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novembre 2000
unione musicale
Vengono dal Sol Levante i Beatles della musica da camera

 

Quartetto di Tokyo

 

 

Sono pochissimi i quartetti a nascere e morire senza che avvicendamenti vari coinvolgano i membri. Ma l'imprinting stilistico resta, il suono, il fraseggio, il timbro costituiscono un patrimonio genetico che qualsiasi "trapianto" difficilmente può corrompere. Capita così che degli otto occhi a mandorla incontratisi nell'aula del professor Hideo Saito all'Accademia Toho di Tokyo, volati poi a New York nel 1969 per perfezionarsi alla Juilliard School, decisi a fondare il primo quartetto della storia proveniente dal Sol Levante, siano rimasti soltanto quelli del violista Kazuhide Isomura. E in epoca di globalizzazione totale non sorprende vedere che accanto a lui e al secondo violino Kikuei Ikeda, giunto nel 1974, siedono il primo violino ucraino Mikhail Kopelman e il violoncellista britannico Clive Greensmith.

Mikhail Kopelman si è unito al gruppo nel 1996, dopo vent'anni di militanza nel Quartetto Borodin: "Benché il Borodin e il nostro quartetto abbiano repertori molto diversi - dice Ikeda - in termini di stile ci assomigliamo molto nel sacrificio delle individualità a favore di una perfetta fusione degli elementi. Questa è esattamente la nostra filosofia e l'inserimento di Misha è stato immediato".
Clive Greensmith è arrivato l'anno scorso, dopo aver ricoperto il ruolo di primo violoncello solista nella Royal Philharmonic Orchestra di Londra. Ricorda Ikeda: "All'epoca in cui fondammo il quartetto l'avere il medesimo background culturale era un vantaggio per la comprensione e il raggiungimento dell'accordo, ma in certi casi la coincidenza delle nostre idee limitava la fantasia e il confronto era meno stimolante. Con l'arrivo di Misha e Clive l'ambiente è diventato molto più vivace. Misha soprattutto ha una cultura e una mentalità completamente diverse dalle nostre e la sua scuola russa, la disciplina con cui ha appreso la sua arte e la precisione con cui la esercita sono superiori a quelle di qualsiasi musicista occidentale o giapponese".
Uno straordinario fattore unificante da non sottovalutare, che amplifica in modo esponenziale l'intesa umana e artistica del gruppo, è costituito dall'impiego nelle loro esecuzioni di un intero quartetto di strumenti costruiti da Stradivari conosciuto come "Quartetto Paganini", già appartenuto al virtuoso genovese nel XIX secolo e al Quartetto di Cleveland nel XX, e ora proprietà della Nippon Music Foundation che lo ha affidato al Quartetto di Tokyo dal 1995.
Il numero di concerti effettuati, la consistenza del catalogo discografico, la partecipazione a trasmissioni televisive e radiofoniche fa del Quartetto di Tokyo un complesso di fama planetaria, una sorta di "Beatles della musica da camera" che può contare fan in ogni parte del mondo. Oltre alle principali stagioni concertistiche europee e americane, ha impegni fissi nelle università di Yale e Cincinnati, dov'è complesso residente, e torna ciclicamente alla Suntory Hall di Tokyo, acclamato dai suoi "concittadini": "In termini di tempo fisico - ammette Ikeda - ne trascorriamo di più con gli altri membri del quartetto che con le nostre famiglie. Ciascuno di noi è pressoché in grado di dire che cosa pensano gli altri in un determinato momento. Questo significa due cose. Musicalmente è stupendo, l'intesa è istintiva e spontanea. Nella vita privata è quasi pericoloso. Magari vuoi tenere per te un fatto confidenziale e riservato ma hai l'impressione che gli altri capiscano quello che tu stai pensando". (f.f.)
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