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Il
pubblico, quello dei dischi e quello dei concerti, aspetta fiducioso.
La rivoluzione che Internet e la tecnologia digitale nel suo complesso
stanno portando nel mondo della musica è così radicale
che è impossibile non esserne almeno incuriositi. Se gli acquisti
nei negozi per il momento non calano, l'interesse per i nuovi formati,
i nuovi apparecchi, i nuovi media è in rigoglioso e costante
aumento. Già ora possiamo trasformare il nostro salotto in
una sorprendente sala d'ascolto, dove la musica si sente come da una
poltrona al centro dell'orchestra: non molto realistica, come sensazione,
ma indubbiamente intensa. E possiamo consultare archivi, prendere
lezioni online, seguire in diretta un'opera che va in scena dall'altra
parte del mondo, fare copie perfette dei nostri cd per scambiarli
con gli amici. Tutto questo prepara il campo, crea delle aspettative.
Per rispondere alle quali, ci si sta attrezzando in grande stile.
Soprattutto al prossimo scossone tecnologico, che arriverà,
per la rete, con l'arrivo dell'UMTS, il sistema universale
di trasmissione mobile che abolisce il problema della larghezza di
banda e pone le basi per lo sviluppo di una nuova Internet, più
ricca di suoni e di immagini in movimento.
Il problema è vedere quante delle realtà che oggi si
sono ritagliate uno spazio sulla rete resisteranno all'urto con il
futuro sul quale hanno investito. Non è tanto, o non solo,
questione di costi: è soprattutto un problema di strategie
di marketing e di riflessi pronti. Per approfondire la gestione abbiamo
parlato con Giancarlo Dettori, fondatore del multisito Vitaminic,
Steve Long, vicepresidente del settore produzione del portale inglese
Gmn.com, e Walter Savelli, pianista e tastierista di Claudio Baglioni,
creatore del sito himusic.it.
DETTORI:
IL TREND
"Ci sono - dice Dettori - due considerazioni da fare. Da una
parte la musica è un bene e un linguaggio universale, dall'altra
però assume in ogni paese una connotazione diversa. Noi abbiamo
aperto le sedi locali proprio per poter offrire a un musicista o
a una casa discografica una platea globale, gestendo però
la musica localmente. Ad esempio sul sito italiano abbiamo un canale
di musica italiana gestito da uno staff editoriale italiano. Un
canale di questo tipo in Inghilterra non avrebbe senso. Quindi la
musica presente nel sito italiano all'interno di questa categoria
si ritrova automaticamente anche sul sito inglese, gestito dalla
redazione inglese, ma viene organizzata in un altro modo, per esempio
il rock italiano si trova mescolato al rock in generale. La cosa
interessante è che Internet è effettivamente una piattaforma
globale che favorisce l'accesso dei consumatori di tutto il mondo,
però per essere veramente presenti sul mercato bisogna avere
un touch locale".
E
i numeri vi danno ragione?
"Il trend è in crescita: oggi su Vitaminic ci sono 15.000
tra artisti e gruppi che distribuiscono la loro musica e si promuovono
tramite il sito. La classica occupa un ruolo di primo piano: in
ogni nazione c'è un canale intero di classica che è
poi organizzato in sottogeneri (attualmente ne abbiamo otto, da
medievale a contemporanea). Certo noi siamo diversi da una radio
o da una televisione, siamo più una piattaforma distributiva,
quindi ognuno si autogestisce il suo spazio, e in quello spazio
può promuovere sia la sua musica che la sua attività:
ad esempio può gestire un fan club o annunciare un concerto".
Vi
state preparando all'UMTS?
"Sì, inevitabilmente. Abbiamo fatto un accordo triennale
con Omnitel che include tutte le tecnologie che precederanno l'UMTS
e l'UMTS stesso, e abbiamo appena lanciato i primi servizi, come
il 2552 che è un portale di musica accessibile da un normale
telefono".
Come
si risolverà il problema del copyright?
