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Sono pochissimi i quartetti a nascere e morire senza che avvicendamenti
vari coinvolgano i membri. Ma l'imprinting stilistico resta, il suono,
il fraseggio, il timbro costituiscono un patrimonio genetico che qualsiasi
"trapianto" difficilmente può corrompere. Capita
così che degli otto occhi a mandorla incontratisi nell'aula
del professor Hideo Saito all'Accademia Toho di Tokyo, volati
poi a New York nel 1969 per perfezionarsi alla Juilliard
School, decisi a fondare il primo quartetto della storia proveniente
dal Sol Levante, siano rimasti soltanto quelli del violista Kazuhide
Isomura. E in epoca di globalizzazione totale non sorprende vedere
che accanto a lui e al secondo violino Kikuei Ikeda, giunto
nel 1974, siedono il primo violino ucraino Mikhail Kopelman e
il violoncellista britannico Clive Greensmith.
Mikhail Kopelman si è unito al gruppo nel 1996, dopo
vent'anni di militanza nel Quartetto Borodin: "Benché
il Borodin e il nostro quartetto abbiano repertori molto diversi -
dice Ikeda - in termini di stile ci assomigliamo molto nel sacrificio
delle individualità a favore di una perfetta fusione degli
elementi. Questa è esattamente la nostra filosofia e l'inserimento
di Misha è stato immediato".
Clive Greensmith è arrivato l'anno scorso, dopo aver
ricoperto il ruolo di primo violoncello solista nella Royal Philharmonic
Orchestra di Londra. Ricorda Ikeda: "All'epoca in cui fondammo
il quartetto l'avere il medesimo background culturale era un vantaggio
per la comprensione e il raggiungimento dell'accordo, ma in certi
casi la coincidenza delle nostre idee limitava la fantasia e il confronto
era meno stimolante. Con l'arrivo di Misha e Clive l'ambiente è
diventato molto più vivace. Misha soprattutto ha una cultura
e una mentalità completamente diverse dalle nostre e la sua
scuola russa, la disciplina con cui ha appreso la sua arte e la precisione
con cui la esercita sono superiori a quelle di qualsiasi musicista
occidentale o giapponese".
Uno straordinario fattore unificante da non sottovalutare, che amplifica
in modo esponenziale l'intesa umana e artistica del gruppo, è
costituito dall'impiego nelle loro esecuzioni di un intero quartetto
di strumenti costruiti da Stradivari conosciuto come "Quartetto
Paganini", già appartenuto al virtuoso genovese nel
XIX secolo e al Quartetto di Cleveland nel XX, e ora proprietà
della Nippon Music Foundation che lo ha affidato al Quartetto di Tokyo
dal 1995.
Il numero di concerti effettuati, la consistenza del catalogo discografico,
la partecipazione a trasmissioni televisive e radiofoniche fa del
Quartetto di Tokyo un complesso di fama planetaria, una sorta di "Beatles
della musica da camera" che può contare fan in ogni parte
del mondo. Oltre alle principali stagioni concertistiche europee e
americane, ha impegni fissi nelle università di Yale e Cincinnati,
dov'è complesso residente, e torna ciclicamente alla Suntory
Hall di Tokyo, acclamato dai suoi "concittadini": "In
termini di tempo fisico - ammette Ikeda - ne trascorriamo di più
con gli altri membri del quartetto che con le nostre famiglie. Ciascuno
di noi è pressoché in grado di dire che cosa pensano
gli altri in un determinato momento. Questo significa due cose. Musicalmente
è stupendo, l'intesa è istintiva e spontanea. Nella
vita privata è quasi pericoloso. Magari vuoi tenere per te
un fatto confidenziale e riservato ma hai l'impressione che gli altri
capiscano quello che tu stai pensando". (f.f.) |
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