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novembre 2000
unione musicale
INTERVISTA - Suoni nuovi per Viktoria
di Nicola Campogrande

 

Viktoria Mullova

 

Viktoria Mullova

Matthew Barley, violoncellista, arrangiatore ed estroso organizzatore musicale, divide la propria vita con Viktoria Mullova. Con lei divide anche la passione per il loro ultimo progetto, Through the Looking Glass (Attraverso lo specchio). Ed è lui che, dalla loro casa londinese, mi racconta come è nata questa avventura musicale tra classica, jazz, pop e nuovi suoni.
"È una vecchia idea - dichiara Barley - che ci è venuta quattro o cinque anni fa durante un viaggio in Estremo Oriente. Un produttore della casa discografica con cui lavoriamo aveva proposto a Viktoria di registrare un disco di bis con pezzi di Paganini, Sarasate e così via. Noi gli abbiamo detto che era un'idea noiosa, che ci sono già un sacco di dischi fatti così. Però, nello stesso tempo, abbiamo pensato di poter sfruttare il principio di questa idea, di registrare cioè un album di pezzi brevi, e farne qualcosa di nuovo.
Tempo dopo Viktoria stava suonando musiche di Gershwin arrangiate da Heifez; sentendola ho pensato che fosse interessante il fatto che qualcuno proveniente dal mondo classico interpretasse musica che veniva da un diverso ambito. Così il mio pensiero ha cominciato a svilupparsi e gradualmente ha preso forma nella mia mente l'idea di realizzare io stesso degli arrangiamenti di pezzi di musica non classica, di pezzi che entrambi amiamo. Ci siamo messi a riascoltare molte canzoni, brani pop, jazz, rock, africani; lentamente abbiamo messo a fuoco il progetto, abbiamo realizzato un demotape, l'abbiamo presentato alla nostra casa discografica e a loro è piaciuto molto".
Ho letto che gli arrangiamenti sono stati pensati espressamente per il suono di Viktoria Mullova. Che cosa significa esattamente?
"Viktoria è una violinista che ha un suono particolare: è molto, molto puro e ha un vibrato controllatissimo. Così ho scritto in modo specifico per quel suono, immaginando passaggi virtuosistici che altri avrebbero potuto suonare in modo tempestoso o selvaggio ma che sapevo che lei avrebbe suonato con la purezza che la contraddistingue".

A proposito di esecuzioni selvagge: Through the Looking Glass ha qualcosa a che fare con le esperienze di altri violinisti che hanno affrontato musica non classica? C'entra con i concerti di Nigel Kennedy che, in scarpe da tennis, alternava Bach e Jimi Hendricks?
"No, non penso. Ho conosciuto personalmente Nigel Kennedy vent'anni fa: mi piace moltissimo quello che fa, ma questo progetto non ha nulla a che vedere con lui".

E le registrazioni di Cathy Berberian che canta canzoni dei Beatles le ha mai ascoltate? O Pavarotti che si esibisce insieme a Celine Dion? Che cosa pensa di questi altri modi di avvicinare il mondo della musica classica a quello del pop?
"Mi piacerebbe molto ascoltare la Berberian, ma non mi è mai capitato. E non ho ascoltato nemmeno Pavarotti che canta insieme a una popstar. Non saprei dunque che dire: dovrei ascoltare per dare un'opinione professionale".

Ci vuole spiegare il titolo un po' misterioso del vostro progetto?
"Si pensa spesso che i musicisti classici siano noiosi e di idee limitate. Ma se la maggior parte di loro scrutasse metaforicamente uno specchio vi vedrebbe riflesso l'amore per i più diversi stili musicali. Louis Armstrong notava che ci sono solo due generi di musica: la buona e la cattiva. Through the Looking Glass nasce dall'amore per la grande musica, di qualsiasi origine sia e da qualsiasi reparto di dischi provenga.
Chi viene ad ascoltare questo concerto, insomma, guarda una nuova Viktoria Mullova riflessa nello specchio. Perché, come lei sa, Viktoria è sempre stata un'interprete molto tradizionale, che ha frequentato il grande repertorio classico, Bach, Brahms, Beethoven, e poi Stravinskij, Šostakovic, Bartók, e poi ancora si è spinta all'indietro, nell'universo barocco; questa è dunque un'avventura assolutamente nuova per lei, perché ora, per la prima volta, prova a guardarsi dentro per affrontare quell'altro mondo musicale che comunque le appartiene. Il senso di esplorazione è stato molto importante nello sviluppare il progetto. Le faccio un esempio: Julian Joseph è un grande pianista jazz, ma io non l'ho invitato a partecipare a Through the Looking Glass per suonare del jazz: gli ho chiesto di raggiungerci per suonare qualche cosa di nuovo. Questo non è un concerto di musica classica ma non è nemmeno un concerto jazz ed è molto importante che il pubblico lo sappia. Noi proviamo a proporre un concerto di musica nuova che subisce le influenze di molti diversi generi".

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Da sempre sulla scena, è da poco che Viktoria Mullova parla della sua vita privata, legando le sue scelte artistiche a quelle sentimentali e imprimendo, grazie a queste ultime, delle svolte alla sua carriera che non possono lasciare indifferenti. Madre di tre figli di 9, 5 e 2 anni, l'ultima avuta dal compagno Matthew Barley (da un anno suo marito), racconta senza nascondersi che è stato lui a incoraggiarla a esprimersi, e che ha arrangiato i brani apposta per lei, lei che, confessa, non è una musicista jazz anche se le piacerebbe imparare l'arte di improvvisare. Perché oggi il suo rapporto con la musica è più rilassato, e ha molta meno paura di sbagliare, la violinista nota al grande pubblico per le sue esecuzioni tecnicamente ineccepibili e intense, senza una sbavatura, quasi troppo perfette. E sofferte: "Quando incominciai a suonare avevo quattro anni. I miei genitori decisero che sarei stata una violinista. Non avevo l'età per sollevare obiezioni". Oggi può, e suona Miles Davis e Alanis Morissette.