"Siamo ancora in una fase iniziale, di sicuro c'è ancora
molto lavoro da fare. Per quanto ci riguarda noi abbiamo sempre
visto Internet semplicemente come un mezzo in più che si
deve innestare sulle leggi già esistenti. Una delle prime
cose che abbiamo fatto è stata firmare un accordo con la
Siae per il pagamento dei diritti d'autore. Internet è diversa,
ma può essere gestita all'interno delle regole".
A
leggere i dati del consumo musicale, la musica classica è
sempre un'infima percentuale di quella leggera e rock. Crede che
Internet sia un mercato che si sta aprendo o una valanga che rischia
di travolgerla?
"Nel sito abbiamo circa 250 generi musicali, se nella
classica ne abbiamo otto nel rock ne avremo un'ottantina, ma il
discorso da fare è più generale, e dovrebbe ricadere
su tutti i generi. La classica ha un target che va dai trent'anni
in su, un pubblico meno avvezzo alle tecnologie nuove di quello
dei diciotto-ventenni che ascoltano hip-hop. Quindi forse arriverà
un po' più tardi, ma credo che l'impatto ci sarà e
sarà forte. Con un più efficiente canale distributivo,
il mercato si dovrebbe allargare a beneficio di tutti, soprattutto
di quei generi musicali che non sono il mainstream. Oggi non c'è
problema a distribuire l'ultimo disco di Madonna, mentre le produzioni
cosiddette di nicchia vengono penalizzate. Eppure, messe tutte insieme,
fanno una fetta importante del mercato".
Long: il target
"Gmn.com - spiega Steve Long - è nato dall'esigenza
di reagire alla decadenza del mercato della musica classica. Si
registrano sempre meno dischi e si fa meno pubblicità. L'idea
originaria del sito era di provare a promuovere un piccolo numero
di artisti, mettere a disposizione dei fan biografie e date dei
concerti. Quando la tecnologia ha permesso di trasmettere su Internet
programmi audio e video, abbiamo lanciato i webcast e ci siamo resi
conto che esistevano le condizioni per farne anche un buon affare".
Quante
persone impiega Gmn.com?
"Circa trenta redattori e tecnici a tempo pieno, più
un buon numero di consulenti. La maggioranza risiede a Londra, ma
tre lavorano dalla California e altri tre da New York."
È
più difficile lanciare un sito Internet come il vostro, o
mantenerlo in vita?
"Da quando è stato lanciato, nel dicembre del 1998,
il sito è stato completamente ridisegnato due volte, e sta
per esserlo una terza. Con molti problemi. Non ci sono regole scritte
per ciò che abbiamo cominciato a fare, abbiamo dovuto imparare
per strada e dai nostri stessi errori. Alcuni intoppi derivano dal
fatto che abbiamo sempre usato tecnologie di ultimissima generazione,
altri da un certo vuoto legislativo ancora da colmare. Per esempio
abbiamo dovuto negoziare accordi separati per il pagamento dei diritti
d'autore con i sindacati dei musicisti e con gli artisti".
Quello
del copyright è un problema che nessuno sembra sapere come
risolvere. Cosa ne pensa?
"È necessario che cambi la prospettiva con cui si guarda
attualmente al diritto d'autore. Gli artisti devono essere pagati
per lo sfruttamento del loro materiale, ma bisognerà ripensare
al modo in cui questo avviene. Se i compensi sono troppo alti, uccideranno
il business, incoraggiando ulteriormente la pirateria. Il mercato
deve ancora partire, deve assestarsi: è necessario inventare
nuove modalità per condurre gli affari. Le tecnologie per
la protezione delle opere stanno migliorando, ma è improbabile
che Internet sarà mai totalmente sicura. Se un hacker è
in grado di entrare nei computer del governo, riuscirà sicuramente
a forzare un sito di musica. Ma non si deve dimenticare che chiunque
può fare una copia perfetta di un cd e non essere mai scoperto:
almeno su Internet si lasciano tracce, ci sono modi per risalire
ai pirati".
