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novembre 2000
orchestra sinfonica nazionale della RAI
Gli ottoni che stupiscono
di Nicola Campogrande

 

OTTONI

 

 

Come tutti i gruppi nati in seno a un'orchestra, anche il Quintetto di ottoni dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI nasce dall'esigenza di fare musica da camera e di sperimentare nuovi ascolti. Ma, trattandosi appunto di ottoni, esiste almeno un altro aspetto importante da sottolineare, come spiega Joe Burnam, primo trombone dell'orchestra e membro del gruppo: "In orchestra gli ottoni, facendo le dovute eccezioni (ad esempio Mahler, Strauss, Bruckner) suonano non più del venti-trenta per cento di musica. Sono molto esposti, naturalmente, anche un pubblico non esperto si accorge di quando suonano oppure no, ma non si può dire che siano sempre parte integrante del tessuto musicale. Suonare in quintetto significa invece suonare sempre, con continuità, senza il filtro dell'orchestra, così che l'ascoltatore può sentire veramente i diversi strumenti, distinguerne le capacità espressive e le differenze, apprezzarne le sfumature.
Si tratta anche di un impegno dal punto di vista fisico: la difficoltà è mantenere uno sforzo a lungo; l'emissione costante del suono comporta una fatica notevole, dovendo respirare adeguatamente e controllare la quantità di fiato da utilizzare. Un esempio rapido: un concerto per trombone dura in media venti minuti, ed è già tanto, mentre un concerto per violino o per violoncello ne dura tranquillamente il doppio.
Che dire del repertorio?
Il quintetto ha la possibilità di spaziare e variare moltissimo grazie a musiche originali e alle trascrizioni. Siamo in grado di offrire programmi di musica antica e moderna, con incursioni nel jazz, a seconda della richiesta, anche se prediligiamo i programmi misti. Gran parte della musica originale per ottoni è stata composta negli ultimi cinquant'anni di questo secolo, da autori come Arnold, Previn e Bozza. Nel tardo ottocento un compositore russo di riferimento è Vicktor Ewald. Per quello che riguarda la musica antica, molte sono trascrizioni (la tuba e il corno non esistevano ancora nella loro forma attuale). Nel caso di un compositore come Holborne, che ha scritto molta musica senza indicare la strumentazione precisa, il compito è facilitato. Eppure esiste un aspetto affascinante anche nelle trascrizioni. Per esempio la trascrizione dell'Ouverture di Lully per piccola orchestra. Io stesso amo dedicarmi alla trascrizione, quando non sono troppo impegnato in orchestra o fuori".

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Jean Baptiste Lully
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