreta, la lucidità analitica, sono stati gli ingredienti mitigatori di un'anima sensibile e appassionata anche se non tumultuosa o drammatica, ma delicata e affettuosa, limpida e trasparente, profondamente lirica. Ma è forse proprio quel miracoloso equilibrio tra "ragione e sentimento", tra istinto e razionalità, tra poesia e compostezza la cifra inimitabile delle sue interpretazioni.

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Murray Perahia
suonerà a Torino al Teatro Regio, per l'Unione Musicale, giovedì 2 novembre 2000.
In programma le
Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach che Perahia ha appena inciso per la Sony Classical (il cd è in distribuzione dal mese di ottobre).
Il pianista newyorkese è stato ospite più volte dell'Unione Musicale, l'ultima delle quali risale al 25 marzo 1998.