Che
cosa ci aspetta con l'arrivo dell'UMTS?
"Il cambiamento più grosso che già sta verificandosi
sulla rete è il miglioramento della velocità e la
diminuzione dei costi per l'accesso. A questo Gmn.com è preparato,
perché il nostro archivio è formato da nastri digitali
di buona qualità: quando la larghezza di banda non sarà
più un problema saremo subito in grado di offrire programmi
all'altezza".
SAVELLI:
GLI SPAZI
"È stata una scelta difficile abbandonare per la prima
volta Claudio [Baglioni, n.d.r.] in tournée per dedicarmi
al mio nuovo sito - racconta Savelli -, ma i risultati sono importanti
e credo che ne valesse la pena. È la strada giusta per cominciare
come musicista ad affermare la propria autonomia rispetto alle case
discografiche. La realtà è questa: vince al 60% l'artista
rispetto alla major, non soltanto per Internet, ma ovunque. Stanno
cambiando i tempi, la mentalità delle persone. Io ho una
scuola frequentata da circa un centinaio di allievi tra i 15 e i
40 anni: è veramente una bella media, e ti rendi conto osservando
i loro gusti e le loro scelte che Internet fra un paio d'anni potrebbe
diventare l'unico mezzo per vendere e acquistare musica. Naturalmente
tutto questo deve rispettare i diritti degli autori, non si può
pensare che tutto sia gratis, ma qui è il futuro e anche
le major se ne stanno accorgendo. Anche perché 40.000 lire
per un disco sono veramente troppe, e non solo per i giovani: non
si può pensare di spendere due o trecentomila lire al mese
di dischi, il 10% dello stipendio di un impiegato. Senza considerare
che non sempre le canzoni di un disco sono tutte buone, talvolta
si salvano solo un paio di pezzi. L'mp3 fa rinascere il concetto
del 45 giri, e penso che sia un'evoluzione giusta. Insomma sono
ottimista, non riesco a vedere il danno. Devo anzi dire che non
mi sentirei un musicista se in questo momento non avessi la possibilità
di fare quello che faccio. Credo nel mezzo, e quindi nella sicura
possibilità di trovare una forma che metta d'accordo tutti".
Il
vostro sito offre anche lezioni di musica online. Funzionano?
"Io insegno musica moderna da trent'anni: l'attività
didattica è sempre stata parallela alla mia attività
di musicista. I miei allievi vengono da tutta Italia e Internet
ha funzionato anche perché permette a quelli che abitano
lontano di avere un contatto con l'insegnante senza dover passare
magari quindici ore in treno per raggiungerlo. Ma quello che facciamo
oggi, che già è molto (l'allievo spedisce un esercizio
sotto forma di file MIDI e riceve per e-mail le correzioni),
non è nulla rispetto a quello che potremo mettere in piedi
tra breve, cioè una vera e propria diretta on line con un
contatto video e audio in tempo reale. Quello che mi preme raggiungere
è una comunicazione totale tra insegnante e allievo".
Esiste
uno spazio per la classica in rete?
"Mi auguro che la rete possa contribuire a una riscoperta della
musica classica - per questo l'ho voluta sul mio sito. Il problema
è anche che molti musicisti classici non hanno capito la
potenza di questo mezzo: si lamentano magari perché il giovane
non è attratto dalla musica classica, perché i media
penalizzano il loro repertorio, perché andare a un concerto
classico costa di più che accendere la radio e ascoltare
una canzone, ma allora ben venga la rete, che può far rivivere
davvero la musica classica allo stesso livello della musica rock
o della musica jazz. Mi auguro proprio che il mondo della musica
classica voglia rendersi conto che proprio attraverso la rete si
possono superare molti annosi e gravosi problemi. I musicisti classici
devono avvicinarsi al computer, devono approdare a Internet, e rendersi
conto che un file mp3, così facile da realizzare, può
aiutare a promuovere e vendere sia una canzone di Jovanotti che
una sinfonia di Mozart o di Beethoven".
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